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Spiritualità domenicana

Meditazioni sulle litanie domenicane
Santa Maria, sposa amatissima di Cristo

(Litania 18)

“Come sei bella amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe, dietro il tuo velo.
Le tue chiome come un gregge di capre,
che scendono dalle pendici di Galaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate
che risalgono al bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagnia.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano tra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia”.

(Cantico dei Cantici, 4, 1-7)

Il testo del Cantico dei Cantici è un poema che riveste un ruolo particolare nell’antico testamento. Esso infatti non nomina mai esplicitamente il nome di Dio e affronta tematiche che a una prima lettura potrebbero risultare imbarazzanti e fuori argomento biblico. Tuttavia il tema che il breve poemetto illustra è un tema alto e denso di significato, perché affronta direttamente l’argomento dell’amore di Dio per gli uomini letto alla luce dell’amore tra due sposi.
La letteratura critica sul libro in questione sottolinea come il Cantico sia stato redatto a partire da canzoni di amore popolare che normalmente venivano cantate nelle feste nuziali per elogiare lo sposo, la sposa e il legame che li univa, escludendo tutte quelle tematiche troppo particolari o non pertinenti, fino ad arrivare al testo attuale, che nell’universalità del suo messaggio di amore sull’amore è da considerarsi come una delle più squisite produzioni letterarie dell’antico testamento.
Essendo la matrice culturale del poema di estrazione popolare, molte delle immagini e delle similitudini utilizzate sono tratte dal mondo campestre e pastorale della società palestinese del tempo, e utilizzate per elogiare in ogni suo tratto gli aspetti dei due amanti e del legame amoroso che li lega.
Tutta la descrizione tuttavia pur non parlando di Dio rimanda continuamente a lui, in quanto l’origine e l’alimento del legame che unisce i due amanti è proprio l’amore che Dio nutre per gli uomini e che ha un suo compimento e una sua espressione massima proprio nel legame intimo tra gli sposi.
Nel brano proposto lo sposo canta ed elogia la figura della propria sposa, utilizzando immagini e metafore bucoliche per potere descrivere appieno non solo le sue qualità fisiche ma anche le sue qualità interiori e spirituali. Così si può leggere in questo elogio della sposa l’elogio di Cristo alla propria sposa, l’elogio a colei che per la soavità del suo portamento e soprattutto per il candore della sua persona (tale da rendere armoniosa e gradevole ogni sua parte del corpo) risulta essere meritoria di un canto che innalza a essere sposa prescelta e prediletta.
Maria è la sposa che si è svegliata sotto il melo, sotto l’albero dell’amore perché capace di dare molta ombra agli amanti, è la sposa che completa nella sua persona il progetto di amore di Dio per gli uomini.
In particolare il riferimento alla torre di Davide e agli scudi che vi sono li appesi è interessante. Maria vista come la torre di Davide indica colei che si erge sulla pianura come roccaforte inespugnabile e capace di resistere ad ogni attacco. Ed essendo costellata di numerosi scudi è capace non solo di difendersi al meglio ma soprattutto di offrire a coloro che montano la guardia intorno a lei numerose possibilità di difendersi dagli attacchi del male utilizzando le migliori difese che possa disporre.
Maria così è elogiata per il candore virginale della sua persona, al punto da essere messa sul cuore di Cristo come sigillo indistruttibile dell’amore di Dio per gli uomini. Essa è la sposa amatissima di Cristo, è la sposa capace di realizzare sulla terra l’amore di Dio. A.M.


Pubblicato 03.02.2008

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