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Spiritualità domenicana

Preghiere sui miracoli del Signore (Sant'Alberto Magno)

Le nozze di Cana (Gv 2,1-12)

Signore Gesù Cristo, eterno e perfetto desiderio della nostra salvezza: quando verrà a mancare il vino della devozione mi assista tua madre, la grazia spirituale, insieme ai tuoi discepoli, le virtù, e ai servitori, le mie facoltà corporee e spirituali; e al cenno persuasivo di tua madre comanda ai servi di ricolmare,
Perché non restino vuote e inutili, sette anfore: quelle dell’osservanza, dell’astinenza, della continenza, della povertà, del silenzio, dell’obbedienza e dell’umiltà. Le riempiano con l’acqua della vera contrizione e io sappia, con meraviglia del maestro di tavola, dapprima trasformarle con devozione in un vino di gioia, e alla fine in un perfetto desiderio del tuo calice di salvezza.

Guarigione di un lebbroso - Guarigione del servo dell’ufficiale (Mt 8,1-13; Mc 1,40-45; Lc 5,12-16; 7,1-10)

Signore Gesù Cristo, sei sceso dal monte della potenza e della sapienza e sei venuto da un grembo verginale per sanare la lebbra del genere umano: eccomi, lebbroso per le macchie dei molti peccati, ti adoro e ti supplico: Signore, se vuoi, puoi guarirmi! Stendi la mano della tua grazia, tocca il mio cuore malato, abbi pietà di me e comanda al morbo del peccato, in modo che io, con vera umiltà, sincera confessione e rendimento di grazie possa essere sanato.
Signore, non sono degno che tu entri nella casa del mio corpo, perché il mio servo - la sensualità - giace paralizzato, prostrato dal male del peccato, e soffre terribilmente a causa della concupiscenza; ma dato che possiedo la ragione e, con il potere della grazia, ho a mia disposizione dei soldati - le virtù naturali -, vieni in me sacramentalmente, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.

I dieci lebbrosi (Lc 17,11-19; Mt 8,1-4; Mc 1,40-45)

Signore Gesù Cristo, per mezzo della contemplazione e delle opere di carità e attraverso le sofferenze fisiche e morali fà che giungiamo alla visione della tua pace, pace interiore ed eterna. Entra nella città della nostra anima e i nostri affetti, lebbrosi a causa dei molti peccati, ti vengano incontro sotto la guida di una ferma volontà. Ma spesso i nostri affetti rimangono immobili perché non hanno più forze e, a causa della gravità delle loro colpe e il timore dei tuoi castighi, da lontano gridano: Gesù Maestro, abbiamo peccato contro di te, abbi misericordia!
Guarda benevolo verso di noi affinché, andando a confessarci, per il dolore di averti offeso veniamo purificati e la nostra anima, rimossa la doppiezza dell’ipocrisia, della cupidigia e dell’incostanza, vedendosi mondata nella sincerità e nella carità, ritorni a te con grande devozione. Davanti alla tua immagine che essa aveva offuscato, cada ai tuoi piedi che portano l’impronta della Passione, della misericordia e della verità, e per l’avvenire si conservi sempre pronta alla conversione nell’amore del tuo sacrificio di salvezza e nell’umiltà di chi è stato miracolato.

Guarigione del figlio di un funzionario (Gv 4,46-54)

Signore Gesù Cristo, dalla Giudea del cielo dove gli angeli ti lodano e inneggiano alla tua gloria sei venuto nella Galilea di questo mondo dove io, tentato dall’attrattiva delle cose temporali, mi trovo gravemente malato e, messo a dura prova, sto per morire: ti prego, abbi pietà di me prima che io precipiti nell’inferno, che è morte dell’anima e del corpo. In forza della tua parola e in virtù della tua grazia salvifica fà che con umile confessione, con il digiuno, la preghiera, la devozione e le buone opere io sia liberato dalla febbre della tentazione e dalla malattia del peccato.

