Quesito

Carissimo Padre Angelo,
Quando avrà tempo, vorrei avere da lei delle delucidazioni sulla differenza tra proposta, promessa, giuramento e voto. Il punto è che a volte mi propongo di fare delle azioni di penitenza senza capir bene l’impegno preso, chiedendomi poi che succede nel caso non portassi a termine ciò che mi propongo. Ad esempio, se io dico: “Prometto al Signore di donare una certa somma alla Chiesa e di dire tre Rosari entro 15 giorni” sono vincolato da promessa o voto? E’ la stessa cosa? Se non rispetto questa promessa quale peccato commetto? Oppure al mattino mi alzo e leggermente penso “Oggi non bevo alcolici”, che valore ha? E’ permesso giurare di compiere una azione a titolo di soddisfazione per autoimporci qualcosa di buono se al momento del giuramento sappiamo che possiamo mantenere l’impegno preso? Una curiosità poi. So che una persona consacrata che pecca contro il sesto o il nono comandamento commette un sacrilegio. Questo vale anche nel caso in cui trasgredisse il voto di povertà o di obbedienza?
La ricordo nella preghiera e la ringrazio di cuore.
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele,
1. La promessa o anche il proposito è un impegno che ci prendiamo col Signore.
La promessa è l’impegno a comportarsi in un determinato modo e talvolta contiene in sé il timore che forse si verrà meno a quanto si è deliberato. Certamente il venir meno costituisce un peccato: infatti non ci si può prendere gioco di Dio.

2. Il voto invece si fa non solo per rendere più forte l’impegno, ma anche per trasformare l’azione o la vita in un atto di lode per il Signore.
L’essenza del volto consiste in questo: nel trasforma l’azione o anche la vita di una persona dedicandola esclusivamente alla maggior gloria di Dio, al suo culto.
Indubbiamente ha un valore più grande della promessa e non si può fare se non vi è la certezza morale di poterlo osservare.
È dunque logico fare un voto quando si sa che si potrà esservi fedele.

3. Quando al mattino presto pensi “oggi non prendo vino” avverti un’ispirazione. Questa diventa promessa se c’è da parte tua impegno ad acconsentirvi.
Se poi non l’ottemperi, dirai in confessione che non hai assecondato le ispirazioni che avevi accolto.

4. Per sacrilegio s’intende violare una persona o una cosa sacra.
Nel sesto comandamento, poiché la persona è consacrata, si tratta sempre di sacrilegio.
Nella povertà e nell’obbedienza non si viola normalmente una cosa sacra. Per questo non si parla di sacrilegio.
Questo però non esclude che si possa trattare anche di sacrilegio come quando ci si impossessa di offerte destinate al culto o ad altre motivazioni sacre.

5. Il giuramento è diverso dal voto: è un chiamare Dio a testimonio di quello che si dice o si promette di fare.
Lo si fa evidentemente in ordine agli impegni che ci si prende di fronte alla Chiesa e alla società.

Ti ringrazio della preghiera che mi prometti.
La ricambio volentieri.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo