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Un sacerdote risponde

Il mio primo rapporto con lui è stato quando avevo 20 anni, ma ho sempre avuto il dubbio se era sbagliato oppure se era solo un peccato di poco conto

Quesito

Caro Padre Angelo,
Sono una ragazza di 32 anni, ho sempre avuto dei dubbi riguardo ai rapporti carnali con il mio ragazzo, se è peccato oppure no.
Ora le riassumo brevemente la mia storia...
Avevo appena 14 anni quando ho conosciuto il mio ragazzo, ero una ragazzina molto molto timida, tanto che per dargli il primo bacio passo' un anno e mezzo... ( ma lui non mollava). sono sempre stata solo con lui, nella mia vita non ho mai avuto altri ragazzi o altre storie. Durante l'adolescenza ci siamo lasciati tante volte ma alla fine ci siamo sempre ritrovati. Abbiamo avuto alti e bassi durante il corso della nostra storia ma insieme abbiamo superato tutto anche tanti problemi.
"Ora sono 17 anni che stiamo insieme e l'anno prossimo ci uniremo in matrimonio finalmente, 29 settembre 2018, sogno che diventa realtà."
Il mio primo rapporto con lui è stato quando avevo 20 anni, ma ho sempre avuto il dubbio se era sbagliato oppure se era solo un peccato di poco conto.
Io ho sempre avuto ed ho tutt'ora timore in Dio, prego ogni sera prima di dormire il Padre Nostro e l'Ave o Maria, non mi confesso con i preti ma quando prego chiedo sempre scusa al Signore dei miei peccati.
Scusi se le ho rubato qualche minuto ma ci tenevo a sapere questa cosa, per me importante.
Cordiali saluti
F.


Risposta del sacerdote

Cara F.,
1. la sessualità, come diceva San Giovanni Paolo II, tocca l’intimo nucleo della persona.
Non viverla bene, anzi andare fuori strada in questo ambito, è la stessa cosa che iniziare ad andare fuori strada in tanti altri ambiti.
Proprio perché tocca l’intimo nucleo della persona viene chiamato in gioco Dio.
E questo perché Dio, come diceva il grande Agostino, ci è più è intimo di quanto noi lo siamo a noi stessi.

2. Avere rapporti sessuali prima o fuori del matrimonio (e anche fare contraccezione all’interno del matrimonio) è la stessa cosa che rendersi “arbitri del disegno divino” sulla sessualità (Paolo VI, Humanae vitae, 13).
Di fatto, consapevolmente o meno, ci si sostituisce a Dio nel determinare quale sia il significato del corpo e dei suoi atti.

3. In tal modo Dio viene marginalizzato nella nostra vita e cessa di essere il suo punto di partenza e di arrivo.
Cessa nello stesso tempo la tensione verso la santità.
Non si sente più la sua presenza personale dentro il cuore, non si gusta più la buona parola di Dio e i prodigi del mondo futuro (Ebr 6,4).

4. Sì, rimane una religiosità naturale, perché questa è quasi ineliminabile dalla vita dell’uomo.
Ma viene meno l’esperienza della grazia.
Così la vita di preghiera si riduce ad un Padre Nostro e ad un’Ave Maria, che rimangono tuttavia preghiere preziosissime.
Ma dire un Padre Nostro e un’Ave Maria è ben altra cosa da avere una vita di preghiera.
Giovanni Paolo II diceva che la preghiera deve essere “un’incontro con Cristo”.
Ora incontrarsi con una persona, e tanto più con Cristo, non può esaurirsi “soltanto in implorazione di aiuto”.
Dovrebbe essere anche “rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero «invaghimento» del cuore” (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 33).
Come sono belel quest’espressioni: adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti.
Solo quando si giunge a sentire ardore di affetti e ad un vero «invaghimento» del cuorenei confronti del Signore si arriva al cuore della vita cristiana.
Ma quest’esperienza è incomponibile con l’impurità, perché i desideri della carne sono contrari a quello dello spirito, come attesta la Sacra Scrittura (Gal 5,17) e l’esperienza di chiunque viva in grazia di Dio.

5. Rendersi arbitri di se stessi nell’intimo nucleo di se stessi ha anche questa inevitabile ricaduta: che ci si rende arbitri in altre cose essenziali per la vita presente e per quella eterna, come la remissione dei peccati.
Tu dici: “non mi confesso con i preti ma quando prego chiedo sempre scusa al Signore dei miei peccati”.
Sì, puoi chiedere scusa e fai bene. Ma in questa tua preghiera ti viene data la remissione dei peccati, la purificazione del cuore e soprattutto la grazia santificante?
Tu sai bene che cosa ha detto Gesù Cristo su questo punto agli apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,22-23).
Gesù ha legato il suo perdono non semplicemente alla preghiera interiore, ma al giudizio della Chiesa: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati»”.
Dove non c’è la remissione dei peccati da parte della Chiesa non c’è neanche quella di Cristo.

6. Tu sai bene che differenza enorme ci sia tra il chiedere perdono per proprio conto (lo si fa in una manciata di secondi, senza alcun confronto e con auto-assoluzione) dall’andarsi a confessare dal sacerdote.
E poi: perché vanificare questo Sacramento istituito da Cristo che è uno dei beni più preziosi che ci ha lasciato?

7. Sicché il mio consiglio è quello di vivere la vita cristiana in maniera ordinata e proficua.
Diversamente non avanzi, conserverai, sì, una religiosità, ma questa non sarà ancora l’esperienza di grazia, di santificazione e di intimità con  Dio cui ti chiama il Signore.

Con l’augurio di camminare secondo le vie di Dio, per cui non avrai mai da pentirtene, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 04.08.2018

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