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Un sacerdote risponde

Le scrivo per avere un chiarimento su Sansone

Quesito

Sono sempre Luca.
Le scrivo per avere un chiarimento su Sansone.
La mia domanda che le porgo, è: Come faceva Sansone, ad avere una forza così straordinaria?
Questo passo della Bibbia è da interpretare simbolicamente o è da interpretare alla lettera?
E ancora: Qual è il significato di Sansone, che distrugge i Filistei, spaccando con una forza inaudita le loro colonne?
Io penso che vada interpretato come un castigo-Divino, per gli innumerevoli peccati di quel popolo!
Nell'attesa delle sue illuminanti ed esaustive risposte, le porgo i miei più cordiali saluti!
P.S. Non si dimentichi di me, nelle sue preghiere!
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. Sansone è un uomo di origini contadine della tribù di Dan, un gigante, dotato di una sorprendente forza fisica.
Portò avanti una guerra privata di vendetta contro i Filistei.
Sansone era l’unico orgoglio delle tribù israelite nel tempo della dominazione filistea e divenne un eroe di racconti popolari.
In queste stesse storie non emerge alcuno sforzo per dare a quest’eroe un’aureola religiosa.
È però un uomo di cui Dio si serve per umiliare i filistei.

2. La sua forza proveniva da un dono di Dio.
Il testo sacro parla dell’irruzione dello Spirito divino su di lui.
Lo dice chiaramente: “Il bambino crebbe e il Signore lo benedisse.
Lo spirito del Signore cominciò ad agire su di lui quando era nell'accampamento di Dan” (Gdc 13,24-25)
E ancora: “Lo spirito del Signore irruppe su di lui, ed egli, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto” (Gdc 14,6); “Allora lo spirito del Signore irruppe su di lui ed egli scese ad Àscalon; vi uccise trenta uomini” (Gdc 14,19).

3. Questa forza derivava anche dal fatto che non aveva mai tagliato i capelli perché era un nazireo, consacrato al Signore dai suoi genitori.
Lo rivela lui stesso a Dalila che lo insidiava in continuazione per conoscere il segreto della sua forza: “Ora, poiché lei lo importunava ogni giorno con le sue parole e lo tormentava, egli ne fu annoiato da morire e le aprì tutto il cuore e le disse: «Non è mai passato rasoio sulla mia testa, perché sono un nazireo di Dio dal seno di mia madre; se fossi rasato, la mia forza si ritirerebbe da me, diventerei debole e sarei come un uomo qualunque»” (Gdc 16,16-17).
Sansone avrebbe dovuto fuggire dalla tentazione, ma si è creduto troppo sicuro di sé.

4. In seguito a tale rivelazione i filistei lo fanno ubriacare.
Dalila lo fa addormentare sulle sue ginocchia e così fu facile tagliargli i capelli.
Da quel momento Sansone è rimasto privo di forza.
Dice il testo sacro: “E la sua forza si ritirò da lui.
Allora lei gli gridò: «Sansone, i Filistei ti sono addosso!». Egli, svegliatosi dal sonno, pensò: «Ne uscirò come ogni altra volta e mi svincolerò». Ma non sapeva che il Signore si era ritirato da lui. I Filistei lo presero e gli cavarono gli occhi; lo fecero scendere a Gaza e lo legarono con una doppia catena di bronzo. Egli dovette girare la macina nella prigione” (Gdc 16, 19-21).

5. Poi con i capelli cominciò a ricrescergli la forza perché nel frattempo Sansone si pentì e con la penitenza e la preghiera si rese nuovamente degno di ricevere da Dio i doni perduti.
I Filistei frattanto fecero una gran festa in onore del loro dio Dagon e vollero che Sansone li intrattenesse con i suoi giochi.
“Nella gioia del loro cuore dissero: «Chiamate Sansone perché ci faccia divertire!». Fecero quindi uscire Sansone dalla prigione ed egli si mise a far giochi alla loro presenza. Poi lo fecero stare fra le colonne.
Sansone disse al servo che lo teneva per la mano: «Lasciami toccare le colonne sulle quali posa il tempio, perché possa appoggiarmi ad esse».
Ora il tempio era pieno di uomini e di donne; vi erano tutti i prìncipi dei Filistei e sul terrazzo circa tremila persone fra uomini e donne, che stavano a guardare, mentre Sansone faceva i giochi.
Allora Sansone invocò il Signore dicendo: «Signore Dio, ricòrdati di me! Dammi forza ancora per questa volta soltanto, o Dio, e in un colpo solo mi vendicherò dei Filistei per i miei due occhi!».
Sansone palpò le due colonne di mezzo, sulle quali posava il tempio; si appoggiò ad esse, all'una con la destra e all'altra con la sinistra.
Sansone disse: «Che io muoia insieme con i Filistei!». Si curvò con tutta la forza e il tempio rovinò addosso ai prìncipi e a tutta la gente che vi era dentro.
Furono più i morti che egli causò con la sua morte di quanti aveva uccisi in vita” (Gdc 16,25-30).

6. Si noti che in questa preghiera Sansone ha invocato Dio con i tre nomi principali in uso presso gli ebrei: Eloim, Jawhè, Adonai.
Poi con umiltà, riconoscendo che la forza era dono di Dio, disse: “Dammi forza ancora per questa volta soltanto, o Dio”.
E così Sansone, mosso dallo spirito di Dio, fà sacrificio della propria vita mostrando ai Filistei che non avevano nessun motivo per poter gloriarsi del loro Dio.

7. I santi Padri, come Sant’Agostino e san Gregorio Magno, hanno visto in alcuni tratti di Sansone una prefigurazione di Gesù Cristo.
Le vittorie riportate da Sansone rimandano alle vittorie riportate da Gesù sul demonio.
Gli strapazzi sofferti da Sansone erano preludio di quelli sofferti da Gesù  da parte dei suoi nemici.
Con la sua morte è figura di Gesù che con la sua morte trionfa sulla sinagoga incredula e infedele.

8. Tu hai dato un’altra interpretazione, ma quella dei Santi Padri è la più azzeccata.
Inoltre, al di dà del risconto storico, c’è il significato spirituale che questo racconto conserva: è sempre parola di Dio rivolta a noi per la nostra vita spirituale.
La tentazione va fuggita perché diversamente si rimane privi della forza che viene da Dio. E senza di essa non è possibile resistere al nostro avversario.
Grazie a Dio, questa forza può essere ricuperata come avvenne per Sansone.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 11.04.2018

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