Quesito
Gentile Padre Angelo,
seguo da anni il Vs. sito e lo trovo una fonte utilissima per conoscere sempre meglio la fede cristiana.
Rivolgo alcuni quesiti su una contraddizione tra il peccato originale elaborato da Paolo di Tarso e il principio di responsabilità individuale affermato da Ezechiele e dai Vangeli.
Nella Bibbia coesistono, non senza tensione, due principi apparentemente inconciliabili: da un lato, il principio della responsabilità collettiva, secondo cui la colpa di uno ricade su tutti – “Per la disobbedienza di uno solo (Adamo), tutti sono stati costituiti peccatori…” (Rm 5,19); dall’altro, il principio della responsabilità personale, affermato con forza in Ezechiele – “L’anima che pecca, quella morirà. Il figlio non porterà la colpa del padre e il padre non porterà la colpa del figlio” (Ez 18,20).
Secondo la tradizione cristiana, ogni persona è certamente responsabile delle proprie azioni, ma vive anche all’interno di una solidarietà antropologica (come sottolinea Sant’Agostino), per cui partecipa del peccato di Adamo. Questo peccato originale non viene visto come una semplice allegoria o un mito esistenziale, ma come un evento storico reale, le cui conseguenze si trasmettono a tutti gli uomini.
È la causa stessa della Redenzione.
È un peccato che non commettiamo personalmente, ma che contraiamo, ovvero di cui subiamo le conseguenze dalla nascita. Ci viene attribuita una colpa derivante da una scelta che non abbiamo fatto.
Adamo ed Eva hanno disobbedito a un comando divino attraverso un atto libero e personale; eppure, quella colpa ricade anche su di noi, che non eravamo presenti né partecipi. È una partecipazione reale ad un fatto compiuto da altri che, al contrario di noi, hanno avuto la possibilità di scegliere, per cui questa trasmissione della colpa, per quanto inserita in un quadro teologico più ampio di redenzione e grazia, rimane in contraddizione con il principio affermato da Ezechiele e ripreso dai Vangeli (si pensi al giudizio finale di Matteo 25,31-46), secondo cui ogni essere umano è giudicato in base alle proprie scelte personali.
In definitiva, perché una colpa non personale dovrebbe ricadere su un innocente? Infine, come può essere giusto, agli occhi della ragione e della giustizia divina, che si risponda per comportamenti che non si è liberamente scelto?
Ringraziando fin d’ora per la cortese risposta, saluto cordialmente.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. è vero che San Paolo dice che in Adamo tutti noi abbiamo peccato.
Tuttavia, il magistero della Chiesa e in particolare il Catechismo della Chiesa Cattolica ricordano che il peccato originale in noi non è un peccato personale, ma consiste semplicemente nella privazione della grazia.
Pertanto, non essendo un peccato personale, non ci viene attribuita alcuna colpa.
2. L’affermazione di Paolo “come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm 5,19) va intesa nel senso che tutti nasciamo privi della grazia di Dio e inclinati al male.
Questa è l’interpretazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale afferma: “Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa inclinazione al male è chiamata «concupiscenza»)” (CCC 405).
3. Va detto anche che, sebbene i peccati dei padri non ricadano sui figli, tuttavia alcuni peccati fanno pagare le loro conseguenze anche ai figli.
Un genitore, dedito al gioco di azzardo, non fa pagare le proprie colpe ai suoi figli?
Un governante che emana leggi inique, come quelle sull’aborto e la procreazione assistita, non fa pagare le conseguenze di questi suoi peccati ai membri più innocenti e più indifesi della società?
4. È vero che per il peccato di uno solo tutti sono stati costituiti ingiusti.
Tuttavia, quell’uno solo, di cui parla San Paolo, non era uno qualunque, ma il capostipite che ha fatto pagare le proprie conseguenze ai suoi discendenti.
San Paolo insiste su quell’uno solo perché gli interessa ricordare che per la morte di uno solo, il Cristo, tutti sono stati costituiti giusti, capaci di ereditare la salvezza.
5. Inoltre, qui non è in gioco semplicemente la solidarietà umana che in Cristo ci costituisce addirittura in un solo corpo per cui siamo membra gli uni degli altri.
È in gioco la contaminazione della sorgente: se la sorgente viene inquinata, anche l’acqua che da essa scorre rimane inquinata.
Non si tratta semplicemente del peccato di uno qualunque, ma del capostipite.
6. Proprio per questo non siamo chiamati da nessuno, tantomeno da Dio, a rispondere del peccato compiuto da Adamo.
Tanto più che la grazia persa con il peccato dei nostri progenitori, non era un diritto, ma un dono.
7. Per non lasciare il discorso a metà, va ricordato che Dio ha permesso la colpa di Adamo perdonarci una grazia ancora più grande: l’incarnazione di Dio e la possibilità di appropriarsi dei meriti infiniti di Gesù, di Dio fatto carne.
Tant’è che la Chiesa nel Preconio pasquale esulta addirittura con queste parole: “O felice colpa, che ci hai meritato così grande Redentore”.
Augurandoti in Cristo un bene ancora più grande per la vita presente e soprattutto per quella futura, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
Questo articolo è disponibile anche in:
Russo
