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Spiritualità domenicana

Preghiere sulle parabole del Signore (Sant'Alberto Magno)

I vignaioli (Mt 20,1-16)

Signore Gesù Cristo, buon padrone, di buon mattino mi hai chiamato nella tua vigna, mi hai con dotto fin dalla mia giovinezza a lavorare nella vigna della vita religiosa per ottenere la ricompensa della vita eterna: quando sarà suonata l’ultima ora, nel giudizio, e assegnerai la mercede agli operai, che co sa darai a me, che non solo nel mondo ma nella vigna stessa della vita religiosa sono rimasto in ozio per tutti i giorni della mia vita?
Signore, tu che non misuri le nostre opere seguendo il criterio umano, ma quello della tua santità, fà che io mi ravveda almeno nell’undicesima ora e, poiché tu sei buono, ottienimi che il mio cuore non sia trovato del tutto cattivo.

Il seminatore (Lc 8,4-15; Mt 13,3-23; Mc 4,1-20)

Signore Gesù Cristo, fammi cambiar vita, perché il seme della tua parola, che hai seminato nella mia capacità di comprendere il bene, nel mio desiderio di ben operare e nel mio modo di agire, non divenga cibo per gli uccelli della vanagloria o venga calpestato sulla strada dell’abitudine, né rinsecchisca tra le pietre della durezza e dell’ostinazione, o rimanga soffocato tra le spine delle preoccupazioni quotidiane. Possa invece cadere nel terreno buono, anzi ottimo, quello di un cuore umile, paziente e gioioso per produrre, nella perseveranza, un frutto abbondante.

L’uomo ricco e il povero Lazzaro (Lc 16,19-31)

Signore Gesù Cristo, sono un uomo povero di virtù e coperto dalle piaghe del peccato, e vengo a chiedere l’elemosina alla porta della tua misericordia. Ho una gran voglia di sfamarmi con le briciole che cadono dalla mensa di quei tuoi figli che possiedono la vera ricchezza, perché si vestono con la porpora dei sentimenti e degli affetti più puri e banchettano sontuosamente ogni giorno cibandosi delle virtù. Lascia che vengano i cani, cioè i tuoi santi Dottori, a lenire le piaghe dei miei peccati, così io morendo a questo mondo sarò portato dagli angeli delle buone opere nel seno della contemplazione celeste.
Manda Lazzaro, strumento della tua grazia, a intingere la punta di un dito, cioè almeno una piccola parte delle mie opere, nell’acqua della vera contrizione per rinfrescare il mio corpo che sta bruciando nelle fiamme della concupiscenza. Mandalo a convincere i miei sensi perché non cadano anch’essi in questo luogo di tormenti, ma ascoltino Mosè e i profeti fuggendo il male e compiendo il bene, perché allora quando risorgeranno da morte potranno partecipare della vita eterna.

Il banchetto nuziale (Mt 22,1-14)

Signore Gesù Cristo, re della gloria celeste, ai figli di Abramo che ti imitano nella penitenza hai dato in sposa la vita religiosa affinché, fedeli a un talamo spirituale e dediti a una figliolanza di buone opere, siano indissolubilmente legati a te. E ora ci chiami a questo banchetto di nozze mediante i tuoi servi: la Sacra Scrittura, le avversità della vita, le infermità, i rovesci della fortuna e la tua santa volontà. Ti preghiamo, donaci la carità, che è la veste nuziale, perché non ci capiti di cessare di lodarti e di riconoscerci peccatori, e perciò di venire allontanati dal banchetto della gioia spirituale, della pace e della salvezza. E donaci anche la veste della pietà perché non accada anche a noi di essere gettati fuori per empietà, legati mani e piedi, nelle tenebre dove sarà pianto e stridore di denti.

Gli invitati a cena (Lc 14,15-24)

Signore Gesù Cristo, uomo divino, ineffabile creatore di tua madre, tu dopo averci creato e rigenerato mediante la redenzione hai preparato per noi una grande cena: grande a motivo dei cinque pani che ci offri in cibo, ossia l’esecuzione della volontà divina, il conforto delle tue promesse, la virtù della preghiera, l’efficacia dei sacramenti e il cibo del tuo corpo; grande per l’antichità dei simboli che l’hanno prefigurata, la loro diversità, la loro efficacia, l’amore di chi l’ha istituita e la fede dei credenti; grande per la dignità di chi l’ha preparata, per ciò che viene offerto e per le persone che se ne cibano degnamente. O Signore, tu hai voluto preparare la cena perché potessimo saziarci sacramentalmente, intellettualmente e spiritualmente.
Ti preghiamo dunque, affinché i nostri affari, cioè le occupazioni quotidiane, o le cinque paia di buoi, ossia i nostri cinque sensi, o ancora nostra moglie, che è la concupiscenza, non ci impediscano di partecipare alla cena a cui ci inviti. Manda perciò i tuoi servi con l’ordine che ci chiamino anzitutto con la voce del santo timore che ci converte, e ci costringano, con sofferenze e tribolazioni, a partecipare al tuo banchetto affinché per paura del tuo eterno sdegno non siamo estromessi ora dalla cena della contemplazione e in futuro da quella della completa visione di te.

