Quesito

Come distinguere le manifestazioni diaboliche da quelle divine?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
per manifestazioni divine si possono intendere varie cose, come ad esempio le visioni, le rivelazioni, le estasi.

1. Per le visioni ecco il giudizio di un teologo esperto in materia:
“Di tutte le visioni corporali si deve giudicare dagli effetti che producono.
1. Se il turbamento e il timore che assalgono l’anima a tutta prima sono a poco a poco seguiti da una grande gioia, da una pace durevole, da un lume interno e da una santa disposizione alla pietà e all’orazione, benché questi effetti non siano ancora completi perché l’anima non è abbastanza purificata, è una prova che la visione viene da Dio, perché le visioni diaboliche cominciano col godimento sensibile e finiscono con la tristezza, col turbamento e con l’aridità.
2. Le apparizioni che hanno Dio per principio recano sempre all’anima frutti di salute: un’ardente carità e una grande energia nella pratica delle virtù, la rinunzia a se stesso e a ogni cosa creata, un santo zelo per la perfezione e principalmente una profonda umiltà. L’anima così favorita si guarda bene dal manifestare indiscretamente quello che ha veduto e solo con la massima ripugnanza ne dà conto al suo padre spirituale. Nelle false visioni succede il contrario: l’anima non ne prova che una vana compiacenza e ne parla spesso senza motivo" (a.m. meynard, Trattato della vita interiore, risposta318).
In parole povere possiamo dire che la visione che ha origine celeste lascia nell’anima una grandissima pace, mentre avviene il contrario quando ne è autore il demonio.
Inoltre la visione che ha un’origine celeste è facile a riconoscere dai suoi frutti: se l’autore è Dio, si vedrà l’anima ornata di tutte le virtù, e in particolare modo umile e sottomessa; se è il demonio, si scoprirà ben presto il suo orgoglio e la sua doppiezza; se è l’immaginazione, persone perspicaci non tarderanno a rendersene conto, perché la vanità, la curiosità, una virtù superficiale e l’incostanza nella narrazione sono le conseguenze d’una immaginazione sviata e vagabonda.

2. Per le rivelazionidi messaggi ecco le regole di discernimento presentate da un altro teologo esperto in materia (A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, pp. 1077-1078).:
1. Sono assolutamente false le rivelazioni che si oppongono al dogma o alla morale. In Dio non è possibile la contraddizione.
2. Sono gravemente sospette le rivelazioni contrarie alla dottrina comune dei teologi o che vorrebbero decidere quello che liberamente si discute nelle scuole.
La maggior parte degli autori dice che si devono respingere. Altri dicono che si potrebbero ammettere dopo averle esaminate con particolare scrupolosità.
3. L’accadimento di alcune predizioni non è motivo sufficiente per asserire che si tratta di vera rivelazione, perché potrebbe essere frutto del caso o di conoscenze naturali.
4. Le rivelazioni che hanno per oggetto cose inutili, curiose o sconvenienti bisogna respingerle come non divine. Lo stesso si dica di quelle che sono prolisse, senza necessità o sovraccariche di prove e di ragioni superflue. Le rivelazioni divine sono molto brevi e discrete; vengono espresse con poche parole molto chiare e precise.
6. Infine, la principale regola di discernimento saranno sempre gli effetti che le pretese rivelazioni producono nell’anima: “Non può l’albero buono dare frutti cattivi, né l’albero cattivo dare frutti buoni” (Mt 7,18).

3. Per le estasi ecco i criteri per distinguere le estasi divine da quelle naturali e diaboliche.
Le estasi divine si riconoscono principalmente dai loro effetti: praticare le virtù eroiche, cercare di vivere nella solitudine e nell’oblio delle creature e trovare, nella sospensione dei sensi, forze spirituali e anche corporali.
Tra i segni dell’estasi divina si annovera anche il cosiddetto richiamo per obbedienza. L’estatico obbedisce ai comandi dei superiori, anche se sono formulati solo internamente.
L’estasi naturale è invece una specie di svenimento corporale che giunge fino alla sospensione dei sensi esterni come avviene per certe malattie di origine soprattutto nervosa (epilessia).
L’estasi diabolica è una specie di ossessione. Benedetto XIV presenta i seguenti segni: si vive in peccato, si gode a capriccio dell’estasi, si fanno smorfie, si proferiscono parole incoerenti, non si conserva nessun ricordo dopo l’estasi, si cercano luoghi frequentati per richiamare l’attenzione, si rimane grandemente turbati quando si ritorna in sé, si ricevono comunicazioni che incitano al male o muovono a un bene apparente e con cattivi fini.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo