Eppure quando guardo alla mia malattia e alle difficoltà fisiche con cui mi ha creato provo solo solitudine, smarrimento e grandissima tristezza

////Eppure quando guardo alla mia malattia e alle difficoltà fisiche con cui mi ha creato provo solo solitudine, smarrimento e grandissima tristezza

Eppure quando guardo alla mia malattia e alle difficoltà fisiche con cui mi ha creato provo solo solitudine, smarrimento e grandissima tristezza

Quesito

Padre Angelo,
Ho 27 anni, una vita di relativo successo.
Vivo solo e ho una malformazione fisica che mi imbarazza moltissimo, mi ripeto continuamente perchè Dio mi ha voluto così. Tutto questo non si sceglie, deve esserci un bene che io non vedo, in mezzo a tutta questa sofferenza che divide la mia famiglia e colpisce me, nell’oscillazione di euforia e depressione che solo faticosamente riesco a mantenere in equilibrio.
Eppure quando guardo alla mia malattia e alle difficoltà fisiche con cui mi ha creato provo solo solitudine, smarrimento e grandissima tristezza. E in tutto questo mi sento solo. La preghiera non mi dà risposta al perchè.
Mi sento solamente terribilmente solo di fronte a sfide a volte più grandi di quelle che credevo di poter affrontare.
Eppure io so e sono convinto che Lui ci sia, è morto e risorto anche per me, Lui tergerà ogni lacrima anche dai miei occhi. Ma non posso che domandarmi perchè.
Le chiedo scusa per essermi permesso, prego la Madonna che La custodisca e La sostenga nella Sua vocazione.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. c’è un’espressione che hai usato che va corretta.
Scrivi: “mi ripeto continuamente perchè Dio mi ha voluto così”.
È più giusto dire: “perchè Dio ha permesso così”.
Certamente c’è un disegno di bene che noi ora non possiamo comprendere del tutto.

2. Ma non va mai dimenticato quanto ha scritto il Magistero della Chiesa: “La valutazione di un cristiano non può limitarsi all’orizzonte della sola vita terrena: egli sa che, in seno alla vita presente, se ne prepara un’altra, la cui importanza è tale che alla sua luce bisogna esprimere i propri giudizi.
Da questo punto di vista non esiste quaggiù un male assoluto, fosse anche l’orribile sofferenza di allevare un bambino minorato nel corpo o nella mente.
È questo il rovesciamento dei valori annunciati dal Signore: “Beati coloro che piangono perché saranno consolati” (Mt 5,5).
Sarebbe un volgere le spalle al Vangelo, se si misurasse la felicità con l’assenza di sofferenze e delle miserie in questo mondo” (congregazione per la dottrina della fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, n. 25).

3. Ti senti solo.
Sì, da un punto di vista esteriore.
Ma se vivi in grazia e custodisci la presenza personale di Cristo dentro il tuo cuore non sei mai solo.

4. Ecco che cosa ha scritto Papa Francesco nell’enciclica Lumen fidei.
Agganciandosi ad un’espressione del Salmo 116,10: “Ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice” dice:
“Il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare atto di amore, affidamento alle mani di Dio che non ci abbandona e, in questo modo, essere una tappa di crescita della fede e dell’amore.
Contemplando l’unione di Cristo con il Padre, anche nel momento della sofferenza più grande sulla croce (cfr Mc 15,34), il cristiano impara a partecipare allo sguardo stesso di Gesù. Perfino la morte risulta illuminata e può essere vissuta come l’ultima chiamata della fede, l’ultimo “Esci dalla tua terra” (Gn 12,1), l’ultimo “Vieni!” pronunciato dal Padre, cui ci consegniamo con la fiducia che Egli ci renderà saldi anche nel passo definitivo” (LF 56).

5. Scrive ancora Papa Francesco: “La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino.
All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce.
In Cristo, Dio stesso ha voluto condividere con noi questa strada e offrirci il suo sguardo per vedere in essa la luce.
Cristo è colui che, avendo sopportato il dolore, «dà origine alla fede e la porta a compimento» (Eb 12,2)” (LF 57).

Ti ringrazio infinitamente per la bella preghiera con cui hai concluso la tua mail: “prego la Madonna che La custodisca e La sostenga nella Sua vocazione”.
Sì, tutto è nato per l’intervento suo, come nelle nozze di Cana.
E non cesso di ringraziare.
Ma ringrazio anche te perché ricordi a tutti coloro che sono stati chiamati quanto dice la Sacra Scrittura: “Quindi, fratelli, cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai” (2 Tm 1,10).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo