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Un sacerdote risponde

Il Battesimo come veniva celebrato nei primi cinque secoli e come viene celebrato oggi

Quesito

Caro Padre Angelo
una domanda di patrologia e storia della Chiesa insieme.
Come erano vissuti i sacramenti dell’iniziazione cristiana nei primi cinque secoli della Chiesa e come li ha espressi la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II.
Quali gli aspetti in comune, quali ancora le divergenze?
La ringrazio per la risposta, la seguo nelle preghiere.
Dio la Benedica,
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
la domanda che mi poni è così vasta che bisognerebbe rispondervi con un vero trattato. Mi limiterò solo ad alcune note, nella consapevolezza che non posso dire tutto. Ma un tanto la risposta sarà così ampia da richiedere tre puntate.
In genere va ricordato questo fatto: i sacramenti sostanzialmente sono sempre celebrati nella stesso modo. Mutano i riti, le disposizioni richieste dalla Chiesa, ma la sostanza è la stessa.

In questa prima puntata ti parlo del Battesimo, come è stato recepito e praticato nella Chiesa primitiva e come viene celebrato oggi.

1. La rinuncia a Satana, l’unzione e la professione di fede
Il rito comportava come prima cosa la rinuncia al demonio. San Basilio dice che l’usanza di questa rinuncia precedente il battesimo risale ai tempi apostolici. Essa si faceva, sia sotto forma di una rinuncia unica, pronunciata da colui che stava per essere battezzato: «Io rinuncio a Satana, alle sue opere, alle sue vanità ecc. sia sotto forma di domande e risposte.
Dopo questa cerimonia della rinuncia, seguiva quella dell’unzione. Il cate-cumeno veniva unto con l’olio esorcizzato (olio dei catecumeni). In Oriente, l’unzione la si fece dapprima soltanto sulla testa, e più tardi fra le scapole e sul petto. Il significato era assai chiaro: si riferiva infatti all’unzione praticata agli atleti prima del combattimento.
Da ultimo si compiva la grande professione di fede, detta anche redditio symboli. Anche qui, ordinariamente si procedeva con domande e risposte, tra il sacerdote (o il vescovo) ed il battezzando.

2. Poi si procedeva alla benedizione dell’acqua
La benedizione dell’acqua è molto antica. Ne parla già Tertulliano, scrittore ecclesiastico che muore all’inizio del terso secolo. Questa benedizione attuava un esorcismo sull’acqua, destinato ad eliminare l’influenza del demonio. Nell’opinione degli antichi le sorgenti e le acque era particolarmente esposte ad influssi diabolici.
Tertulliano pensa che quando l’acqua viene benedetta un angelo scenda a purificarla, come scendeva nella piscina di Betzaetà (Gv 5,2) e conferiva alle acque la virtù di sanare.
Il rito della benedizione non è sempre stato lo stesso. Ma in genere si procedeva per insufflazione, rito che significava la discesa dello Spirito buono e l’allontanamento di quello cattivo.
In Oriente si dà meno importanza all’esorcismo sull’acqua, perché si riteneva che le acque fossero già santificate dal Battesimo di Gesù nel Giordano.
Nei primi secoli i riti della benedizione del fonte erano assai semplici: alcune preghiere, l’invocazione dei nome di Dio, di Gesù Cristo, della Trinità, alcuni segni di croce per attirare su quell’acqua le grazie divine. Le Costituzioni apostoliche (V sec.) recano il testo della bella preghiera che accompagnava questa benedizione:
“Guarda, o Signore, dal cielo, e santifica quest’acqua, dona ad essa una grazia tale e una tal virtù, sicché quanti vi sono immersi, come è stato prescritto da Cristo, siano crocefissi, muoiano, siano sepolti e con lui risorgano all’adozione, ch’egli ha loro meritata, facendoli morire al peccato, e vivere a giustizia”.

3. Il battesimo propriamente detto
Quando era tutto pronto, coloro che attendevano la rigenerazione battesimale potevano avvicinarsi e calarsi nelle acque santificatrici. Essi si svestivano dei loro abiti, gli uomini da una parte, sotto la direzione di uno dei membri del clero, le donne separatamente aiutate da altre donne o dalle diaconesse.
Il modo abituale e normale di conferire il battesimo durante i primi secoli era infatti l’immersione, unica o ripetuta tre volte. Il catecumeno, accompagnato dal padrino, se era un uomo, o dalla madrina, se era una donna, veniva interamente immerso nella piscina battesimale o per lo meno vi scendeva immergendo almeno i piedi quasi fino ai ginocchi, e il sacerdote, prendendo dell’acqua dalla stessa vasca, la versava sulla sua testa, e la faceva scendere su tutto il corpo, recitando la formula indicata da Nostro Signore, quando aveva detto di battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Sappiamo dagli Atti degli Apostoli che inizialmente si battezzava anche solo “nel nome di Gesù” (At 2,38; 8,16).
Inizialmente si battezzava in genere per immersione. Del funzionario di Candace si legge che discese con Filippo “nell’acqua” e che “uscì dall’acqua” (At 8,38ss).
Nell’immersione e nell’emersione dall’acqua si vedeva il simbolo della morte e della risurrezione di Cristo.
Tuttavia uno scritto della fine del primo secolo, la Didaké, richiede che l’acqua sia versata tre volte sulla testa.
E dice anche che se c’è poca acqua, è sufficiente la triplice infusione.
L’infusione dell’acqua veniva accompagnata dalle parole, si battezzava dunque nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

4. I riti postbattesimali
All’uscita dal fonte battesimale, i padrini o le madrine accoglievano i loro figliocci e presentavano dei panni per coprire il corpo ed asciugarsi. Subito dopo venivano condotti dal vescovo, il quale faceva loro un’unzione con il sacro crisma. Quest’unzione apparteneva ancora al rito battesimale, oppure con esso si amministrava la confermazione? Ritorneremo su questo argomento più avanti, quando parleremo della Cresima.
I neo-battezzati venivano rivestiti di bianco in segno di gioia e come simbolo dell’innocenza, che il sacramento aveva loro dato, e dovevano portare questi vestiti candidi durante tutta l’ottava di Pasqua, precisamente fino alla domenica in bianco, dominica in albis (depositis), che chiude la grande settimana pasquale.
Era pure usanza antica, tanto in Oriente come in Occidente, di mettere in mano al neofita un cero acceso, simbolo della luce divina che rischiara la sua anima.
Quindi, al canto delle litanie e processionalmente, i neo-battezzati entravano in chiesa con il clero. Era già l’aurora della festa di Pasqua. Per la prima volta essi partecipavano alla liturgia eucaristica sino alla fine e si comunicavano, completando in tal modo la loro unione a Cristo e alla sua Chiesa. Ai fanciulli ci si accontentava di dar loro un pò del Sangue.
Infine, in Occidente s’usava dare ai nuovi cristiani, dopo la comunione, un pò di latte e di miele, per far loro comprendere che i sacramenti della iniziazione cristiana li avevano introdotti nella vera terra promessa. Già Tertulliano nel II secolo fa allusione a quest’usanza, e l’introito della messa della domenica dopo l’ottava di Pasqua la ricorda: Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale...
Durante tutta la settimana dopo Pasqua, la Chiesa vegliava particolarmente sui suoi neofiti, al fine di sviluppare in essi la pietà, e portare a compimento la loro istruzione. Ogni giorno si radunavano per ascoltare la catechesi, con la quale venivano spiegati più compiutamente i sacramenti che avevano ricevuto, e così pure i misteri di cui non si poteva parlare che ai fedeli; ed è per questo che i greci le chiamavano catechesi mistagogiche. Le più celebri sono le cinque che ci ha lasciate Cirillo di Gerusalemme.

5. Il tempo del battesimo
Nei primi secoli della Chiesa il tempo in cui si celebrava il Battesimo era la festa di Pasqua. A questo vento ci si preparava per tutta la quaresima.
Un altro tempo normale, per conferire il battesimo, era la festa di Pentecoste.
Veniva celebrato di notte, nel corso delle lunghe vigilie di queste feste, ed i neofiti assistevano poi all’azione liturgica insieme con gli altri fedeli.
Era considerato un abuso conferire il Battesimo in altri tempi, salvo che si trattasse di casi eccezionali e di necessità (grave malattia, persecuzione, pericolo di incursione di nemici).
Papa Siricio pare facesse eccezione anche per i bambini e che permettesse di battezzarli quando venivano presentati dai genitori, assimilandoli a coloro che erano in pericolo di morte.
San Leone Papa insiste perchè non si battezzi che nelle feste di Pasqua e di Pentecoste. Tuttavia poco per volta si diffonde l’usanza di dare il Battesimo in altre festività, specie all’Epifania, in memoria del Battesimo di Nostro Signore, a Natale, ed anche alla festa di San Giovanni Battista.
 Clodoveo fu battezzato nella festa di Natale. A poco a poco furono queste usanze prevalsero e si estesero, fino a conferire il Battesimo in qualunque festa ed anche nei giorni feriali.

6. Il luogo del battesimo
Al principio e nei primissimi secoli si può dire che il battesimo veniva conferito ovunque capitasse. L’esempio di Filippo, che battezza il funzionario della regina Candace, e numerose ragioni di forza maggiore, a cominciare dalle persecuzioni, autorizzavano tale libertà.
Con la pace costantiniana la Chiesa incominciò si visibilizza anche attraverso le costruzioni di edifici sacri si introdussero nuove usanze.
Molti, per devozione, desideravano farsi battezzare nel Giordano; tale è il caso dell’imperatore Costantino.
Tuttavia, come regola, il battesimo veniva amministrato nell’interno delle chiese o meglio nei battisteri.
Il battistero era un edificio speciale, di forma circolare od ottagonale, generalmente distinto dalla basilica, da cui dipendeva. Spesso era dedicato a San Giovanni Battista. II battistero consisteva soprattutto in una piscina situata al centro dell’edificio. Alcuni gradini permettevano di discendervi.
A volte il battistero si trovava nella chiesa stessa, vicino alla porta d’entrata, e il fonte, invece di essere una piscina, consisteva in una o in diverse bacinelle, da cui si attingeva l’acqua per spanderla sul capo del catecumeno. Questa disposizione poco a poco prevalse, ed ancor oggi si riscontra nella maggior parte delle chiese.

7. I padrini.
I padrini erano coloro che presentavano i catecumeni al battesimo e li accoglievano all’uscita dalla piscina battesimale. Venivano chiamati, secondo queste diverse loro funzioni, patrini o susceptores, od anche sponsores, perchè dovevano rendersi garanti dei loro figliocci.
Quest’usanza si trova sia in Oriente che in Occidente, fin dai primi secoli. Allorché in seguito s’affermò l’abitudine di battezzare i bambini, la Chiesa ci tenne ancor più che avessero dei padrini, per assicurare la loro educazione cristiana.
 Per quanto riguarda il nome gli adulti conservavano il loro.

Come si vede, il nostro battesimo è intriso di riti liturgici compiuti fin dall’inizio.
Possiamo notare, rispetto al battesimo attuale, un’insistenza maggiore sulle azioni di esorcismo.

Ti saluto, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 23.09.2007

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