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Spiritualità domenicana

San Tommaso e l’Ordine domenicano

proponiamo ai nostri visitatori il testo di una conferenza tenuta da
p. Angelo Bellon, o.p.
a Massa Carrara il 28.1.2008

1. San Tommaso prima di entrare nell’Ordine domenicano

Il padre di san Tommaso, Landolfo, apparteneva alla nobiltà germanica. La nonna paterna era sorella di Federico Barbarossa.
Al momento della nascita di Tommaso, il padre aveva un posto di rilievo nella corte di Federico II, il grande imperatore svevo che aveva fissato la sua residenza nel regno del sud.
La madre Teodora, discendente da una casata di principi normanni di Sicilia, era una Caracciolo.
Era l’ultimo di 12 figli, cinque maschi e sette femmine.
Guglielmo di Tocco, che fu discepolo di San Tommaso, nello scrivere la vita del Maestro, dice che la contessa Teodora, quando era prossima al parto di Tommaso, vide arrivare al castello un eremita, Buono di nome ma più buono ancora per la vita santa. La esortò a rallegrarsi perché il figlio che portava in grembo avrebbe brillato in santità e sapienza e nessuno ai quei tempi l’avrebbe eguagliato1.
Quando Tommaso ha 5 anni suo padre lo porta a Montecassino nella più celebre abbazia benedettina del tempo con l’intenzione primaria che il figlio venisse istruito nelle lettere ed educato cristianamente. Ma vi era anche una segreta speranza che il figlio cadetto si facesse benedettino e diventasse abate. Sarebbe stato di grande vantaggio per la famiglia degli Aquino.
Nel 1239 l’abate riconsegna alla famiglia Tommaso, che ormai ha 14 anni. Montecassino non era più un luogo sicuro a motivo delle lotte tra Papa e Imperatore. E di fatti in quell’anno Montecassino viene espugnato e ridotto a una spelonca di ladri.
L’abate, riconsegnando il figlio, consiglia a Landolfo di far continuare gli studi a Tommaso nell’università di Napoli, che in quei tempi aveva ricevuto grande incremento e attenzione da parte dell’Imperatore.
Ed è proprio a Napoli che Tommaso conosce i domenicani. Ne erano rimasti solo due, fra Giovanni di san Giuliano e fra Tommaso da Lentini.
Secondo Guglielmo di Tocco a Napoli Tommaso fece subito impressione per lo straordinario ingegno, per l’acuta intelligenza e il grande profitto.
Rispondeva alle interrogazioni con maggiore chiarezza e profondità dei maestri stessi. Aveva le carte per diventare un pilastro del nuovo pensiero europeo.
Va notato anche che Tommaso aveva trovato a Napoli un’atmosfera ben diversa da quella del monastero. Da ogni parte brulicavano goliardi e clerici vagantes, e cioè studenti giramondo e inconcludenti che pensavano più a divertirsi che a studiare. Fu attratto dalla vita di quei due domenicani e, insieme ad altri compagni che li frequentavano per avere un’assistenza intellettuale e spirituale, si comportò, secondo una felice espressione, come Daniele in Babilonia, cioè non si fece corrompere dal costume generale.

2. I motivi per cui san Tommaso si è fatto domenicano

I motivi si possono congetturare dalla sua fisionomia spirituale.

a) Era portato allo studio. Si accorge che nell’ordine domenicano avrebbe potuto mettere a profitto questa sua inclinazione.
Com’è a tutti noto, la vita dei monaci benedettini era scandita dall’ora et labora.
San Domenico, che aveva concepito un corpo di persone dottrinalmente preparate per dare solidità alla vita cristiana e per preservarla da errori, al lavoro manuale, necessario ai monaci per il sostentamento e per intercalarlo alla preghiera, aveva sostituito lo studio.
Tommaso era particolarmente incline allo studio. Quando vide che i due frati domenicani rimasti a Napoli, erano totalmente dediti a Dio attraverso la preghiera e lo studio, e proprio attraverso questa vita potevano donare molto ai giovani alla ricerca della verità, ne rimase affascinato.
Entrato nell’Ordine, si accorge subito che l’inclinazione allo studio non viene sacrificata perché che tutta la vita conventuale dei domenicani era orientata a saziarsi di Dio.
Aveva poco più di 20 anni quando fu inviato a Parigi e poi a Colonia sotto il magistero di Alberto Magno, anch’egli domenicano, ritenuto il più grande teologo del suo tempo e uomo eccezionale in ogni campo del sapere. “Appena lo udì insegnare ogni scienza profonda e meravigliosa si rallegrò di aver trovato ben presto ciò che cercava, e cioè colui dal quale avrebbe potuto avidamente attingere quello di cui era assetato”2.
Era la vita fatta per lui.

b) Secondo, entrando nell’Ordine domenicano avrebbe rinunciato al lavoro manuale e ai possedimenti del monastero e avrebbe fatto una scelta di povertà radicale.
Di che cosa vivevano i frati se non lavoravano manualmente? Del frutto della loro predicazione e del loro studio e cioè di quanto la gente donava per ricambiarli dei beni spirituali. Di fatto vivano della provvidenza attraverso la strada della mendicità.
Il monastero, dotato di terre dissodate e lavorate dai monaci, dava una garanzia materiale. Se i monaci singolarmente erano nulla tenenti, il monastero invece possedeva.
San Tommaso veniva da una famiglia che possedeva.
Rinunciare al monastero significava rinunciare alla ricchezza posseduta comunitariamente per vivere la povertà evangelica.
Tommaso era attratto dalla promessa di Cristo: “Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in sopraggiunta” (Mt 6,33).
Per questo è stato detto che “il rifiuto di Montecassino è per Tommaso d’Aquino la replica esatta del gesto di Francesco d’Assisi”3.
Nel suo insegnamento dirà: “Coloro che abbracciano la povertà volontaria, soprattutto coloro che rinuncia a ogni rendita, vogliono seguire la nudità di Cristo, il quale sulla croce è stato privato di ogni bene esteriore fino alla nudità”4.
San Tommaso vuole vivere la radicalità evangelica, seguendo Cristo al massimo in cui possa essere seguito.

c) Il terzo motivo che spinge Tommaso a farsi domenicano è l’insegnamento e la predicazione che emanano dalla contemplazione.
Bisogna ricordare che la contemplazione è la forma più alta di unione con Dio, è una specie di fusione della nostra anima con Dio durante la quale Dio si lascia conoscere possedere, fruire e conoscere, con una conoscenza piena d’amore.
San Tommaso dirà che è una prelibazione o un preassaggio della vita futura, della beatitudine del Paradiso5, “inchoatio quaedam beatitudinis” (“un certo inizio della beatitudine”)6.
Questa è l’esperienza dei monaci, che sono essenzialmente contemplativi e si dedicano all’amore del prossimo indirettamente attraverso la preghiera e la penitenza, e non con opere esterne.
Ma “l’insegnamento e la predicazione sono da preferirsi alla semplice contemplazione. Come infatti illuminare è più che risplendere soltanto (le stelle risplendono, ma non illuminano) così comunicare agli altri le verità contemplate è più che contemplare soltanto”7.
San Tommaso si è fatto domenicano perché desiderava mettere a profitto degli altri quanto viveva.
Con tre parole egli riassume la spiritualità domenicana e ne esprime l’originalità: contemplata aliis tradere8 (rendere partecipi e comunicare agli altri la propria contemplazione). E dice che “la vita attiva, nella quale vengono comunicate le realtà contemplate attraverso la predicazione e l’insegnamento, presuppone un’abbondanza di contemplazione9.
E per lui sarà sempre così. Bartolomeo da Capua dice che “era opinione comune che lo Spirito Santo fosse veramente con lui, in quanto egli aveva sempre un viso allegro, dolce e affabile10. Guglielmo di Tocco dice che ispirava gioia in color che lo guardavano e lo sentivano parlare11.
Comunicherà per pienezza di contemplazione in tutte le forme: con gli scritti, con l’insegnamento, con la predicazione ai dotti e ai semplici. A questo proposito l’ultimo anno del sua vita predicò il Quaresimale a Napoli in dialetto. Era continuamente assorto, parlava commosso e tutta la gente piangeva di commozione per quello che sentiva e viveva.

