Quesito

Caro Padre Angelo,
innanzi tutto un sincero grazie per tutte le risposte che dà a tutti. Sono una ragazza di 27 anni, cattolica da sempre, cresciuta con un’educazione cattolica e durante la mia vita non mi sono mai staccata né dalla chiesa né dai Sacramenti (anche se non sempre ricevuti come si dovrebbe). ho anche insegnato catechismo ai bambini per qualche anno.
Ora però mi ritrovo spesso a pensare su due cose molto importanti della mia fede: 1- il Sacramento della Riconciliazione, 2- la preghiera.
Da ragazza cattolica quale sono, so nel 99% dei casi se una cosa è giusta o sbagliata, se fare una determinata scelta sia peccato o no; nel contempo so però anche dell’esistenza del Sacramento della Riconciliazione, così decido di peccare. Pessima cosa, lo so. Dopo però quando arrivo a confessarmi (ed in genere mi confesso 5/6 volte all’anno) mi sembra di prendermi gioco di Dio e non so neppure quanto possa essere "autentico" il mio pentimento… per questo sono quasi vicina alla decisione di non confessarmi più (e quindi di non ricevere più neppure l’Eucaristia).
Il secondo dubbio che ho riguarda la preghiera: a parte che il più delle volte con i miei peccati non mi sento neanche degna di potermi rivolgere a Lui…. quello che non capisco è: perchè pregare (oltre che per ringraziarLo e chiederGli perdono)? perchè chiederGli "favori" e aiuti? Dio è mio Padre, mi ama e vuole il mio bene, perchè si aspetta che noi gli chiediamo qualcosa per darcelo? un padre dà quel che serve al proprio figlio anche se non glielo chiede… soprattutto calcolando che come Padre Lui sà esattamente cosa è bene e cosa è male per noi…
La ringrazio sentitamente se vorrà e potrà rispondermi e la saluto cordialmente
Serena


Risposta del sacerdote

Cara Serena,
1. ti accorgi che le tue confessioni non sono molto incisive nella tua vita. Anzi, che continui come prima. E giustamente ti chiedi se sia un modo giusto di andarsi a confessare.
Allora tra i due termini (confessarsi bene decidendo di cambiare vita o continuare la vita nel peccato smettendo di confessarsi) sei disposta ad optare per il secondo.
Ma questo non è bello non solo perché con i fatti vieni a dire che consideri più prezioso per te l’attaccamento al peccato che a Dio, ma anche perché il peccato non fa progredire in nulla, ma logora, invecchia, distrugge.
La Sacra Scrittura dice: “Chi pecca danneggia se stesso” (Sir 19,4).
Cogli invece l’occasione per dare una svolta in positivo alla tua vita, con uno slancio così grande da non farti sentire alcuna voglia di tornare indietro.

2. Mi dici che ti confessi 5/6 volte all’anno.
Secondo me è troppo poco.
Tenendo presente che la confessione è “medicina di salvezza” e che la tua vita subisce spesso i morsi del peccato, hai bisogno di assumere con maggiore frequenza questo medicinale.
In ogni confessione Gesù si accosta a te per sanare le tue ferite, per mettervi sopra qualcosa che ti aiuta a guarire.
La grazia è una forza segreta di ordine soprannaturale, che purifica, sana e santifica, e cioè unisce maggiormente al Signore.
Questo sacramento è un dono inestimabile che Gesù ci ha meritato a caro prezzo.
Accostarsi spesso a questo sacramento è una taciuta forma di amore per nostro Signore.

3. Dopo certi peccati, soprattutto d’impurità, non si sente tanta voglia di pregare.
Questi peccati rendono interiormente sporchi e fanno sentire la preghiera come una menzogna tanto che non ci si sente di dire: “Signore, ti amo, ti adoro, sei tutto il mio bene…”.
Ma si può certamente dire: “Signore, sono miserabile, sono indegno di essere chiamato tuo figlio. Abbi pietà di me”.
In particolare, la confessione ti ridona il fervore nella preghiera.

4. Mi chiedi infine a che cosa serva la preghiera dal momento che Dio già conosce tutto.
È vero che conosce tutto e proprio per questo capiamo che la preghiera non serve a far conoscere a Dio le nostre necessità.
La preghiera serve a noi per cambiarci nel cuore e nello spirito e per renderci adatti a ricevere ciò che il Signore ha già decretato di darci.

5. Proprio per questo è necessaria la preghiera e la preghiera prolungata.
Perché non si cambiano cuore, spirito e comportamenti in un batter d’occhio, ma perseverando in un atteggiamento che porta dentro di noi la luce di Dio.
Questa luce, senza che ce ne accorgiamo, poco per volta orienta tutto al Signore nel medesimo modo in cui il sole orienta verso di sé tutte le piante, senza che esse se ne accorgano.

6. Scrivi: “soprattutto calcolando che come Padre Lui sà esattamente cosa è bene e cosa è male per noi…”.
Capisci bene che se Dio ci desse tutto senza neanche rivolgersi a Lui diventeremmo perfettamente atei, prenderemmo tutto per scontato e dovuto, mentre tutto è dono.
E ci dimenticheremmo la cosa principale: che le cose di questo mondo vanno tutte proporzionate all’eternità perché è ben per questo che Dio ce le dà ed è per questo che viviamo la vita presente.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo