Quesito
Caro Padre Angelo,
vorrei porgerLe umilmente alcuni quesiti che mi turbano.
Il primo è questo: è lecito pregare per la salvezza di una persona che molto probabilmente è morta in peccato?
L’uomo che amavo non era credente, benché educato in una famiglia cattolica, ma aveva perso la fede da giovane, dopo gli studi filosofici.
Io ho sempre cercato di parlargli dell'”altra filosofia”, cioè quella cristiana e di spiegargli che la ragione da sola non può bastare all’essere umano, che nutre dentro di sé un irreprimibile desiderio di eternità.
Dopo una lunga ed estenuante malattia, egli è morto, lontano da me ed io non ho potuto stargli accanto per cercare fino all’ultimo di riavvicinarlo a Dio.
Un giorno, durante la malattia, Marco (non è il suo vero nome) mi scrisse “prega per me” ed io cercai di cogliere l’occasione per parlargli di Dio, ma lui mi rispose “la fede è un dono di Dio”. Una contraddizione in termini, per una persona che continuava a professarsi atea!
Per abbreviare questo lungo e triste racconto, la mia domanda è questa: non avendo modo di conoscere i dettagli della morte (Marco era in un hospice di un’altra città) non ho saputo se ha ricevuto i conforti religiosi e con essi la speranza di un ravvedimento in extremis, posso pregare per la salvezza della sua anima, anche contro ogni apparenza?
Io prego il Signore di perdonarlo, come io l’ho perdonato per i torti terribili che mi ha fatto.
Davanti alla morte, tutte le vicende umane acquistano un altro peso…
Faccio male a sperare nella Divina Misericordia?
Grazie per il tempo che mi ha dedicato leggendo la mia lettera.
Sia lodato Gesù Cristo.
E.B.
Risposta del sacerdote
Carissima,
1. se ti ha detto “prega per me” vuol dire che c’era in lui un minimo di fede e di speranza in Dio.
San Tommaso dice che la preghiera è l’interprete della speranza.
2. Dicendo “prega”, indicava pure un soggetto al quale rivolgersi, Dio.
È vero che professarsi non credente e nello stesso tempo dire a una persona “prega per me” è una contraddizione.
Ma di quante contraddizioni è fatta la vita di una persona soprattutto se non credente: deve continuamente confrontarsi con una legge infinitamente sapiente, oggettiva, immutabile e universale quale ad esempio quella che regola tutti i nostri meccanismi biologici e dire che tutto è frutto del caso.
Chi mai ha potuto chiamare caso ciò che è infinitamente sapiente, oggettivo, immutabile e universale?
Il caso avviene per caso. Se è sempre in maniera immutabile non si può parlare di caso.
3. Per questo lo Spirito Santo dice che quelli che dalle opere visibili da Dio compiute non sono riusciti a riconoscere il loro artefice e dargli gloria “sono senza scuse” (Rm 1,21).
Tuttavia Nostro Signore ha pure detto che se una delle sue pecore si perde, non la abbandona ma “va in cerca di quella perduta, finché non la trova” (Lc 15,4).
4. Chissà che il Signore non abbia approfittato delle ultime parole che gli hai detto per riportarlo alla fede?
Quelle parole certamente sono rimaste con lui e lo hanno accompagnato fino all’ultimo respiro.
5. Anche nel caso che non abbia ricevuto i sacramenti e non abbia dato segni esterni di conversione non sappiamo che cosa sia accaduto all’interno della sua coscienza fino al momento della sua morte.
Nessuno sa quanto tempo l’uomo che tu hai amato sia rimasto solo con la sua coscienza.
Ma nel dialogo con la sua coscienza non è mai stato perfettamente solo perché nella coscienza l’uomo si trova solo con Dio.
Giustamente la coscienza è stata definita “la voce di Dio nell’anima”.
6. Personalmente sono rimasto profondamente colpito dalla narrazione della morte di un uomo fattami da suo figlio. Quest’uomo, malato gravemente, poche ore prima della sua morte ha voluto dire ai suoi cari quanto gli era appena capitato.
Disse che gli era comparso Gesù Cristo che teneva in mano un libro e gli diceva: “Vedi questo libro? Qui sono scritti tutti i tuoi peccati, quelli che hai confessato e quelli che non hai confessato. Ma tu credi che io nella mia misericordia con il soffio della mia bocca li possa distruggere?”.
L’uomo rispose: “Sì, Signore, lo credo”. A quel punto Gesù con un soffio delle sue labbra ha annientato quel libro.
In un istante quell’uomo si è trovato pieno di gioia e proprio per questo ha voluto chiamare tutti i suoi familiari e raccontare l’accaduto.
Da quel momento rimase in una grande pace e dopo qualche ora si addormentò nel Signore.
Quell’uomo era credente. Io stesso ero rimasto colpito nel vederlo con quanta devozione aveva ricevuto la Santa Comunione venendo in Chiesa nella festa del Sacro Cuore qualche giorno prima della sua morte.
Ma quello che il Signore ha fatto con quell’uomo non può averlo fatto anche con quello che tu hai amato, magari proprio in virtù delle tue preghiere e dei tuoi suffragi?
7. Quel “prega per me” non era inteso solo fino a quando lui sarebbe rimasto in vita, ma anche per il dopo.
Per questo ti esorto a continuare i suffragi. Anzi a moltiplicarli.
Come il sacrificio di Cristo sulla croce è stato efficace anche per tutti gli uomini che erano vissuti prima di lui, così anche i tuoi suffragi, congiunti con il sacrificio di Cristo, possono aver esercitato per lui un potere retroattivo e donargli la grazia del pentimento e della conversione proprio in extremis.
Gesù ha promesso di andare alla ricerca della pecora perduta finché non l’avesse trovata.
Piace pensare che l’abbia cercata e ritrovata insieme con te, con la tua preghiera e con il tuo affetto, che perdura e che forse in Cristo è diventato ancora più grande.
Con l’augurio di un lieto e Santo Natale ti benedico e assicuro la mia preghiera per te e per lui.
Padre Angelo
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