3. San Tommaso esponente e artefice della spiritualità domenicana

Tutti gli studiosi dell’Ordine concordano nel ritenere che san Tommaso abbia vissuto in pienezza la spiritualità domenicana e poi l’abbia esposta in stato di dottrina.
San Tommaso appartiene alla seconda generazione domenicana ed è vissuto con frati che avevano conosciuto san Domenico.
Tra lui e San Domenico si trovano molti tratti comuni. Ne era un vero figlio e ne riproduceva la fisionomia spirituale. Eccone alcuni.

a) Di San Domenico si legge: che parlava con Dio o di Dio. San Domenico non era dunque semplicemente un monaco che contemplava (parlava con Dio), ma irradiava il frutto della sua contemplazione (parlava di Dio).
Abbiamo visto che San Tommaso ha scelto l’ordine domenicano piuttosto che il benedettino proprio per la motivazione apostolica.
È stato definito “uomo di grande contemplazione e orazione” (“Homo magnae contemplationis et orationis”)12.

b) Di San Domenico si legge che era sempre lieto, affabile. Anzi nessuno era più ilare di lui, tanto che era gradita la sua presenza ed era un piacere stargli vicino.
La stessa cosa di San Tommaso, il quale aggiunge: “per un debito naturale di buon vivere l’uomo è tenuto a convivere in modo piacevole con gli altri: a meno che in certi casi per un motivo di vera utilità non sia necessario contristarli”13 e che “come l’uomo non può vivere in società senza la veracità, così non può vivere senza la gioia14. Egli è convinto che “nessuno può passare la giornata con chi è portato ad addolorarsi o con chi non è piacevole”15.

3. San Domenico prima di morire ha detto che tutto quello che aveva domandato nella preghiera l’aveva sempre infallibilmente ottenuto.
San Tommaso garantisce che tutto quello che aveva domandato a Maria interponendo la mediazione di San Paolo, l’aveva sempre ottenuto.

4. Di San Domenico si legge che predicava quanto viveva. In altri termini era un testimone e non un propagandista.
Guglielmo di Tocco attesta che “ciò che diceva con le parole, lo adempiva con le opere: né osava predicare agli altri se non ciò che Dio gli aveva concesso di compiere”16.
Ecco una splendida testimonianza a proposito della sua dottrina e della sua esperienza di preghiera.
Dice anzitutto che Dio non chiederebbe di pregare se non fosse disposto ad esaudirci17.
Ricorda anche che la preghiera non serve a Dio, ma a noi, per renderci adatti o degni di ricevere quanto Dio da tutta l’eternità ha già decretato di darci18.
Dice anche la preghiera prolungata fatte alle persone di questo mondo ci rende ad esser fastidiose, mentre la preghiera prolungata fatta a Dio ci rende a Lui familiari e graditi19.
Dice anche che se chiediamo cose solo temporali, è come se gli chiedessimo niente. Dio vuole darci ciò che ci giova per il nostro futuro eterno.
E soggiunge: “Nella preghiera i santi chiedevano a Dio, senza reticenze, la beatitudine e tutto ciò che poteva meritarla loro: ‘Mostraci il tuo volto e saremo salvi’ (Sal 80,4); ‘Guidami per la via dei tuoi comandamenti’ (Sal 118,35)”20.
Per questo dice che Dio viene onorato se gli chiediamo cose molto grandi.
San Tommaso chiese insistentemente a Dio cose molto grandi, e principalmente la grazia di poterlo vedere. E il Signore, dopo che san Tommaso aveva celebrato la Messa nel giorno di san Nicola cui era devoto, lo accontentò mostrandosi come solo a due persone si era mostrato: a Mosè e a san Paolo.
Dopo quella visione non scrisse e non dettò più nulla. I suoi segretari rimasero disoccupati (prima dettava contemporaneamente su argomenti diversi a quattro segretari21).
Chiestogli il motivo di tale silenzio, rispose: “Perché tutto quello che ho scritto o insegnato, in confronto con quello che ho visto, è paglia”22.

