Quesito

Rev.mo Padre Angelo,
da qualche settimana leggo regolarmente la Sua rubrica “Un sacerdote risponde”: vi trovo sempre delle domande interessanti ma soprattutto delle risposte illuminanti. La ringrazio per il tempo che ‘‘ci’ dedica.
Mi chiamo Sabrina, sono un’ostetrica; ancorché obiettrice di coscienza, mi trovo obtorto collo pressoché ogni giorno di fronte al problema delle interruzioni volontarie di gravidanza e degli aborti terapeutici. Sul piano pratico, il confine che separa l’ostetrica obiettrice da quello non obiettrice è sottilissimo. Sono, infatti, costretta (nel vero senso della parola) a prendere gli appuntamenti per gli aborti, a compiere l’assistenza infermieristica in reparto, a portare in sala operatoria queste donne, a riportarle in reparto, a controllarle, ecc.. La caposala mi ha raccomandato di non provare a dissuadere le donne dal compiere l’orrendo crimine, giacché diverse ostetriche sono state per questo denunciate. Anche se tra pochi mesi ritornerò in sala parto ad accogliere la vita, il periodo trascorso in ginecologia diviene sempre più pesante e doloroso. Le chiedo: se eseguo l’ordine della caposala, commetto un peccato mortale? Più volte, in occasione della Santa Confessione, il sacerdote mi ha tranquillizzata; gradirei tuttavia conoscere il Suo punto di vista a riguardo, alla luce dei princìpi della teologia morale cattolica. Potrebbe altresì suggerirmi qualcosa da dire alle donne di cui sopra? Esiste una preghiera ch’io possa recitare per i bambini uccisi mediante l’aborto?
La ringrazio in anticipo per la risposta.
Con i migliori auguri.
Sabrina


Risposta del sacerdote

Cara Sabrina,
1. tra le azioni che sei costretta a fare alcune sono lecite, altre no.
Ad esempio: portare e riportare le donne per l’intervento abortivo non è lecito. Che cosa ne diresti di chi porta il ladro nel posto dove deve attuare il furto, e poi farsi ritrovare per portalo a casa?
Se così fosse, l’obiezione di coscienza consisterebbe solo nel non attuare l’intervento dell’aborto e nel non aiutare il medico nel presentargli gli strumenti.
Ugualmente non è lecito prendere l’appuntamento per l’aborto.

2. Invece è lecito prestare soccorso ad una donna che ha un’emorragia in seguito all’aborto, così come è lecito soccorrere l’assassino che nell’azione omicida è rimasto ferito.

3. Questi criteri sono già presente nella legge 194/1978 che legalizza e regolamenta l’aborto.
Ecco che cosa tale legge dice al n. 9, dove fa riferimento all’obiezione di coscienza:
“L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza e non dall’assistenza antecedente e conseguente alle interruzioni.
L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo” (art. 9).

4. E. Sgreccia nel suo manuale di bioetica afferma:
“Rimane moralmente illecita non soltanto la esecuzione dell’intervento, ma anche ogni collaborazione formale, cioè intenzionale: sia quando è espressa dai sanitari sia quando è sostenuta da parenti, congiunti o dai partner della donna che rimane il soggetto più responsabile di per sé, ma che è talvolta il soggetto più sottoposto alla pressione sociale.
Rimane altresì illecita ogni collaborazione diretta anche se materiale (non intenzionale): questa si verifica quando l’atto di collaborazione si esprime in quelle attività che non hanno altro scopo che quello di preparare o di accompagnare l’intervento abortivo (aiuti chirurghi, assistenti medici e ginecologi presenti all’interruzione, ferriste o ferristi, anestesisti).
Le altre forme di collaborazione materiale non direttamente connesse con l’evento e con l’azione abortiva di per sé sono illecite ed anche su di esse il soggetto può esprimere il suo rifiuto a meno che non sussistano motivi proporzionatamente gravi” (Bioetica, manuale per medici e biologi, I, p. 215).

5. Quando ormai una donna è all’ospedale ed è in attesa dell’intervento abortivo, è opportuno tacere. La legge 194 purtroppo tutela la donna a scapito del bambino. In questo la tua caposala ti ha dato un criterio prudenziale.

6. Non esiste una preghiera ufficiale per i bambini abortiti. Non rimane che affidarli alla misericordia di Dio con le nostre preghiere abituali o anche con qualche preghiera approvata dall’autorità ecclesiastica.
Una bella preghiera è quella composta da Giovanni Paolo II e pubblicata al termine dell’enciclica Evangelium vitae:
O Maria,
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a Te la causa della vita:
guarda, o Madre, al numero sconfinato
di bimbi cui viene impedito di nascere,
di poveri cui è reso difficile vivere,
di uomini e donne vittime di disumana violenza,
di anziani e malati uccisi dall’indifferenza
o da una presunta pietà.
Fà che quanti credono nel tuo Figlio
sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
il Vangelo della vita.
Ottieni loro la grazia di accoglierlo
come dono sempre nuovo,
la gioia di celebrarlo con gratitudine
in tutta la loro esistenza
e il coraggio di testimoniarlo
con tenacia operosa, per costruire,
insieme con tutti gli uomini di buona volontà,
la civiltà della verità e dell’amore
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.

Ti ringrazio del quesito, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo