Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
sono un ragazzo di 36 anni che da oltre 2 decenni (subito dopo la Cresima) si è allontanato da Dio.
Da circa 1 anno mi sono riavvicinato ed ho riscoperto la fede, frequento assiduamente la parrocchia e ne sono parte attiva.
Lo scorso anno ho sentito la voglia di frequentare la Messa quasi quotidianamente e di accostarmi frequentemente ai Sacramenti.
Pochi mesi dopo il mio riavvicinamento a Dio mi è venuta una domanda che mai avrei pensato mi sfiorasse la mente: come sarà la vita in seminario?
Da questa domanda che mi martellava dentro ho iniziato incontri vocazionali atti a definire meglio la mia situazione al punto da prendere la decisione di entrare nella comunità propedeutica che inizierà a Settembre.
Ne ho parlato con i miei familiari che non si aspettavano una mia (probabile) chiamata ma hanno reagito piuttosto bene.
Da quando ne ho parlato con loro, però, sto vivendo un periodo spirituale particolare.
Il timore e la paura di poter perdere un buon lavoro, di sbagliare la direzione della mia vita, di non essere all’altezza della missione alla quale Dio, forse, mi chiama incombe e diventa ogni giorno sempre più grande.
So che il mio è un periodo di discernimento che potrebbe portarmi ad entrare in seminario (o eventualmente in un ordine religioso) ma potrebbe anche farmi capire che la mia strada non è quella della vita consacrata…
Sento dentro un senso di angoscia che cresce sempre più e non riesco più a pregare con la concentrazione che vorrei. E’ come se qualcosa si fosse guastato dentro di me.
Sono consapevole che ogni storia ed ogni persona è differente e non si può fare un paragone ma, in base alla sua esperienza, il momento che sto vivendo è una cosa "normale"?
Grazie per la sua missione e per la risposta che vorrà donarmi.
E.C.

P.S. Può pubblicare la mia mail sul sito così se qualche  altra persona sta vivendo uno stato simile al mio può avere la consapevolezza di non essere solo.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. intanto ringrazio Dio che si è fatto di nuovo incontrare da te.
Adesso, dopo due decenni passati lontano da lui, ti accorgi quanto siano vere le parole che l’unica persona al mondo può pronunziare, Gesù benedetto: “Io sono la risurrezione e la vita” (Gv 11,25).
E le può pronunciare perché non è un uomo qualunque, ma Dio rivestito da uomo.

2. Adesso senti una domanda che martella dentro di te, che ti mette timori e nello stesso tempo ti affascina.

3. Innanzitutto il timore di perdere tempo e soprattutto di perdere il lavoro che, in questo tempo di crisi, è oro perché è un lavoro sicuro, come mi dici.
Penso che i sacerdoti con i quali stai facendo discernimento vocazionale abbiano sempre tenuto d’occhio la tua attitudine a diventare sacerdote.
Se ti invitano ad entrare in seminario nella sezione di propedeutica, significa che vedono in te delle buone potenzialità.
E questo dovrebbe essere già un buon motivo per mettere una certa quiete nel tuo cuore.

4. Rimane però il problema del lavoro, che è pure una componente molto importante della tua vita.
E secondo me non lo devi lasciare finché non avrai la certezza morale della chiamata e anche la speranza di una buona riuscita nella vita del Seminario.

5. Forse un anno dalla conversione non è ancora un tempo sufficiente per verificare la solidità della chiamata.
Anzi non è ancora sufficiente per verificare la consistenza della vita cristiana.
È vero che vai a Messa quasi tutti i giorni, che sei ben attivo in parrocchia, che ti accosti spesso ai sacramenti.
Ma forse certe abitudini o incrostazioni acquisite in vent’anni di lontananza dal Signore possono aver lasciato ancora delle ferite non del tutto guarite.
Sarebbe un errore sperare in certe guarigioni solo perché si cambia ambiente e modo di vivere.
Un domani quello stesso ambiente ti potrebbe apparire arido e quel modo di vivere potrebbe essere perso sotto mille pretesti.
È vero che hai 36 anni, ma non bisogna essere precipitosi in realtà così delicate.

6. Penso spesso alle parole proferite da un grande domenicano francese ad uno che si era appena convertito e aveva deciso di farsi domenicano: “pensa ad essere buon cristiano per 5 anni. Poi parleremo del farsi domenicano”.
Quel convertito fece così e la sua riuscita fu ottima.
A te non dico di aspettare 5 anni, ma di solidificare la tua vita cristiana.

7. In ogni caso ti direi di non licenziarti dal lavoro, ma di prendere un tempo di aspettativa.
È il minimo che tu debba fare.
Meglio ancora sarebbe se tu potessi conciliare il lavoro con il tempo di propedeutica, tanto più che la propedeutica, proprio per la sua particolare funzione, è abbastanza elastica nei contenuti e nei tempi.

8. Prima di lasciare il lavoro, devi acquisire solidità e sicurezza.
Solo queste due condizioni ti porteranno a compiere il passo di lasciare il lavoro con grande serenità.

9. Ho buoni motivi, da quello che mi hai scritto, che farai buona riuscita nella vita di seminario.
Ma poiché mi hai detto che la pubblicazione della risposta potrebbe essere di qualche utilità ad altri, mi sono sentito in dovere di tenere presente quanto ho scritto, soprattutto quando si tratta di una vocazione “adulta” come la tua.

Ti ricordo molto volentieri al Signore perché porti a compimento l’itinerario di santificazione che ha iniziato in te, e con questo anche quello della tua chiamata al sacerdozio.
Ti benedico e ti abbraccio.
Padre Angelo