5. San Domenico, prima di morire, ha raccomandato la purezza e ha detto di averla sempre conservata intatta.
San Tommaso confidò a fra Reginaldo, il suo primo segretario, che dopo aver superato una insidiosissima tentazione, non fu più turbato dal minimo pensiero o sensazione impura23.
Per questo scrive: “la purezza dispone a vedere Dio”24.
E commentando il passo di Matteo dove si legge che Cristo, superate le tentazioni del diavolo, fu servito dagli angeli, scrive: “Così chi supera le tentazioni merita di essere servito dagli angeli”25.

Per i domenicani non è possibile essere tali senza San Domenico.
Ma non è possibile esserlo neanche senza San Tommaso. Ormai “il pensiero di san Tommaso è il sangue che circola nell’organismo domenicano” (Lacordaire)26.

p. Angelo Bellon, o.p.


1G. Di Tocco, Historia beati Thomae de Aquino, in A. Ferrua, Thomae Aquinatis vitae fontis praecipui, ed. domenicane, Alba 1968, n.2, p. 31.

2Ib., p. 13.

3M.D. Chenu, San Tommasso d’Aquino e la teologia, Gribaudi, Torino 1977, p. 11.

4San Tommaso d’Aquino, Contra Retrahentes, 15.

5San Tommaso d’Aquino, III Sent., d. 34,1,1

6San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, II-II, 180, 4.

7San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, II-II, 188, 6.

8Ib.

9San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, III, 40, 1.

10Processus canonizationis S. Thomae, p. 372.

11G. Di Tocco, Historia beati Thomae de Aquino, 36.

12Processus canonizationis S. Thomae, p. 322.

13San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, II-II, 114, 2, ad 1.

14Ib.

15Aristotele, Etica Nicomachea, VIII,5, 1157°.

16G. Di Tocco, Historia beati Thomae de Aquino, 49.

17San Tommaso d’Aquino, Compendio di Teologia, 549.

18San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, II-II, 83, 2.

19San Tommaso d’Aquino, Compendio di Teologia, 548.

20San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, II-II, 83, 5.

21G. Di Tocco, Historia beati Thomae de Aquino, 17.
La storia ricorda pochi casi del genere. Si sa che per qualche tempo Cesare e Napoleone dettarono contemporaneamente a due segretari.
San Tommaso era eccezionale anche da un punto di vista fisiologico. La madre di fra Reginaldo, il primo segretario, ricordava che “quando Tommaso passava in mezzo alla campagna, la gente che lavorava nei campi lasciava il lavoro e si precipitava verso di lui, ammirando la statura imponente del suo corpo e la bellezza dei tratti umani. Andavano di fronte a lui più per la sua bellezza che per la sua santità o la sua nobile origine” (cfr. J.P. Torrell, Amico della verità, ESD Bologna 2006, p. 374).

22Processus canonizationis S. Thomae, p. 318-319.

23Processus canonizationis S. Thomae, p. 291, 379.

24San Tommaso d’Aquino, Somma teologica, II-II, 8, 7.

25San Tommaso d’Aquino, Super evangelium Matthaei, cap. 4, lectio 2.

26Cfr. R. Spiazzi, Lo spirito e la regola di san Domenico, p. 290.


Pubblicato 25.01.2010

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