Due domande sulla confessione

Quesito

Carissimo Padre,
non mi stancherò mai di ringraziare Dio per l’opera che Lei e l’Ordine Domenicano rendete a tutti noi.
Ho due domanda da porre: durante la messa si recita il "Confiteor" "per celebrare degnamente i santi misteri", come recita la liturgia.
Che valore ha riconoscere i peccati recitando il Confiteor quando l’unico mezzo per avere il perdono è la confessione?
Sempre riguardo alla confessione mi chiedevo se un fedele  che versi in stato permanente di peccato (pensavo ad un divorziato risposato che frequenti la chiesa astenendosi dall’Eucarestia) possa comunque confessarsi relativamente ad altri peccati, una sorta di assoluzione "parziale" o se, in una situazione del genere sia totalmente precluso l’accostarsi al sacramento della confessione. Anche se non si recupererebbe lo stato di grazie, vivrebbe comunque la bellezza di questo sacramento.
Mi chiedevo anche se non ha mai pensato di dare alle stampe un libro che raccolga le risposte più significative, sono sicura che sarebbe molto apprezzato
Dio la benedica
Grazie

Germana

 


Risposta del sacerdote

Cara Germana,
ti ringrazio delle parole di incoraggiamento.
Abbiamo tutti sempre bisogno di essere incoraggiati nella fiducia che il nostro umile lavoro possa essere di utilità a qualcuno per la vita presente e soprattutto per quella eterna.
Vengo adesso alle tue domande.

1. Mi chiedi che senso abbia domandare perdono dei propri peccati recitando il Confiteor quando l’unico mezzo per avere il perdono sarebbe la confessione.
Qui è necessario fare una distinzione.
La confessione è l’unico mezzo ordinario per la remissione dei peccati gravi o mortali.
Ma per la remissione dei peccati veniali la Chiesa ha sempre riconosciuto che vi sono anche altre vie utili per la loro remissione.

2. I Santi Padri parlano di peccati per la cui riparazione è sufficiente la preghiera.
Scrive S. Agostino: “Coloro che avrai visto fare penitenza, avevano commesso dei crimini quali l’adulterio o altre opere indegne dell’uomo: per questo devono fare penitenza. Se invece si trattasse di peccati lievi, per cancellarli basta la preghiera di ogni giorno” (De symb. ad Catech., c. 7).
Anche Teodoro di Mopsuestia, scrittore ecclesiastico orientale, è del medesimo avviso: “Le mancanze che ci avviene di compiere senza rendercene conto, per debolezza, non impediscono assolutamente la ricezione dei Misteri; anzi, avremo un soccorso non da poco nel riceverli… Se invece abbiamo commesso un peccato grave, che trasgredisce la legge…, bisogna allora astenersi dalla comunione” (Homilia 16, nn. 34 e 39)”.
Sulla base di questa tradizione, Isidoro di Siviglia dirà che i peccati gravi o mortali allontanano dall’altare (De ecclesiasticis officiis, 1, 18, 8), mentre quelli lievi vengono perdonati con la preghiera e con le buone opere (Ib., 5, 14).
Le opere buone sono costituite principalmente dal digiuno e dall’elemosina.

3. Per chi vive in una situazione oggettiva di peccato (come quella del divorziato risposato) non è possibile una confessione parziale dei propri peccati.
Infatti non si tratta semplicemente di tirarsi via qualcosa di brutto, ma di riconciliarsi con Dio. E la riconciliazione c’è solo quando la volontà è pienamente concordata con la volontà di Dio.
Ora, vivendo in una situazione che contraddice apertamente il piano divino sul matrimonio e sulla sessualità, non si può dire di essere in piena comunione con Lui.
Finché si permane in questa situazione, non rimane che pregare, fare penitenza e supplicare Dio perché ci usi misericordia.
E il Signore la dà a chi la domanda sinceramente.

Ti saluto, ti ringrazio ancora, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

Due domande sulla confessione

Trascriviamo il contenuto di una email pervenuta al nostro sito e la relativa risposta di Padre Angelo.

Caro Padre Angelo,
Pongo 2 domande.
In caso una persona sia sul punto imminente di morte e si volesse confessare, ma non è presente un sacerdote e non è possibile averlo a disposizione, il moribondo si potrebbe confessare con un laico ovviamente cattolico battezzato e cresimato? Sarebbe valida la confessione se il confessore laico pronunciasse esattamente le parole sacre di assoluzione?
Inoltre, ho sentito diversi casi di falsi sacerdoti che per anni hanno esercitato il ministero sacerdotale. La consacrazione eucaristica di tali falsi sacerdoti era valida? I matrimoni erano religiosamente validi? E le confessioni?

Grazie, Renato


Risposta del sacerdote.

Caro Renato,
eccomi a rispondere alle tue due domande.
Circa la prima: se sia possibile, in caso di estrema necessità, confessarsi ad un laico e che valore può avere una simile confessione.

1. La confessione, per essere sacramentale, deve essere fatta davanti ad una persona che in quel momento ha il potere di riconciliare con Cristo e con la Chiesa.
Ebbene, il potere di agire in persona Christi et Ecclesiae (identificandosi con Cristo e con la Chiesa) ce l’ha solo il sacerdote. Egli ha ricevuto questo potere attraverso l’ordinazione sacra e la giurisdizione a pascere i fedeli dal proprio Vescovo.
Pertanto la confessione fatta ad un laico, anche in punto di morte, non è una confessione sacramentale.
Tuttavia, mancando il sacerdote, uno potrebbe confessare i propri peccati ad un laico al fine di pentirsi ancor meglio e di domandare perdono attraverso di lui, che è fratello di Cristo e membro della Chiesa, a Cristo e alla Chiesa.
Ma questo tipo di confessione non è sacramentale e pertanto non si conclude con l’assoluzione, perché il laico non ha il potere di darla e, se la desse, sarebbe del tutto invalida.

2. San Tommaso ha esaminato esplicitamente il problema che tu mi hai posto. Ecco la sua risposta.
“La grazia che viene conferita nei sacramenti discende dal capo alle membra. Quindi ministro dei sacramenti in cui si conferisce la grazia può essere soltanto colui che può esercitare una funzione ministeriale sul corpo vero di Cristo.
Il che appartiene solo al sacerdote che ha la facoltà di consacrare l’Eucaristia. Poiché dunque nel sacramento della penitenza viene conferita la grazia, solo il sacerdote è ministro di questo sacramento. Perciò a lui soltanto va fatta la confessione sacramentale, che è dovuta ai ministri della Chiesa” (Somma Teologica, Supplemento, 8, 1).
“La penitenza è un sacramento di necessità come il battesimo. Ora il battesimo, quale sacramento di necessità, ha due categorie di ministri: l’una a cui incombe di battezzare per ufficio, ed è formata dai sacerdoti, l’altra a cui si affida il compito di battezzare in caso di necessità. E così anche per la penitenza, il ministro a cui la confessione va fatta per ufficio è il sacerdote, ma in caso di necessità un laico può supplire il sacerdote così da poter ascoltare la confessione” (Somma Teologica, Supplemento, 8, 2).
Poi San Tommaso spiega il senso di una simile confessione: “Nel sacramento della penitenza non ci sono soltanto le parti che spettano al ministro, cioè l’assoluzione e l’imposizione della soddisfazione, ma ci sono anche quelle spettanti a chi riceve il sacramento, e che sono anch’esse essenziali, come la contrizione e la confessione. La soddisfazione invece dipende in parte dal ministro, in quanto è lui a imporla, e in parte dal penitente, in quanto è lui che la compie. Ora, alla pienezza del sacramento devono concorrere per quanto è possibile entrambe le parti in causa. Ma quando c’è una necessità che urge, il penitente deve fare quanto dipende da lui, cioè pentirsi e confessarsi a chi può; e sebbene costui non possa compiere il sacramento facendo le parti del sacerdote, cioè dando l’assoluzione, tuttavia il Sommo Sacerdote supplisce la mancanza del ministro. Ciò nonostante la confessione fatta a un laico con il desiderio del sacerdote è, in un certo senso, sacramentale; sebbene non sia un sacramento perfetto, poiché manca l’assoluzione” (Somma Teologica, Supplemento, 8, 2, ad 1).
“Mediante i sacramenti l’uomo deve riconciliarsi non solo con Dio, ma anche con la Chiesa. Ma egli non può riconciliarsi con questa senza che la santificazione della Chiesa lo raggiunga. Ora, nel battesimo tale santificazione raggiunge l’uomo mediante l’elemento stesso adoperato esternamente e santificato «dalla parola di vita» [Ef 5,26] secondo il rito della Chiesa, chiunque sia il ministro… Invece nella penitenza la santificazione della Chiesa non raggiunge l’uomo che mediante il ministro… Sebbene quindi chi si è confessato da un laico in caso di necessità abbia ricevuto il perdono da Dio, avendo adempiuto come poteva il precetto divino di confessarsi, tuttavia non si è riconciliato con la Chiesa così da poter essere ammesso ai sacramenti, se prima non viene assolto dal sacerdote: precisamente come chi è stato battezzato col [solo] battesimo di desiderio non viene ammesso all’Eucaristia” (Somma Teologica, Supplemento, 8, 2, ad 3).

2. Nella seconda domanda chiedi se la consacrazione eucaristica fatta da falsi sacerdoti sia valida, se i matrimoni da loro presieduti siano religiosamente validi e ugualmente per le confessioni.
La risposta è semplice: non avendo il potere di ordine, chi compie gli uffici del sacerdote li compie non solo sacrilegamente ma anche invalidamente.
Pertanto nessuna Messa, celebrata da chi non è sacerdote, è valida. Chi fa così, inganna i fedeli perché li fa adorare (in buona fede, per loro) solo del pane e comunicandoli solo con del pane e del vino.
Inoltre chi celebra non essendo sacerdote e prende l’offerta legata all’intenzione della Messa, deve restituire quanto ha preso, trattandosi di un atto elementare di giustizia.
Per la confessione, ovviamente tutte le assoluzioni sono invalide.
I fedeli tuttavia non ne hanno colpa. I loro peccati saranno perdonati in una successiva confessione fatta ad un legittimo sacerdote, quando dirà: intendo anche accusare i peccati che non ricordo.
Quest’ultima motivazione in genere è inclusa nella volontà del sacerdote quando dà l’assoluzione. Per cui il fedele non si deve angustiare.
Anche i matrimoni sono nulli. Tuttavia dal momento che gli sposi sono i ministri del matrimonio e il legittimo sacerdote è solo il teste qualificato, la Chiesa può attuare una sanazione in radice del matrimonio canonicamente nullo, senza far ripetere la celebrazione delle nozze.

Ecco le risposte, caro Renato, che spero esaurienti.
Ti ringrazio della fiducia riposta nel nostro sito.
Ti accompagno con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Scrivete un’email a P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale

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