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Spiritualità domenicana

Meditazioni sulle litanie domenicane
Santa Maria, più sublime del cielo

(Litania 6)

Contemplando il candore della Vergine Maria si giunge così a riconoscerne la dignità di questa creatura voluta da Dio per compiere meraviglie tra gli uomini. E la meraviglia che si gusta nel momento in cui il nostro cuore entra in unione con lei supera certamente lo stupore che i nostri occhi potrebbero provare alla vista dei colori di un tramonto, alla vista della tenue luce che a poco irrompe all’aurora nel blu della notte per mostrarsi carica di novità per l’annuncio del nuovo giorno.
Come i nostri occhi gioiscono di colori alla vista delle tinte rosa, arancio e azzurro che irrompono nella tenebra del cielo cupo e profondo della notte che aveva destato in noi il timore e la preoccupazione che tale notte non cessasse mai, così il nostro cuori pare iridato di letizia e di stupore nel momento in cui si pone in atteggiamento di preghiera verso Maria quando ci accostiamo a lei per ricevere le sue cure sommersi dalle preoccupazioni delle nostre esistenze.
Gli esteti chiamerebbero questo atteggiamento “l’esperienza del sublime” che si mostra e noi e opera in noi suscitando una serie di emozioni contrastanti e simultanee tra di loro. Il sublime infatti si presenta come una categoria estetica capace di descrivere un atteggiamento superiore all’esperienza del bello: là dove la bellezza descrive più sobriamente la contemplazione dell’armonia delle parti, il sublime sottolinea la compresenza di elementi armoniosi e non armoniosi all’atto della visione. Così se il nostro cuore è in uno stato di letizia, la visione di un’armonia delle parti, come si può constatare in natura in un cielo terso all’aurora, suscita in noi sentimenti di letizia e di gioia, di canto e di esultanza. Questa potrebbe essere l’esperienza della preghiera di ringraziamento, là dove il nostro cuore si accosta alle realtà celesti appagato dalla sua pur minima capacità di riconoscere la propria partecipazione al progetto di Dio.
Dall’altra parte notiamo invece che la visione di una tempesta, di un evento naturale improvviso e catastrofico può generare in noi un sentimento di terrore misto a letizia. E questa potrebbe essere l’esperienza di un cuore che si pone in atteggiamento di preghiera di domanda, là dove la vita viene sconquassata come una zattera in mezzo al mare e al contempo si riconosce che tale zattera ha tutte le possibilità di rimanere a galla se supportata dalla fede nell’amore di Dio.
La categoria del sublime potrebbe per questo essere avvicinata all’esperienza dei più grandi mistici della fede cristiana, a partire da Giobbe, passando attraverso la notte oscura di San Giovanni della Croce e giungendo in ultimis a Madre Teresa di Calcutta. Nel loro cuore infatti la notte oscura della fede li conduceva in una situazione di disagio sia esteriore (le prove e le tribolazioni di Giobbe), sia interiore (l’aridità spirituale di cui godevano questi mistici) non solo per saggiare e purificare la loro fede ma per fare riconoscere a loro, al termine del loro cammino, il sublime del progetto di Dio sugli uomini, capace di operare dentro di loro anche quando loro erano in uno stato in cui non si riusciva per nulla a gustare l’armonia della realtà celeste e del raccoglimento.
Certamente questi atteggiamenti non sono propri di tutti gli uomini, in quanto a pochi è concesso questo privilegio e insieme questa grande prova che li porta ad infiammare la loro fede anche nella totalità completa degli affetti.
Se tuttavia questa invocazione delle litanie domenicane ci porta a saggiare un percorso poco battuto perché elevato della vita spirituale, nello stesso tempo ci permette di addentrarci ulteriormente nella conoscenza e nell’amore per Maria. Maria è infatti qui invocata come creatura più sublime rispetto a tutto quanto il cielo. Se l’essere sublime si riducesse solo ad essere interpretato come un qualcosa di più rispetto alla bellezza, dovremmo dire che Maria è più bella per qualità rispetto non solo a ogni singola creatura, ma anche rispetto a tutte le creature messe insieme. Se tuttavia la lezione sul sublime ci insegna che esso consiste nella compresenza di due atteggiamenti diversi e contrastanti rispetto ad un’unica realtà, dovremmo allora operare su Maria un discorso che possa essere adeguato a questo. E quando contempliamo nella quarta decina del rosario dei misteri gloriosi l’assunzione di Maria al cielo, non contempliamo forse il sublime che opera in lei? Maria ha avuto infatti il privilegio di essere stata trasportata dopo la morte in cielo, come Cristo, in anima e corpo. Lei prima tra tutte le persone umane ha avuto lo speciale privilegio di godere immediatamente dopo la morte delle realtà divine non solo con il proprio spirito ma anche con il proprio corpo. Ed è questo che rende di lei una creatura sublime. Maria è stata assunta in cielo con il proprio corpo di carne, lo stesso nostro corpo che noi ogni giorno nutriamo e curiamo. E, a motivo della santità di cui godeva, la natura umana in Lei divenne superiore agli angeli e a tutto il cielo, sublime ai loro occhi, sublime ai nostri occhi che contemplano la sua assunzione in cielo, sublime nel suo essere creatura eletta e glorificata in tutto da Dio.
Maria, tu sei la più sublime del cielo, rendi anche noi uomini capaci, sull’esempio del tuo Figlio e sul tuo esempio, di godere non solo nella preghiera che ti contempla ma anche nella realtà futura del sublime che tu ora godi e vivi.


Pubblicato 20.10.2007

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