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Un sacerdote risponde

Conservatori e progressisti all'interno della Chiesa suscitano in me alcune domande

Quesito

Caro Padre Angelo,
leggo con sempre maggiore interesse le Sue risposte ai numerosi quesiti che Le vengono sottoposti e Le assicuro che sono di grande aiuto anche per la mia formazione cristiana.
Pertanto vorrei un Suo parere su quanto sto per esporre.
Preciso subito che i termini “conservatore” e “progressista” per indicare diverse posizioni all’interno del clero e/o della stampa cattolica sono sicuramente impropri, li utilizzero’ solo per individuare intuitivamente due diversi gruppi ma senza attribuire alcun significato tantomeno politico o simile.
Da alcuni anni vado a Messa in una Chiesa dove celebra un sacerdote “conservatore” (ovviamente cattolico in Comunione con il Papa, non lefebvriano).
Le omelie di quel sacerdote fanno spesso richiami al Catechismo di San Pio X; al Concilio di Trento; al Magistero di Pio XII, di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI e, a volte, sono critiche nei confronti dell’attuale Pontefice.
Sono convinto che certa stampa attribuisca a Papa Bergoglio affermazioni che, in realta’, non ha mai fatto e che, tra la gente, come Lei ha giustamente osservato in una Sua risposta, si sia stato creato un Papa Francesco virtuale diverso dal vero Papa Francesco, pero’ e’ innegabile che tra il Pontificato di Papa Bergoglio e il Pontificato di San Giovanni Paolo II e/o di Benedetto XVI ci sia una certa discontinuita’ e non solo per lo stile personale, per fare un esempio San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI menzionavano molto spesso i “principi non negoziabili” di cui, mi pare, l’attuale Pontefice parli raramente . 
I dubbi di autorevoli cardinali quali il Cardinale Burke o il Cardinale Sarah e alcuni articoli di parte della stampa cattolica sono sintomatici di un certo disagio tra i fedeli. (…).
Non Le nascondo che le omelie di quel parroco “conservatore” mi hanno riportato alla pratica e all’osservanza cristiana (pur coi miei infiniti limiti).
Recentemente ho assistito, in altra Chiesa, ad una Messa in cui il Celebrante ha invitato i fedeli a pregare non solo per Papa Francesco (come giusto e doveroso e come gia’ facevo) ma anche per coloro che, in ambito cattolico, criticano Papa Francesco e vorrebbero riportare la Chiesa su posizioni conservatrici legate al passato.
Non Le nascondo i miei dubbi se accosto questa richiesta di preghiera al Rosario che il 07/10/16 si e’ recitato in Polonia e che, contemporaneamente, ho recitato a casa mia, come hanno fatto diversi fedeli in numerosi Paesi.
Gli argomenti dei c.d. “conservatori” mi sembrano piu’ conformi alla Tradizione, pero’ i c.d. “progressisti” sono sicuramente piu’ in sintonia con l’attuale Pontefice.
E’ vero che i riferimenti devono essere Gesu’, la B.V. Maria, gli Apostoli e la Sacra Scrittura pero’ molte persone (ed io per primo) non sono in grado di capire da soli la Sacra Scrittura e quindi la ascoltano attraverso le omelie dei Pastori della Chiesa e gli articoli della stampa cattolica.
Come deve comportarsi il cattolico praticante che, a Messa, ascolta omelie decisamente diverse a seconda del Celebrante o legge opinioni contrastanti nell’ambito della stampa cattolica?
Sia lodato Gesu’ Cristo.
Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. sono d’accordo con te nel dire che le etichette conservatore - progressista molto spesso falsano la realtà.
Sono etichette “mondane” e cioè desunte dalla logica del mondo, e più propriamente dalla politica e dalla legislazione.
Per un cristiano non sono adatte a definire lo specifico della sua vita che consiste nel tendere alla santità, e cioè ad una conformità sempre più piena con Gesù Cristo e con Gesù Cristo crocifisso.

2. Per un cristiano (parlo anzitutto per me) il vero progresso è quello che fa crescere in Cristo e che porta attraverso le varie purificazioni a dire insieme con san Paolo “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20).
Solo i Santi di qua hanno potuto dire questo.
Allora solo i Santi sono coloro che sono progrediti in Cristo.
Se vogliamo usare il termine del mondo, solo i Santi sono i veri progressisti perché progrediscono essi stessi e aiutano gli altri a progredire.

3. Al contrario, tutto ciò che porta a perdere la carità nelle parole, nei pensieri e nelle opere, in una parola tutto ciò che è divisivo non è progresso, ma è autentico regresso, invecchiamento e deterioramento spirituale.
È tutta materia da portare in confessione perché il Signore nella sua misericordia la elimini.

4. Certo, talvolta si devono combattere idee storte, affermazioni sbagliate e non conformi alla logica evangelica, ma questo deve essere sempre fatto nella carità e per crescere nella carità.
Sant’Agostino consegnava una Regola aurea quando affermava che “nelle cose necessarie (sono quelle che tu chiami principi non negoziabili, oppure dottrina cristiana, o semplicemente logica evangelica o Vangelo) è necessaria l’unità, nelle cose dubbie (in materia opinabile) si deve garantire la libertà, ma in tutto è necessaria la carità.
Lo diceva in latino: in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas.
La carità deve essere il principio ispiratore di tutto: dei pensieri, delle parole, dei sentimenti e delle opere.
Solo la carità ci tiene uniti a Cristo e lo fa vivere in noi.

5. Inveire in maniera sistematica e feroce contro gli altri fratelli nella fede perché la pensano in maniera diversa da noi non edifica niente, ma distrugge, divide, fa entrare Satana in mezzo a noi.
Che progresso c’è in questo?
Ecco, se un cosiddetto tradizionalista o progressista secondo la logica del mondo si comporta così attua solo il progresso nel peccato.
Ed è conservatore del peccato, della divisione, del regno di Satana.

6. San Giovanni, nella sua prima lettera, ci offre un grande principio quando dice che “la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera e non mentisce” (1 Gv 2,27).
L’unzione di cui si parla è la carità che è dono dello Spirito Santo e nello stesso tempo fa abitare personalmente lo Spirito Santo nella nostra anima.

7. Pertanto il criterio che ti offro è proprio quella della carità nei pensieri, nelle parole, nei sentimenti e nelle opere.
Se custodisci la carità anche nei minimi particolari e nei dettagli  - pur in mezzo a persone che dicono cose fra di loro contrarie - nessuno ti può separare da Cristo o portare fuori strada.

8. Ecco che cosa dice il grande Sant’Agostino commentando la sua unzione vi insegna ogni cosa (1 Gv 2,27):
“Ben ricordate, o fratelli, che la lettura di ieri è terminata alle parole: Non c'è bisogno che alcuno vi istruisca, perché la sua unzione vi istruirà su tutto (1 Gv 2,27).
Sono certo che vi ricordate di quanto vi ho spiegato: che cioè noi vi parliamo dal di fuori e siamo come agricoltori che curano l'albero dall'esterno, ma siamo incapaci di dare incremento e formare i frutti; colui invece che vi ha creato e redento, che vi ha chiamato ed abita in voi per mezzo della fede e dello Spirito Santo, vi parla nell'intimo; altrimenti invano moltiplicheremmo le nostre parole.
Da che cosa risulta questa constatazione? Dal fatto che gli ascoltatori, pur essendo molti, non tutti si persuadono di quanto vien detto; ne sono persuasi soltanto quelli ai quali Dio stesso parla nell'intimo.
Ma Dio parla nell'intimo a quelli che gli fanno posto; ora fanno posto a Dio quelli che non lasciano posto dentro di sé al diavolo.
Il diavolo vuole abitare nel cuore degli uomini e suggerisce loro parole capaci di sedurre.
Ma sentite che cosa dice il Signore Gesù: Il principe di questo mondo è stato cacciato fuori (Gv 12, 31). Da dove? Dal cielo o dalla terra? Fuori dal mondo creato? No!  È stato cacciato dal cuore dei credenti.
Una volta estromesso l'invasore, è il Redentore che abita nei cuori; quello stesso che vi ha creati, vi ha anche redenti.
Il diavolo deve limitarsi ormai a combattere dal di fuori e non può vincere colui che regna nell'intimo.
Egli combatte dal di fuori, insinuando tentazioni varie: ma colui al quale Dio parla nell'intimo e possiede quell'unzione di cui vi ho parlato, non lo ascolta” (Omelia quarta).

9. Ebbene, se conserviamo l’unzione e cioè se desideriamo crescere in ogni cosa nella carità avvertiamo subito quanto ci dice il Maestro interiore, il Redentore che abita nei cuori, e non tardiamo a comprendere quanto sia vero ciò che dice San Tommaso e cioè che “quando uno possiede la carità, nessuna sventura o difficoltà lo danneggia, ma torna a suo vantaggio: “Per chi ama Dio, tutto concorre al bene” (Rm 8,28).Anzi,contrarietà e difficoltà sembrano soavi all’amante, come attesta l’esperienza” (In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta expositio).

10. Ecco dunque la bussola che ti presento per vivere bene nel momento di confusione che sembra investire tutto e creare contrapposizioni.
È la bussola che ti permette di essere il vero progressista perché progredisci e fai progredire nella santità.
E ti permette di essere il leale conservatore del “bene prezioso che ti è stato affidato” (2 Tm 1,14).

Per questo ti assicuro volentieri la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 16.05.2018

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