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Un sacerdote risponde

Gesù non è stato condannato a morte perché si è dichiarato Messia, ma perché si è dichiarato Figlio di Dio

Quesito

Caro Padre Angelo,
ieri sera ho rivisto il film "Gesù di Nazaterh" di Zeffirelli, che mi ha fatto sorgere un dubbio.
Nel film quando Gesù afferma di essere il Messia (per inciso: Messia è sinonimo di Figlio di Dio?) il sommo sacerdote Caifa si straccia le vesti dicendo "Dio è uno!" e il Sinedrio decide di condannarlo a morte.
Io capisco che il Sinedrio possa aver ragionato così: noi stiamo aspettando il Messia, cioè il Figlio di Dio, tu dici di esserlo ma noi non ci crediamo (o non vogliamo crederci), quindi sei un bestemmiatore e meriti di morire.
Non capisco che possa aver ragionato così: tu dici di essere il Messia, cioè il Figlio di Dio, ma così rinneghi il fondamento della nostra religione per cui Dio è uno solo, quindi quello che dici è incompatibile con la nostra religione e meriti la morte. Ma allora chi avrebbe dovuto essere questo Messia? E tutt’oggi gli ebrei che personaggio stanno aspettando?
La soluzione del mio dubbio potrebbe essere facile: nel film c’è un errore. Ma questo mi sembra un po’ semplicistico e quindi vorrei un parere da lei.
Come sempre la ringrazio e, per quel che valgono, assicuro di ricordarla nelle mie preghiere quotidiane.
Nicola


Risposta del sacerdote

Caro Nicola,
non ho presente la sequenza del film circa il problema che mi sottoponi.
Ma, da quanto mi scrivi, propendo invece proprio per una inesattezza.
Essere il Messia per gli ebrei non comportava l’identificazione con l’essere Figlio di Dio.
A Gesù non è stato chiesto se fosse il Messia. Perché il titolo di Messia poteva essere dato ad un uomo.
A Gesù fu chiesto espressamente se era il Figlio di Dio, se era Dio.
E appena Gesù lo disse, Caifa si stracciò le vesti e tutti dissero che quella era una bestemmia. Non potevano pensare che Dio avesse un corpo, né si erano posti il problema se Dio si fosse incarnato.
Dalle parole di Gesù avrebbero dovuto riflettere: “le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato (Gv 5,36); “Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre” (Gv 10,37-38); “Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse” (Gv 14,11).
E avrebbero dovuto domandarsi se le Scritture nelle quali dicevano di credere contenessero qualche affermazione sull’origine celeste del Messia.
Ma sommi sacerdoti e sinedrio sono stati spicci, perché Gesù rovinava le loro entrate economiche e il loro potere.

Ti ringrazio, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 03.05.2008

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