Quesito
Buonasera Padre,
le volevo chiedere cosa è il peccato.
Cordiali saluti
Giovanni
Risposta del sacerdote
Caro Giovanni,
1. sono state date molte definizioni del peccato.
Io ne prendo in considerazione una, quella per la quale Sant’Agostino lo definisce come un allontanamento da Dio e una conversione disordinata verso le creature (“aversio a Deo et conversio ad creaturas” (De Civitate Dei, 12, 6).
È il contrario del camminare insieme con Dio mano nella mano, alleato della divina sapienza.
2. Il più delle volte non si tratta di voltare le spalle a Dio in maniera esplicita, come avviene in chi fa una scelta consapevole di ateismo.
È un allontanarsi simile a quello del figliol prodigo che vuole andarsene di casa.
3. Nello stesso tempo significa volgersi alle creature per un significato diverso da quello per cui sono state create.
La Sacra Scrittura dice che “tutto è stato fatto per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16).
Pertanto il peccato mette colui che lo compie in uno stato di disordine interiore perdendo di vista l’obiettivo superiore che deve guidare tutta la vita.
In altre parole, è un andare fuori strada e farsi del male.
4. Se questo allontanamento è costante, porta a perdere di vista Dio e la vita eterna mettendo al loro posto i beni di questo mondo.
Nei casi estremi si giunge addirittura a fare del proprio ventre il proprio Dio, come dice San Paolo in Fil 3,19.
5. Questo però non è senza conseguenze perché la perseveranza nell’auto esclusione dalla comunione con Dio ha per esito finale “la perdizione” (“La loro sorte finale sarà la perdizione,” Ib.).
6. Sicché si comprende bene ciò che dice la Scrittura: “Chi pecca, danneggia se stesso” (Sir 19,4).
Il santo Papa Giovanni Paolo II ha detto in Reconciliatio et poenitentia che si tratta di “un atto suicida” (RP 15).
Si parla evidentemente del peccato mortale.
7. Comunemente si dice che il peccato è un’offesa fatta Dio.
San Tommaso precisa che “il peccato non offende Dio se non per il fatto che noi agiamo contro il nostro proprio bene” (Somma contro i gentili, III, 122, 2).
Se si vuole, è un’offesa fatta a Dio perché “si disprezza la sua legge” e pertanto “si nuoce a se stessi o ad altri. E ciò interessa Dio, perché il danneggiato è sotto la provvidenza e la tutela di Dio” (Somma teologica, I-II, 47, 1, 1).
Sicché col peccato ci si sottrae alla provvidenza e alla tutela di Dio per mettersi da se stessi nelle mani del comune avversario.
Con l’augurio che tu rimanga sempre alleato con Colui che ti ha creato e con Colui per il quale sei stato fatto, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo