Sei in: Home page => Un sacerdote risponde => Teologia dogmatica => Cristologia => Qual è il significato teologico salvifico della morte di Gesù?

Un sacerdote risponde

Qual è il significato teologico salvifico della morte di Gesù?

Quesito

Gentile Padre Angelo
Le sottopongo un nuovo interrogativo:
Poiché il male non è stato tolto dalla terra con la morte di Gesù, qual'è il significato teologico salvifico della sua morte? Da cosa esattamente ci ha liberato?
Grazie mille
Daniele


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. quando tu dici che il male non è stato tolto dalla terra ti riferisci ai mali di ogni genere che gravano sulla vita degli uomini.
È vero, tutto questo è rimasto.

2. Allora da quale male ci ha liberati?
Ci ha liberati dal peccato, che genera nell’uomo un’autentica schiavitù e ci mette sotto il dominio del diavolo. Inoltre ci ha liberato dalla morte eterna.
La Sacra Scrittura è chiara su questo punto. Gesù dice: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34).
Giovanni Battista, quando annuncia Gesù ai suoi discepoli, esclama: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29).
Gesù stesso dice di essere venuto per “servire e dare la sua vita in riscatto per tutti” (Mc 10,45).
San Pietro ricorda da quale male Cristo ci abbia liberati: “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime” (1 Pt 2,24-25).

3. Se Cristo non ci avesse liberato dal peccato, saremmo morti nei nostri peccati e saremmo andati incontro alla perdizione eterna.
Il battesimo e la confessione sacramentale ci rendono puri davanti a Dio.
In questo modo la sporcizia non ci macchia eternamente e possiamo entrare in Paradiso per vivere per sempre. Ti pare poco?

4. Il Catechismo della Chiesa Cattolica sintetizza il significato della morte di Gesù con le seguenti affermazioni:
«Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture» (1 Cor 15,3).
La nostra salvezza proviene dall'iniziativa d'amore di Dio per noi poiché «è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1 Gv 4,10). «E' stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo» (2 Cor 5,19).
Gesù si è liberamente offerto per la nostra salvezza. Questo dono egli lo significa e lo realizza in precedenza durante l'ultima Cena: «Questo è il mio Corpo che è dato per voi» (Lc 22,19).
In questo consiste la redenzione di Cristo: egli «è venuto per... dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28), cioè ad amare «i suoi sino alla fine» (Gv 13,1) perché essi siano «liberati dalla» loro «vuota condotta ereditata dai» loro «padri» (1 Pt 1,18).
Mediante la sua obbedienza di amore al Padre «fino alla morte di croce» (Fil 2,8), Gesù compie la missione espiatrice [Cf Is 53,10] del Servo sofferente che giustifica molti addossandosi la loro iniquità [Cf Is 53,11; Rm 5,19]” (CCC 619-623).

5. Certo il Signore, se avesse voluto, avrebbe potuto liberarci col battesimo anche da tutte le infermità della vita presente.
Ma non l’ha fatto. E in questo vi sono racchiuse delle profonde ragioni.
S. Tommaso offre una spiegazione molto valida, che aiuta a far luce sul mistero del male nella cui permanenza dobbiamo vedervi un’intenzione misericordiosa di Dio.
Dice testualmente: “Il battesimo ha la virtù di togliere le penalità della vita presente: tuttavia invece di toglierle nella vita presente, in forza di esso saranno tolte ai santi il giorno della risurrezione, quando, a detta dell'Apostolo "questo corpo corruttibile si rivestirà di incorruttibilità"(1 Cor 15,54).
Ed è giusto che sia così.
Primo, perché col battesimo l'uomo viene incorporato a Cristo e diventa suo membro. E quindi è conveniente che nelle membra incorporate si compia quello che si è compiuto nel capo.
Ora, Cristo, che fin dal principio del suo concepimento fu pieno di grazia e di verità, ebbe un corpo passibile, che attraverso la passione e la morte fu risuscitato alla vita gloriosa.
Allo stesso modo il cristiano riceve nel battesimo la grazia per la sua anima, ma conserva un corpo passibile con il quale possa soffrire per Cristo; questo però in seguito sarà risuscitato a una vita impassibile. Ecco perché l'Apostolo scriveva ai Romani: “Colui che risuscita Gesù Cristo dai morti, farà rivivere anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che risiede in voi" (Rm 8,11)...
Secondo, ciò è conveniente a scopo di spirituale esercizio, cioè affinché l'uomo combattendo contro la concupiscenza e le altre penalità, ottenga la corona della vittoria.
In proposito la Glossa, a commento di quel passo paolino "perché sia distrutto il corpo del peccato" (Rm 6,6), scrive: “Se dopo il battesimo l'uomo continua a vivere in questa terra, ha da combattere e da vincere con l'aiuto di Dio la propria concupiscenza"...
Terzo, ciò era conveniente perché gli uomini non andassero al battesimo per l'immunità dal dolore nella vita presente, invece che per la gloria della vita eterna. Di qui le parole dell’Apostolo: “Se solo per questa vita noi abbiamo riposto in Cristo le nostre speranze, noi siamo i più miserabili di tutti gli uomini" (1 Cor 15,19)” (Somma teologica, III, 69, 3).

Ti ringrazio del quesito.
Ti prometto una particolare preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 08.11.2008

La pagina è stata letta 5702 volte