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Un sacerdote risponde

Maria, canale o acquedotto di grazia

Quesito

Carissimo Padre Angelo,
Una domanda: l'altro giorno ho ascoltato su Radio Maria una catechesi che mi ha molto interessata, incentrata sul ruolo della Madonna nella conversione, anche quando magari noi non ce ne accorgiamo; un'immagine mi ha molto colpita: Gesu' è la sorgente della Grazia, la Madonna ne è un canale.
Potrebbe ampliare un po' il discorso, mi potrebbe aiutare molto nell'amare di piu' la nostra Mamma del Cielo! (fra l'altro il discorso di cui le accenno capitava a fagiolo, perchè avevo preso la risoluzione, proprio pochi giorni prima, di cominciare una novena alla Madonna del Rosario per chiedere una conversione che mi sta facendo penare non poco, e mi sono sentita come se la Vergine mi incitasse, attraverso quella catechesi, a chiedere con fiducia!).
La saluto con affetto, la ricordo sempre nella preghiera!
Maria


Risposta del sacerdote

Cara Maria,
l’espressione “canale” è di San Bernardo, il quale parla di Maria come dell’acquedotto di cui Dio si è servito per portare Cristo e la sua salvezza al mondo.
È accenuto così nel mistero dell’incarnazione, all’inizio della vita pubblica di Gesù (a Cana), ai piedi della croce, nel cenacolo in attesa della Pentecoste.
In particolare, in riferimento a Cana mi piace trascriverti quanto ha detto Giovanni Paolo II in Redemptoris Mater:
“A Cana si manifesta una nuova maternità secondo lo spirito e non solo secondo la carne, ossia la sollecitudine di Maria per gli uomini, il suo andare incontro ad essi nella vasta gamma dei loro bisogni e necessità. A Cana di Galilea viene mostrato solo un aspetto concreto dell’indigenza umana, apparentemente piccolo e di poca importanza (“Non hanno più vino”). Ma esso ha un valore simbolico: quell’andare incontro ai bisogni dell’uomo significa, al tempo stesso, introdurli nel raggio della missione messianica e della potenza salvifica di Gesù. Si ha dunque una mediazione: Maria si pone tra suo Figlio e gli uomini nella realtà delle loro privazioni, indigenze e sofferenze. Si pone “in mezzo”, cioè fa da mediatrice non come un’estranea, ma nella sua posizione di madre, consapevole che come tale può – anzi ha il “diritto” – di far presente al Figlio i bisogni degli uomini. La sua mediazione, dunque, ha un carattere di intercessione: Maria “intercede” per gli uomini. Non solo: come madre desidera anche che si manifesti la potenza messianica del Figlio, ossia la sua potenza salvifica volta a soccorrere la sventura umana, a liberare l’uomo dal male che in diversa forma e misura grava sulla sua vita. Proprio come aveva predetto del Messia il profeta Isaia nel famoso testo, a cui Gesù si è richiamato davanti ai suoi compaesani di Nazaret: “Per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista…” (Lc 4,18)” (RM 21).

Ti saluto, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 23.08.2007

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