Guarigione della donna che gli tocca il mantello - Resurrezione della figlia di Giairo (Mt 9,18-26; Mc 5,21-43; Lc 8,40-56)

Signore Gesù Cristo, mi prostro ai piedi della tua misericordia e della tua verità e ti prego di risuscitare la mia coscienza, morta nella disobbedienza, nel peccato e nell’apostasia per aver trasgredito la legge naturale, i tuoi comandamenti e i miei voti. Ma prima fà che io guarisca dalla continua perdita di sangue - la mia concupiscenza - avvicinandomi umilmente alle tue spalle e toccandoti il mantello, cioè accostandomi al sacrificio della tua Passione e ricevendo la grazia.
Fà uscire dalla casa della mia coscienza la musica del flauto, gli elogi e tutto ciò che mi invita a peccare. Fà entrare invece, insieme a te, Pietro, segno del pentimento, Giacomo, deciso oppositore del peccato, e Giovanni che fa l’esperienza della grazia trovandosi in una condizione imperfetta, contaminata dal male e degna di castigo. Fà entrare anche i genitori della bambina, ossia la consapevolezza della grazia e del libero arbitrio, e prendi per mano la mia anima in modo che risorga dalla morte del peccato.

Guarigione della figlia della cananea (Mt 15,21-28; Mc 7,24-30)

Signore Gesù Cristo, figlio di Davide, abbi pietà di me perché la mia sensibilità è tormentata da uno spirito maligno: la ricerca del piacere, la cupidigia e la curiosità smodata.
Anche se sei stato mandato non ad abolire le tentazioni, ma a ritrovare le pecore della casa di Israele - cioè i retti pensieri e gli affetti dell’anima che contempla Dio - che si erano perdute per opera del demonio, libera ugualmente la mia sensibilità affinché continui a seguire i tuoi discepoli, ossia le virtù, chiedendo aiuto.
Lo so che non è giusto prendere il pane dei figli, vale a dire offrire i maltrattamenti, le tentazioni, le offese e le tribolazioni, e buttarlo ai cani, cioè ai voluttuosi, ai lussuriosi e agli impazienti che davanti a quelle prove abbaiano e si lamentano, e sono pronti ad addentare le pietre, ossia i piaceri, credendole pane. Ma tu, Signore, concedi a me, umile peccatore, di mangiare insieme ai cagnolini, per quel poco che posso, le briciole delle tribolazioni che cadono dalla mensa della sofferenza dei miei signori, cioè i tuoi santi, affinché la mia sensibilità venga liberata dallo spirito maligno.

Guarigione di un sordomuto (Mc 7,31-37; Mt 15,29-31)

Signore Gesù Cristo, tu alla fine del mondo abbandoni i malvagi. Ma ora passando per Sidone, città della predicazione, vieni a noi, figli prediletti, presso il lago di Galilea dove potremo pentirci, confessarci, riparare i nostri peccati progredendo nella carità grazie ai tuoi insegnamenti, alla correzione di noi stessi, alle infermità, alle tribolazioni e alle preghiere.
Prendici in disparte, lontano dalla folla vociante, metti un dito di prudenza nell’orecchio del nostro intelletto e dà alla nostra volontà il gusto della sapienza. Così la nostra lingua si scioglierà liberandosi dalla vergogna, dalla presunzione di salvarci senza merito, dalla sfiducia e dalla disperazione, e noi parleremo rettamente e penseremo e agiremo allo stesso modo.
Se nel distacco dai beni terreni, nella pratica dell’umiltà e della pazienza non cercheremo l’elogio degli uomini, allora i sordi potranno udire vere parole di conversione, e i muti parleranno per confessarsi e annunciare la parola di Dio.

Guarigione di un paralitico (Mt 9,1-8; Mc 2,1-12; Lc 5,17-26; cfr. anche i Sam 5,1-5; 15,10-23; At 9,34)

Signore Gesù Cristo, con la Passione sei salito sulla barca della Croce, con la Risurrezione sei passato all’altra riva e con l’Ascensione sei giunto alla città del cielo, luogo di splendore per i corpi gloriosi e di eterna pace per le anime: ecco davanti a te l’anima di un predicatore che dovrebbe impegnarsi con assiduità nella preghiera e nella carità verso i fratelli, e frequentare spesso la confessione. Ma il timore dell’indurimento di cuore e dell’ira di Dio, la paura di un possibile danno e dell’incertezza della morte, i richiami della divina ispirazione, la riflessione interiore, gli esempi dei santi e l’umiltà del pentimento rendono quest’anima paralitica dinanzi a te a causa dei molti peccati, e incapace di acquisire meriti perché insensibile alle ferite recate a se stessa e agli altri: giace su un monte di superbia come Saul, in una terra di cupidigia come Dagon, in un letto di dissolutezza come Enea.
Signore, guarda alla fede dei portatori del paralitico e dì a chi giace nel peccato di aver fiducia, perché i suoi peccati possono venir perdonati qui in terra: confessandosi può rialzarsi, facendo penitenza può prendere la sua barella e, incamminandosi sulla via della virtù, può tornarsene verso casa, in unione con la Chiesa, e avviarsi all’eterna beatitudine; e la folla dei fedeli veda, tema e glorifichi Dio che ha dato tale potere agli uomini.

A pranzo in casa di un fariseo - Lezione di umiltà (Lc 14,1-11; Mc 12,38-40)
Signore Gesù Cristo, tienici lontani dai mali e donaci un giorno di pace interiore, così tu entrando nella casa della nostra coscienza potrai incorporarci a te. Rinvigorisci la capacità del nostro spirito di nutrirsi col calore della carità, la forza della parola, le opere di misericordia, l’esempio di buone azioni e l’assidua preghiera: questo cibo di salvezza, dopo essere stato assunto dall’intelletto, venga assimilato dalla volontà e trasmesso come buon nutrimento a tutte le membra per ben operare.
Signore, che ci hai invitato al banchetto della vita religiosa e della Sacra Scrittura, insegnaci a cercare l’ultimo posto con vera umiltà di cuore, di parole e di opere, per liberarci dalla tentazione di seguire vane dottrine, per sanarci dal morbo dell’ambizione e salvarci dal pozzo di un pericoloso rifiuto di te; così nel giorno della risurrezione saremo glorificati davanti a tutti gli invitati.

Guarigione di un indemoniato (Lc 11,14-28; Mt 9,32-34; Mc 1,21-28)

Signore Gesù Cristo, scaccia da me lo spirito maligno - cioè la prudenza del mondo, della carne e del diavolo - che mi rende muto, incapace di lodarti e di confessare il mio peccato. Tu che sei vera virtù, scaccialo in forza della mia contrizione. Tu, Parola del Padre, guariscimi per mezzo della confessione. Tu, luce dell’anima, illuminami grazie alla mia penitenza e riparazione. E affinché il male, forte e ben armato non riesca a possedermi senza lottare, trasforma tutte le sue armi - ossia le facoltà della mia anima e i miei sensi - in strumenti per servirti e lodarti. Estingui in me l’amore di concupiscenza, perché se esso verrà non mi trovi indifeso. Purificami con la grazia della confessione e ornami di virtù, perché se ritornerà non mi trovi indifeso e non mi sommerga di vizi spirituali, facendomi peccare di nuovo e più gravemente.
Fà che anch’io ascoltando frequentemente la tua parola possa lodare il grembo che ti ha portato, e mettendola in pratica possa alimentarmi al seno che ti ha nutrito.

La risurrezione del figlio della vedova di Naim (Lc 7,11-17)

Signore Gesù Cristo, poiché tu sei vera luce, unzione salutare, parola e virtù, illumina il nostro intelletto, risana il nostro affetto, istruisci la nostra lingua, volgi al bene il nostro agire. Venendo in noi, la tua grazia giunga all’intelletto e dall’intelletto passi all’affetto, dall’affetto alla parola, dalla parola alle opere; crescendo in noi, la tua grazia liberi dalla colpa i penitenti, protegga dalla tentazione chi lotta contro il male, sproni verso il meglio quelli che già camminano nel bene e conduca i perfetti al traguardo della salvezza eterna.
Signore, poiché sei verità, carità, virtù e costanza vieni in Naim: vieni nell’anima che vacilla in uno stato di colpa e di pena. Vieni accanto a noi per dare la vista al cieco, la parola al muto, la vita per affinché con obbedienza, fede e carità possiamo poi avvicinarci a te. Entra dalle porte interne - l’intelletto e la volontà - e chiudi quelle esterne, affinché la tentazione che deriva dalla cattiva abitudine non giunga attraverso i sensi fino alla conoscenza e all’affetto invadendo tutto il nostro essere.
Guarda, abbi compassione, consola; avvicinati manifestando la tua grazia; tocca la bara del corpo morto, ossia la coscienza, per correggerla. Si fermino i portatori, segno delle occasioni di peccato. Ordina all’anima che giace nel male di porsi a sedere con la buona volontà, di cominciare a parlare confessando le sue colpe, di alzarsi in piedi per operare il bene. Restituiscila a sua madre, la grazia che nutre, perché rimanga in essa stabilmente.
Il timore reverenziale verso il tuo potere e la devozione verso la tua bontà siano nostri costanti pensieri, perché un grande profeta - la grazia che preannuncia i beni eterni - è sorto tra noi. Dio infatti ha visitato il suo popolo, cioè le forze dell’anima, i pensieri e i sentimenti: inviando la luce di verità, la forza d’azione, la bontà di salvezza.

La tempesta sedata (Mt 8,23-27; Lc 8,22-25)

Signore Gesù Cristo, quando sei salito sulla barca della croce hai voluto che i tuoi discepoli ti seguissero. Ma quando anch’io ti ho seguito insieme ai discepoli, cioè ai miei affetti, si è scatenata nel mio cuore la gran tempesta della tentazione. E mentre proprio come te riposa la tua grazia, la barca della mia anima in tempesta è ormai sommersa dai flutti della concupiscenza. Perciò grido a te con la preghiera, ti bramo col desiderio, ti scuoto con la devozione, ti sveglio con le opere: vienimi in aiuto, scaccia la mia paura, aumenta la mia fede, comanda ai venti delle tentazioni e al mare delle mie passioni che la tempesta del mio cuore si plachi, e io con tutte le mie forze, avvinto dalla tua potenza, ti loderò in eterno.

La pesca miracolosa (Lc 5,1-10)

Signore Gesù Cristo, fammi accorrere con vivo desiderio all’ascolto della tua parola senza allontanare gli altri che desiderano ascoltarla. Fà che io non sia sommerso nel lago della vanagloria, ma salga sulla barca dell’obbedienza e scenda da essa ricco d’umiltà. Fà che lavi le reti della predicazione, del desiderio di te e delle buone opere da ogni avidità, ambizione e adulazione; fà anche che le ripari con la concordia, le asciughi con opere di bene, le ripieghi con la prudenza e senza pigrizia, ed eviti di romperle con la discordia.
Fà che io con la barca della vita religiosa mi stacchi dalle cose terrene, rimanga in essa quando riposo e da essa io insegni agli altri con l’esempio e che alterni la preghiera e l’azione, conducendo la barca al largo nel mare della contemplazione, della predicazione e dell’osservanza regolare; fà che io getti le reti ispirato dalla tua parola, e non nell’oscurità della colpa e dell’ignoranza, per pescare opere vive e raccogliere dalle acque delle tribolazioni la ricchezza della tua visitazione interiore e del conforto spirituale.
Così l’anima, ricolma di meraviglia, chiamerà a raccolta tutte le sue forze per poter riempire le due barche della pazienza e dell’obbedienza e inginocchiarsi poi con umiltà davanti ai tuoi piedi; e ricondotte le barche a riva, nella terra dei viventi, potrà ricevere il premio eterno.

La moltiplicazione dei pani (Gv 6,1-14; Mt 14,13-21; Mc 6,30-44; Lc 9,10-17)

Signore Gesù Cristo, si avvicina ormai la Pasqua del mio passaggio all’altra vita, e i pani delle suggestioni terrene che si acquistano con duecento denari, e la conseguente rovina del corpo e dell’anima, non bastano per darne un pezzetto a ciascuno: fà che io elevi la mente a te calpestando l’erba del piacere sensuale, dei beni e della gloria di questo mondo, per meritare di saziarmi con i cinque pani spirituali, ossia il timore di Dio, l’orrore del peccato, il dolore della contrizione, la sincerità della confessione, l’impegno nella penitenza e nella riparazione; e anche con i due pesci, ossia la stabilità nel proposito e il desiderio di progredire nel bene.
Donami la forza di sopportare le offese e le ingiurie, e insegnami a essere umile come il ragazzo che ha con sé i cinque pani e i due pesci: l’umiltà merita di essere saziata con la grazia di Dio e permette di varcare le porte del paradiso, santuario di Dio, per raggiungere la gloria del cielo.

La seconda moltiplicazione dei pani (Mc 8,1-10; Mt 15,32-39)

Signore Gesù Cristo, abbi compassione della folla dei penitenti, dei giusti e dei perfetti, perché si trovano nel deserto del peccato, ascoltano la voce della coscienza e desiderano te; e anche perché si dolgono d’averti offeso, confessano i loro peccati, fanno penitenza e riparano le loro colpe; perché hanno vinto il mondo, la carne e il diavolo; e ancora perché ti contemplano coi sensi, la mente e lo spirito; e infine perché attendono il tuo perdono, la grazia e la gloria.
Dona nuova vita ai penitenti mediante l’ansietà consapevole, la sofferenza, lo sdegno, il timore, il desiderio di te, l’imitazione dei buoni esempi e la liberazione dal male. Ricrea i giusti donando lo spirito del timor di Dio, di pietà, scienza, fortezza, consiglio, intelletto, sapienza. Rigenera i perfetti elevando le facoltà dell’anima e del corpo, nel momento presente con la speranza, in futuro con il premio della vera vita.


Pubblicato 19.01.2009

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