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Un sacerdote risponde

Mi sto facendo un'idea su come l'uomo, in una certa misura, diventi più uomo nella Fede....e viceversa

Quesito

La ringrazio delle sue parole, come sempre sono di grande conforto e mi aiutano a crescere.
Mi sto facendo un'idea su come l'uomo, in una certa misura, diventi più uomo nella Fede....e viceversa.
Specie davanti alla morte, che ci fa vedere tutta la fragilità dell'essere umano, il nostro rimanere attaccati (volenti o nolenti) almeno nel momento iniziale di un trapasso, a quel segno "fisico" di vita, mi fa pensare a come più ci si avvicini alla Fede, più si vivano in pienezza (anche in pienezza dolorosa) i vari momenti della nostra esistenza, morte compresa. Riflettevo ad esempio, sulla veglia che si fa in casa al defunto, vedendo in essa, oltre che le ovvie motivazioni medico-scientifiche per le quali non subito si possa procedere alla sepoltura, anche una forma umana di "consolazione" e di graduale distacco psicologico per chi rimane....quasi che la presenza del corpo di un nostro caro, rimanendo ancora con noi, ci dia l'idea della sua presenza, pur sapendo che l'anima è ormai altrove.
Anche l'andare al cimitero, magari all'inizio con una frequenza più intensa, è come se servisse a chi perde qualcuno, a rimanere in contatto con quel che di fisico rimane delle persone che abbiamo amato. In questo la pietà cristiana verso i defunti è diversa da quella di molte altre religioni e credo che forse il motivo sia proprio in questo rapporto corpo-anima, che il Signore stesso ha posto in noi.
Sappiamo che il corpo è un mezzo che il Signore ci ha donato, ma è anche quel veicolo di trasmissione di manifestazioni concrete d'affetto, con cui dare calore, amore, consolare, far gioire. Ed è un corpo che l'anima, almeno così credo, sente di dover rispettare, anche dopo morte, perchè sarà ripreso al momento della Resurrezione. D'altro canto credo sembri strano per chi perde un caro, vedere un corpo senza vita. Proprio quel fisico che ha sorriso, amato, vissuto, rimanere silenzioso e trasfigurato dalla morte. In questo ci vedo un limite dell'essere umano, rispetto alla grandezza di Dio: Dio vede nel nostro cuore e non ha bisogno di manifestazioni esterne per sapere se lo amiamo o meno (che poi ci siano anche quelle è perchè la dimensione materiale dell'uomo le richiede), l'essere umano invece ha una comprensione dell'amore che passa anche attraverso il mezzo fisico: l'abbraccio, la parola, il bacio, la stretta di mano, il sorriso.
Se già fossimo in grado di percepire l'affetto al di là di queste cose, forse il distacco ci peserebbe di meno. Sentiremmo già la presenza dell'altro, che è andato in una dimensione in cui può amare di più, in pienezza, nella pienezza di Dio che lo accoglie.
Però mi sembra quasi un paradosso: l'uomo, nella Fede, vive più intensamente tutto, sia la gioia, che il dolore, perché è come se, amando Dio, amasse di più anche gli altri, e si facesse in certa misura pi carico del dolore, proprio e di chi lo circonda. Non dovrei meravigliarmi pi di tanto di questa considerazione... in fondo è quello che ha portato nostro Signore a morire sulla Croce.... ma per me che sto vivendo la prima esperienza concreta di perdita da "cristiana" (perchè pur se cristiana da sempre, la vera conversione l'ho avuta 3-4 anni fa) e da persona adulta, è tutto nuovo e anche in parte alle volte un banco di prova, pur nella fiducia che ripongo in Dio. So che il Signore permette anche questo e mi affido a Lui, pur nella difficoltà soggettiva in cui mi trovo davanti a certi pensieri (specie quando mi figuro il momento in cui perderò i miei genitori).
(...)
Le auguro una buona settimana e mi scuso per essermi dilungata nelle mie riflessioni.
La ringrazio anche per la risposta al mio quesito.
Maria


Risposta del sacerdote

Carissima Maria,
ti ringrazio di avermi reso partecipe di questa bella riflessione dopo una serie di lutti che ti ha colpito in maniera più o meno vicina.
Desidero sottolineare alcune espressioni particolarmente dense:
1. “Mi sto facendo un'idea su come l'uomo, in una certa misura, diventi più uomo nella Fede....e viceversa”.
Sì, è vero. Dio non toglie nulla all’uomo.
La comunione con Dio gli conferisce all’uomo una grandezza incomparabile.
Così come senza Dio l’uomo vale niente. Di questo genere è la grandezza che i senza Dio propongono all’uomo. Sì, come dice la Sacra Scrittura, credendo di diventare sapienti, sono diventati stolti.

2. “Anche l'andare al cimitero, magari all'inizio con una frequenza più intensa, è come se servisse a chi perde qualcuno, a rimanere in contatto con quel che di fisico rimane delle persone che abbiamo amato”.
Ed è per questo che la Chiesa privilegia l’inumazione, sebbene non condanni la cremazione.
Con la cremazione si ha l’impressione che del defunto non rimanga assolutamente nulla.
Nel cadavere invece rimane una somiglianza fisica.

3. “L'uomo, nella Fede, vive più intensamente tutto, sia la gioia, che il dolore”.
Questo avviene perché con la grazia si ama in maniera non solo umana, ma divina. Si vive, si gioisce e si soffre in Cristo, per Cristo e con Cristo.
E Cristo conferisce alle nostre azioni ed emozioni un valore, potrei dire, divino e infinito.

Ti ringrazio ancora, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 18.09.2008

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