Quesito

Gentilissimo Padre Angelo,
La ringrazio molto per l’apostolato silenzioso ed efficace che svolge attraverso questo canale così silenzioso ma capace di giungere ai cuori di molte persone. Proprio perchè, leggendo le Sue risposte, ho capito che la sicura ortodossia che trasmette è una garanzia per noi che la seguiamo con stima, vorrei porLe una domanda sull’omosessualità.
Come ben sappiamo essa sta assurgendo a diventare un comportamento a la page, che reclama diritti e rivendica orgogliosamente la propria condizione. A queste persone che riempiono di cattivo gusto le nostre piazze si aggiungono schiere silenziose di altri uomini e donne che sopportano in silenzio questa croce, chiedendo al Signore la forza per non sprofondare in un circolo vizioso di cui si conoscono i deleteri effetti sulla nostra anima. Mi chiedo, tuttavia, cosa dovrebbe fare una persona per trovare aiuto e recuperare una serenità ed un nuovo desiderio di guardare alla sessualità senza angoscia. E’ indubbio, secondo me, si debba ricorrere ad un appoggio psicoterapeutico, ma chi ci assicura che la persona a cui ci si rivolge sia realmente meritevole di fiducia e propenso a collaborare in un difficile cammino di con – versione?
Le assicuro che, oltre alla preghiera, un giovane fatica fortemente ad individuare un’affidabile fonte di sollievo da cui recuperare gioia e forza d’animo per affrontare la buona battaglia.
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti ringrazio anzitutto per la stima e per l’incoraggiamento a proseguire nella nostra opera silenziosa.
Ti ringrazio in particolare per l’espressione che hai usato: “la sicura ortodossia che trasmette è una garanzia per noi che la seguiamo con stima”. Ne sono profondamente convinto.
Quando andiamo dal medico vogliamo che sappia diagnosticare lucidamente la nostra situazione e portavi rimedi sicuri.
Dovrebbe essere così anche per i problemi della nostra vita, sapendo che dobbiamo raggiungere un obiettivo: la conformità ai sentimenti di Cristo che, in altri termini, si chiama santità, salvezza.

2. Venendo al nostro problema, dico subito che il supporto psicologico in molti casi può dare buoni risultati.
Circa la possibilità di ricupero, A. Lucisano – M. L. Di Pietro, scrivono: “Una volta che la tendenza omosessuale si è instaurata, si può intervenire con la psicoterapia, in modo attivo e responsabile con il terapista, collaborazione non sempre facile da ottenere soprattutto quanto alla costanza, a causa del senso di insicurezza e di sfiducia che l’omosessuale nutre.
Secondo gli psicoterapisti sono molti i casi in cui si riesce a ottenere dalla terapia molto più che un allentamento della tendenza e un recupero su piano dei valori sociali” (Sessualità umana, p. 212).
Un testo di teologia morale riferisce dati secondo cui un buon 30% di omosessuali sotto i trent’anni sono diventati esclusivamente eterosessuali (Cfr. L. MELINA, L’agire morale del cristiano, p. 259).
L’età ha la sua incidenza, perché sopra i trent’anni, con l’andare del tempo, l’habitus si rafforza.
E riferisce anche un altro dato sorprendente: alcuni giovani, con età media di 27 anni, dicono di aver cambiato il loro orientamento dall’omosessualità esclusiva all’eterosessualità esclusiva come risultato di aver partecipato ad una comunità ecclesiale pentecostale (Ib.).

3. Certo il problema dello psicoterapeuta non è secondario, ma di capitale importanza. Perché se i suoi principi sono sbagliati, non può che aggravare ulteriormente la situazione di sofferenza nel paziente.
Per cui è necessario essere molto cauti nella scelta.

4. Ma c’è uno psicoterapeuta sicuro e che può portare una persona a vera felicità se si ha fiducia in lui e si collabora in maniera attiva. E questo psicoterapeuta si chiama Gesù Cristo.
Si dice che alcuni santi (ma bisognerebbe provarlo) avessero delle tendenze omosessuali. Sono diventati santi e sono diventati felici, cercando di rivestirsi dei sentimenti di Gesù.
Ma questi santi sono stati disciplinati nel corpo e nello spirito.
E qui tocco un punto fondamentale. San Giovanni ricorda che tutti siamo insidiati dalla concupiscenza della carne (1 Gv 2,16). Tutti abbiamo delle tendenze all’impurità.
Per mantenerci nella logica della purezza dell’amore, in altri termini per poter amare e per poter donare, dobbiamo ricordare che anzitutto è indispensabile il dominio di sé.
Nessuno può dare quello che non possiede: se la persona non è padrona di sé, manca di quell’autopossesso che la rende capace di donarsi.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che il dominio di sé non è un optional, perché “l’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice” (CCC 2339).

5. Oggi molti, eterosessuali oppure omosessuali, non pensano minimamente che la purezza sia una conquista.
Tanto meno pensano che il dominio di sé “passa attraverso la disciplina dei sentimenti, delle passioni e degli affetti”, come ricorda il Pontificio consiglio per la famiglia nel documento Sessualità umana: verità e significato” (n. 18).
Non si giunge alla purezza spontaneamente, come per inerzia e col semplice passare degli anni, ma solo se lo si vuole con l’impegno concreto.
È necessaria una disciplina del corpo e una disciplina dello spirito.

6. La disciplina dello spirito si esprime nella “vigilanza e prudenza nell’evitare le occasioni di peccato”, nella “custodia del pudore”, nella “moderazione nei divertimenti”, nelle “le sane occupazioni”.
Per disciplina dello spirito s’intende anche il saper ricorrere ai mezzi di ordine soprannaturale.
Tra questi: “il sostegno della grazia divina e della parola di Dio ricevuta con fede” e “il frequente ricorso alla preghiera” e soprattutto i sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza.

7. L’autodominio e la disciplina richiedono nel versante negativo di non commettere atti impuri perché “l’attività omosessuale rafforza un inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento” (Homosexualitatis problema 7) e perché “la gratificazione omosessuale si accompagna spesso a sentimenti di frustrazione e di depressione” (K. Peschke, Etica cristiana, p. 577).?Questo medesimo documento dice: “Come accade per ogni altro disordine morale, l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità, perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (HP 7).

8. Ma tutto quello che finora ho detto è ancora nell’ordine dei mezzi.
La felicità si trova solo nell’amore e nella dedizione vera.
La castità, anche per le persone omosessuali, è quell’atteggiamento interiore o quella virtù che da una parte impedisce di scadere nella concupiscenza della carne e dall’altra spinge a donarsi con totale dedizione di energie.
Allora la tendenza a non unirsi in matrimonio, come avviene per una persona omosessuale, potrebbe rivelarsi preziosa se la si coglie come un’occasione e uno stimolo per una donazione più grande fatta alla comunità.
Ricordo il titolo di un libro di ascetica: Come trarre profitto dai propri difetti.
Sia chiaro però che sarà possibile fare del bene solo nella misura in cui si vive in un atteggiamento gioiosamente casto.

Ti ringrazio per il quesito, ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo