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Un sacerdote risponde

Leggendo i racconti di un pellegrino russo è stato citato più volte il peccato di vanagloria spirituale; le chiedo di che cosa si tratta

Quesito

Caro Padre Angelo
sono un ragazzo di 18 anni, un pò di tempo fa ho letto i racconti di un pellegrino russo, opera che mi ha molto affascinato e leggendo il libro è stato citato più volte il peccato di vanagloria spirituale, vorrei chiederLe informazioni su questo peccato.
La ringrazio in anticipo per la sua attenzione e la ringrazio pure per il sito, che mi è molto utile.
Buona giornata.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Per gloria s’intende “una notorietà accompagnata dalla lode” (Sant’Ambrogio).
“Ora - dice San Tommaso - conoscere e approvare il proprio bene non è peccato; poiché San Paolo afferma: "Noi non lo spirito del mondo abbiamo ricevuto, ma lo Spirito che viene da Dio, affinché conosciamo le cose che da Dio ci sono state donate" (1 Cor 2,12).
Così pure non è peccato volere che la propria virtù sia approvata dagli altri, poiché si legge nel Vangelo: "La vostra luce risplenda dinanzi agli uomini" (Mt 5,16).
Perciò il desiderio della gloria di suo non dice niente di peccaminoso” (Somma teologica, II-II 132,1).

2. Si parla invece di vanagloria in tre casi:
- “quando si cerca in dati inesistenti, o in cose che non sono degne di gloria, ossia in cose fragili e caduche. –
- quando si cerca presso gli uomini, il cui giudizio non è sicuro.
- Terzo, per parte di colui che la desidera, se egli non la ordina al debito fine, cioè all'onore di Dio e al bene del prossimo” (Ib., II-II, 132, 1).
La vanagloria spirituale riguarda soprattutto il terzo punto, quando anziché dare gloria a Dio ci si compiace di se stessi, stimandosi virtuosi e santi.

3. San Giovanni Crisostomo osserva che "mentre gli altri vizi allignano nei servi del diavolo, la vanagloria si riscontra anche nei servi di Cristo", nei quali non può trovarsi il peccato mortale. Perciò la vanagloria non è peccato mortale” (Commento in Matteo, omelia 13,4,1).
Lo diventa “quando ci si gloria davanti agli uomini di ciò che è falso,… quando si preferisce a Dio il bene temporale di cui ci si gloria,… oppure quando uno tende alla vanagloria come al suo ultimo fine, cui subordina anche gli atti di virtù, e pur di raggiungerlo non si astiene dal fare ciò che è contro Dio…
Quando invece l'amore della gloria umana, benché vana, non ripugna alla carità, né per il suo oggetto, né per le disposizioni di chi la brama, non è peccato mortale ma veniale” (Somma teologica, II-II, 132, 3).

4. “La vanagloria è un peccato pericoloso, non tanto per la sua gravità, quanto per il fatto che è una predisposizione a più gravi peccati: poiché la vanagloria rende l'uomo presuntuoso e fiducioso in se stesso. E in tal modo lo predispone gradatamente a perdere i beni interiori” (Ib., ad 3).

5. La vanagloria è un vizio capitale.
Dice San Tommaso: “Intorno ai vizi capitali ci sono due opinioni.
Alcuni infatti mettono tra i vizi capitali la superbia.
E quindi non considerano vizio capitale la vanagloria.
San Gregorio invece considera la superbia "regina di tutti i vizi"; e la vanagloria che ne deriva è posta da lui tra i vizi capitali.
E con ragione. Perché la superbia è il desiderio smodato della propria eccellenza. Ora … il fine di ogni vizio è ordinato al fine della superbia. E per questo essa ha una causalità universale su tutti gli altri vizi”
Invece la vanagloria è un vizio capitale nel senso che genera alcuni altri vizi” (Ib., II-II, 132,4).
Secondo lo schema del Catechismo invece la superbia è vizio capitale e la vanagloria una sua componente.

6. Ed ecco i vizi causati dalla vanagloria.
“Quando si tende alla manifestazione della propria eccellenza con le parole abbiamo la millanteria; quando si tende con fatti veri per attirare lo sguardo degli uomini c’è la pretesa di novità; se i fatti sono finti c’è l'ipocrisia.
Genera la pertinacia quando ci si appoggia al proprio parere rifiutando di accettare un parere migliore; la discordia quando non si vuole abbandonare il proprio volere per accordarsi con altri; la contesa quando si litiga ad alta voce con un altro; la disobbedienza quando uno non vuol eseguire il comando dei superiori” (Ib., II-II, 132, 5).

Ti ringrazio per la domanda che mi ha dato l’occasione di parlare della vanagloria in generale e dei vizi che ne derivano.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 11.05.2018

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