Il figliol prodigo (Lc 15,11-32)

Signore e Padre, il mio affetto, che è come il più giovane dei tuoi figli, durante una lunga lontananza in compagnia del peccato ha dissipato i beni naturali e sciupato i doni soprannaturali e poi, per l’estrema povertà, si è messo al servizio di uno straniero riducendosi alla fame. Ma ora finalmente è tornato in sé: fà dunque che si risollevi con vero pentimento e si riconosca indegno di essere chiamato tuo figlio perché ha disonorato la tua immagine peccando contro il cielo e contro di te che vedi ogni cosa. Permetti che dopo una giusta riparazione venga trattato come uno dei tuoi servi che lavorano per la ricompensa eterna.
E tu, mentre è ancora lontano per la fragilità del suo libero arbitrio, guardalo misericordioso con la tua grazia preveniente, corrigli incontro per abbracciarlo con la grazia cooperante e bacialo con la grazia finale. Fallo rivestire dai tuoi dipendenti, cioè i sacerdoti, con la stola della prima innocenza e perdonagli i peccati. Mettigli al dito l’anello delle buone opere, dagli i sandali del buon esempio, concedigli tranquillità di coscienza preparandogli un banchetto con il vitello nutrito di virtù. E rimprovera il figlio maggiore, cioè l’intelletto, severo con chi è debole, perché non pecchi rinfacciandoti la sua fedeltà e i servizi prestati e manifestando. ingratitudine, sdegno, presunzione, disprezzo, rimprovero e invidia. Fà piuttosto che gioisca insieme agli angeli i quali, dopo aver prestato la loro opera e compiuto il loro dovere per sconfiggere gli angeli ribelli, ora fanno festa in cielo quando un peccatore si converte.

II buon samaritano (Lc 10,23-37; Mt 19,16-19)

Signore Gesù Cristo, con la gioia della contemplazione e della vita religiosa fai pregustare ai tuoi discepoli un’anticipazione dello splendore e della pace eterna per renderli partecipi della tua beatitudine già qui in terra, in attesa di quella perfetta del cielo. Ma questo non lo concedi ai molti potenti e sapienti di questo mondo che, pieni di superbia, ti cercano senza amarti, ti tentano con la loro malvagità e si giustificano mentendo, e pur conoscendo e comprendendo gli insegnamenti della Sacra Scrittura non li mettono in pratica, perché non si curano del prossimo.
Ti preghiamo, proteggici mentre scendiamo dalla contemplazione alla pratica delle buone opere, perché non ci capiti di incappare nei briganti, cioè gli appetiti dei nostri sensi, che ci spogliano dei doni soprannaturali e feriscono le facoltà naturali. Il sacerdote e il levita, ossia la parte superiore e quella inferiore della nostra anima, scendendo per la stessa strada non passino oltre cedendo al peccato, ma piuttosto tornino indietro per dedicarsi alla contemplazione. Il samaritano invece, cioè la grazia della salvezza che ci accompagna, si prenda cura di noi, ci fasci le ferite con le bende della tua umiltà per arrestare il sangue della concupiscenza e le sani versandovi sopra olio, cioè la speranza del tuo perdono, e vino, cioè il timore della tua giustizia. Poi, caricandoci sul giumento, metta la nostra ragione al di sopra della sensualità, e portandoci a una locanda ci guidi alla considerazione dei nostri peccati. Il giorno dopo, per farci riposare dalla fatica e per alleviare la nostra sofferenza spirituale, paghi per noi i due denari della speranza e della penitenza, segno della risurrezione del corpo e dell’anima e riconoscimento della tua umanità e divinità.

L’amministratore infedele (Lc 16,1-9)

Signore Gesù Cristo, fà della mia anima una dimora di penitenza, un villaggio di continenza e una città di giustizia; così il tuo amministratore, cioè la mia ragione, non sperpererà i tuoi beni. Signore, dopo la morte, quando l’amministrazione cesserà, non potrò fare più nulla per meritare la ricompensa eterna: né lavorare la terra per scontare i miei peccati, né mendicare il tuo perdono arrossendo di vergogna.
Condona alla mia mente i cento barili d’olio che ti deve per aver trascurato la contemplazione, e alla volontà i cento sacchi di grano che ti deve per aver agito male. E quanto al guadagno che ti ho ingiustamente sottratto per necessità, cupidigia e prodigalità, intercedano in mio favore i tuoi poveri, che amano te e non il mondo, e si conformano alla tua volontà: siano essi i miei protettori, avvocati, doganieri, albergatori, portinai e tesorieri; così, nel momento del bisogno, mi accoglieranno e ristoreranno nelle loro case, e nella dimora eterna.

Il fariseo e il pubblicano (Lc 18,9-14)

Signore Gesù Cristo, affinché io non pecchi contro di te o contro il prossimo presumendo di essere perfetto e superiore agli altri, giudicandoli male, vantandomi e mentendo, insegnami a disprezzare me stesso, a rispettare Dio, a espiare i peccati con vera penitenza, a piangerli e ad accusarli con sincerità.
O Dio, abbi pietà di me peccatore, perché con vera umiltà di cuore, parole e opere, io torni giustificato nella casa della mia coscienza e un giorno io sia innalzato in quella della gloria.

Il servo spietato (Mt 18,23-35)

Signore Gesù Cristo, a te siamo debitori per le nostre e altrui opere sia nel bene che nel male, sia per diritto comune che per quello divino, in forza sia della legge naturale che di quella umana. Insegnaci quindi a fare un rendiconto frequente e severo con noi stessi e con i confessori, tuoi servi, in modo che poi, quando vorrai fare personalmente i conti con i tuoi servi, condonerai a noi diecimila denari di opere contrarie alla tua grazia perché abbiamo condonato al nostro prossimo i cento denari di semplici azioni che ci hanno offeso.

La pecora smarrita e la moneta d’argento perduta (Lc 15,1-10; Mt 18,12-14)

Signore Gesù Cristo, che cerchi colui che si è perduto e lo accogli al ritorno, Fà che io con l’ascolto frequente della tua Parola ti venga vicino, evitando di peccare contro il prossimo per cecità di giudizio, severità di una falsa giustizia, confronto con chi sta peggio, eccesso di fiducia nei miei meriti e negligenza del giudizio divino.
Riconduci a me la centesima pecora, ossia la grazia della contemplazione che ho smarrito a causa delle mie cattive azioni: così saprò evitare l’orgoglio, accrescerò in me il desiderio di te e mi avvantaggerò anche per il mio operare; e perché io possa ritrovare la moneta perduta, ossia il modo migliore di agire, accendi in me la luce del discernimento, fà che io metta a soqquadro la casa delle mie passioni disordinate scrutando con tutta l’attenzione ogni angolo della mia coscienza, così lo spirito non sarà dominato dalla carne.

Preghiere per la vita spirituale

Invito a confidare nella Provvidenza (Mt 6,24-34; Lc 16,13)

Signore Gesù Cristo, poiché nessuno può servire due padroni, perché o amerà l’uno e odierà l’altro, oppure preferirà il primo e disprezzerà il secondo, liberaci dal dominio e dalla schiavitù del mondo, della carne e del diavolo e fà che giungiamo alla visione degli angeli che tu hai voluto addirittura inferiori a noi dato che hai assunto la nostra natura.
Aggiungi alla nostra dimensione umana una misura di grazia per questa vita e una di gloria per quella futura: così guarderemo ai gigli del campo, cioè alla mente rivestita del candore delle virtù, piuttosto che all’erba, ossia i ricchi di questo mondo che nell’eternità arderanno nel fuoco dell’inferno. Se cercheremo prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, sapremo usare le cose di questo mondo per percorrere la via delle virtù e giungere felicemente al traguardo del regno dei cieli.

Invito alla semplicità (Mt 7,15-20; Lc 6,43-45)

Signore Gesù Cristo, insegnaci a non cadere in inganno nel giudicare le circostanze, le cause, le apparenze, le mancanze. Rendici capaci di imitare spiritualmente la semplicità della pecora, la sua innocenza, mansuetudine, discrezione, docilità, sopportazione, e di vestirci della sua pelle e della sua lana, cibarci della sua carne, nutrirci del suo latte, giovarci delle sue interiora e del suo concime. Fà che temiamo il muso feroce del diavolo, che è il lupo dello spirito, e il suo alito fetido, il morso improvviso, l’invidia insaziabile, l’astuzia e il suo assalto.
Insegnaci a piantare l’albero della nostra speranza non sulla terra ma in cielo, così un giorno ci riconoscerai fedeli non solo per le foglie delle parole, ma anche e soprattutto per i frutti delle buone opere.

Invito ad ascoltare e predicare la parola di Dio (Gv 8,42-59)

Signore Gesù Cristo, che ci inviti all’ascolto della parola di Dio rendendoci consapevoli della sua elevatezza e verità e della sua utilità per noi, insegnaci a difenderci dalla falsità del nemico, a sopportare con pazienza le ingiurie, a non desiderare la gloria personale, a cercare, proclamare e difendere sempre la verità senza timore di provocare scandalo e a non desistere dalla predicazione, anche a costo di subire ogni sorta di offese.
Signore Gesù Cristo, che sei somma verità, bontà, giustizia, misericordia, magnificenza, purezza, temperanza, umiltà e carità: tu che per non essere lapidato dai bugiardi, malvagi, disonesti, empi, avari, lussuriosi, golosi, superbi e odiosi hai dovuto nasconderti e uscire dal tempio, non uscire dal tempio della nostra anima e rendici docili alla correzione, puri e concordi con te in tutto.

La nostra giustizia sia superiore a quella dei Farisei (Mt 5,20-24)

Signore Gesù Cristo, agli antichi hai promesso beni temporali, a noi invece hai promesso beni eterni perché la nostra giustizia fosse superiore alla loro. Tienici lontani dall’omicidio, dall’odio, dall’avarizia, dalla frode, dalla diffamazione, dai piaceri, dalla negligenza, dall’omertà, dall’imprudenza, dall’insinuazione, dall’adulazione e dall’inganno, per non essere simili al diavolo e ai nostri progenitori, e fà che non pecchiamo contro la sapienza della creazione e la grazia della redenzione, contro la nostra natura e contro la nostra specie. E per il rispetto che dobbiamo al tuo sangue, liberaci da tutte le offese commesse con azioni, parole o gesti, affinché il do no delle buone opere che ti offriamo sull’altare della fede ti sia gradito come segno di riconciliazione e d’amore.

Siate misericordiosi come il Padre (Lc 6,36-42; Mt 7,1-5; Mc 4,24-25)

Signore Gesù Cristo, per venire incontro alla nostra debolezza e far sì che nessuno di noi si perda, ci hai esortato a essere misericordiosi come il Padre tuo: la sua misericordia, che si manifesta in tutte le sue opere, ci avvicina massimamente a lui. Ed egli vuole che anche noi ne abbiamo altrettanta perché la nostra misericordia è il mezzo per ottenere la sua, e la sua misericordia è il premio della nostra. Ora ti preghiamo: togli dall’occhio della nostra intenzione la trave del desiderio di qualunque peccato mortale, così eviteremo di cadere nella trappola che il diavolo ci tende a causa della nostra cecità nel giudicare gli altri. E Dio Padre userà anche verso di noi, in quantità abbondantissima, la misericordia che usiamo verso il nostro prossimo quando lo giudichiamo secondo la sua dignità e le sue qualità, e non secondo le sue mancanze.

La conoscenza soprannaturale di Dio è superiore a ogni scienza umana (Mt 22,23-40; Mc 12,18-34; Lc 20,27-40)

Signore Gesù Cristo, che sei venuto in questo mondo per salvare i peccatori, congiungi la mia anima a te, unico vero sposo e bene insostituibile: fà che essa per tuo amore trascuri i sette mariti, cioè le sette arti liberali, e non si dedichi più alle scienze che si acquistano con lo studio. Viva invece con fede, speranza e carità secondo l’insegnamento della Sacra Scrittura e nell’annuncio della tua Parola, svolga il suo ministero durante questo pellegrinaggio terreno e possa aderire a te con piena conoscenza e amore. E quando finalmente la carità sarà perfetta per la conformità al fine, l'elevatezza delle virtù e l'osservanza dei tuoi precetti, essa invaderà tutta l’anima e la trasformerà in modo che non potrà amare niente altro all'infuori dite, e giungerà a vedere le cose non più nella loro immagine ma in te, che sei somma verità.
Allora le forze dell'intelletto le permetteranno di riconoscere perfettamente te, Dio e uomo, invisibile ma visibile nel prossimo, unica persona in una duplice natura: Signore secondo la natura divina, figlio di Davide secondo quella umana.

Per riconoscere e rispondere alle astuzie di chi vuole ingannarci (Mt 22,15-22; Mc 12,13-17; Lc 20,20-26)

Signore Gesù Cristo, insegnaci a riconoscere dalle loro parole le astuzie dei seduttori e a difenderci quando ci vengono rivolte domande ingannevoli per coglierci in errore. Fà che non rispondiamo direttamente ma che ricaviamo dai loro discorsi una risposta che li metta in difficoltà usando espressioni comprensibili a tutti, e così la loro falsità potrà essere smascherata. Insegnaci a non approvare per compiacere, ma a seguire in tutte le circostanze la ragione, e a non parlare mai in modo da recar danno agli altri con il pretesto di un falso zelo per il culto divino, ma a dire solo ciò che crediamo giusto.
Concedi a noi di fregiarci dell’impronta della natura e della grazia, del titolo della tua Passione trionfale, del memoriale della tua morte e dell’ufficio di messaggeri del tuo regno: alternando con saggezza l’uso dell’intelletto nell’azione e nella contemplazione, nella vita del corpo e in quella dello spirito, daremo a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio.


Pubblicato 22.01.2009

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