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Un sacerdote risponde

Mi sono dato a persone diverse del mio sesso, non riuscivo a smettere pur odiando quello che facevo; poi è successo quanto le racconto

Quesito

Caro Padre Angelo,
Le scrivo perché ho un bisogno disperato di parlare con qualcuno.
Sono un cristiano cattolico di 18 anni.
Ho avuto fede fino ad un anno fa, quando l'ho persa totalmente. Non più messo piede in una chiesa se non per motivi di arte e storia.
La mia testa è sempre stata, finora dedicata alla scienza pura, non intaccata da quella religione che consideravo addirittura dannosa.
Tuttavia insieme alla scienza s'era legata un'altra cosa, che io odio con tutto me stesso: il sesso. Con persone del mio stesso sesso, uomini.
Mi davo a persone diverse, non riuscivo a smettere. Eppure quando succedeva io non ero più in me e quando tutto era finito mi sembrava di svegliarmi da un brutto sogno. Era terribile. Volevo smettere, ma non riuscivo. Anche perché io non mi sentivo gay.
Amavo una ragazza e la amo tuttora, darei la vita per lei.
Fatto sta che il tutto è finito pochi giorni fa. Ho incontrato un uomo, poco dopo che ero tornato da un viaggio ad Assisi. Mi sentivo già diverso dopo quel viaggio eppure decisi di incontrarlo comunque. Durante il rapporto improvvisamente io mi sentii sfinito, addolorato. Mi ero svegliato dal brutto incubo prima che finisse il tutto. Non mi era mai capitato. Spalancai gli occhi dal terrore. Cercai di allontanarmi. Ma lui mi obbligò a finire. Ho avuto paura. Sentii le lacrime uscire dai miei occhi.
Chiesi aiuto. E sentii dire: "Io sono con te".
Allora ho spinto via l'uomo con forza rinata e gli dissi di andarsene. Lui mi chiese scusa. Lo perdonai e lo feci uscire di casa. Quando andai a dormire feci un incubo tremendo. Mi trovai di fronte ad un qualcosa di oscuro. Non ho mai avuto così tanta paura in vita mia. Non sapevo cos'era. Sentivo solo, nel mio cuore, che era qualcosa di arcano, di potente.
Chiesi aiuto. E sentii di nuovo: "Io sono con te".
Allora portai le mani avanti e gridando: "Lui è con me!" corsi verso la creatura incorporea che svanì. Mi svegliai di colpo.
Piansi come mai avevo fatto. E per la prima volta dopo un anno mi rimisi a pregare. O meglio. Non a pregare. Parlavo. Parlavo con quel Lui.
Ora io penso che quel Lui che è con me sia Dio. Da quel risveglio ho deciso di credere in Lui. Non importa che esista o no. Se io scelgo di credere allora esiste. Non mi importa nulla delle dottrine cattoliche o cristiane o dei riti o qualsiasi cosa. Io so solo che c'è e che posso parlargli. E che mi aiuta.
Ora lei si chiederà perché le ho scritto tutto questo. Il primo motivo è che avevo bisogno di buttarlo su carta per farlo leggere a qualcuno, avevo bisogno di qualcuno che lo leggesse ma non so il perché. Il secondo è riguardo la creatura del mio sogno. Non era un sogno normale. Era diverso dagli altri, lo sentivo. Per questo volevo chiederle se lei sa dirmi cosa o chi sia.
Vorrei a questo punto chiederle se esiste un gruppo di persone che credono in Dio senza seguire la dottrina cattolica, per poter entrare a farne parte e/o parlare e confrontare esperienze.
Scusi l'orario ma avevo davvero bisogno. La ringrazio con tutta l'anima.
Che Dio sia con lei
A.


Risposta del sacerdote

Caro A.,
1. non mi soffermo sull’esperienza di peccato che hai fatto.
Mi limito soltanto a ripetere le tue parole che sono particolarmente significative: “quando succedeva io non ero più in me e quando tutto era finito mi sembrava di svegliarmi da un brutto sogno. Era terribile. Volevo smettere, ma non riuscivo”.
In altre parole: ti sentivi come un deportato, in terra straniera. O forse peggio: come uno costretto a lavori forzati.
Insomma come un prigioniero.
Non si sbagliava San Paolo a definire quei rapporti “contro natura” (Rm 1,26.)
Non si può trovare la propria felicità in ciò che è contro natura, perché questa – quando le si usa violenza – si ribella.

2. Vengo invece alla voce che prima hai sentito da sveglio e che poi hai risentito nel sogno.
L’hai sentita da sveglio. Non ho motivi per dubitare che si tratti di un autoillusione.
Ebbene questa voce “io sono con te” ricorre diverse volte nella Sacra Scrittura.

3. Viene detta ad Isacco, figlio del patriarca Abramo: “Io sono il Dio di Abramo, tuo padre; non temere, perché io sono con te: ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza a causa di Abramo, mio servo” (Gn 26,24).
Viene ripetuta a suo figlio Giacobbe: “Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai” (Gn 28,15).
Sono parole dette al popolo d’Israele al momento in cui esce da Babilonia dove era stato deportato e vissuto come schiavo per 70 anni: “Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio.
Ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia” (Is 41,10).

4. Vengono ripetute altre volte nell’Antico Testamento.
Ma desidero soffermarmi sulle parole che san Paolo sente in un momento di sconforto, mentre da Atene scende a Corinto: Una notte, in visione, il Signore disse a Paolo: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso” (At 18,9-10).
Sono parole che infondono fiducia e forza nel cuore di Paolo.
Queste medesime parole hanno infuso fiducia e forza anche in te nel dire basta in maniera determinata a quelle esperienze e ad allontanare quell’uomo.

5. Procedendo cautamente: da dove venivano quelle parole? Chi le proferiva?
In teologia quelle parole vengono dette locuzioni.
Queste locuzioni possono avere una doppia origine: o dal nostro avversario, che ha conservato intatta la sua natura angelica, oppure dal Cielo.
Alla luce dei frutti che quelle parole hanno prodotto credo che non si vada lontano dalla verità se si dice che sono venute dal Cielo, da Dio, anzi da Cristo.
Sono state parole così potenti che all’istante ti hanno cambiato, anzi rovesciato.
E ti sei trovato credente.

6. Subito ti sei messo a pregare.
A dire il vero, come dici, ti sei messo a parlare con Colui che ti aveva parlato.
E la preghiera è proprio questo: non un gettare delle parole verso una realtà ignota nella speranza che vi sia qualcuno che le raccolga. Così pregano i pagani.
Ma hai detto parole ad uno che ti stava dinanzi, nell’esperienza di un incontro personale.
E questa è la preghiera cristiana.

7. Nella tua mail sei uscito con qualche espressione un po’ oscura. Ti sei messo a parlare con quel “Lui” indipendentemente dalla sua esistenza.
Forse volevi dire che volevi parlare con quel “Lui” indipendentemente dalla certezza delle parole che avevi sentito.
Ugualmente è oscura e imprecisa un’altra espressione: “Se io scelgo di credere allora esiste”.
Forse intendi dire: sei così certo di credere proprio perché l’hai sentito, perché l’ha incontrato.
E allora decidi di continuare a credere indipendentemente da tutto quello che ti può essere detto in contrario.
È stata più o meno questa l’esperienza di quel grande scrittore francese Paul Claudel che, folgorato dalla grazia e trovatosi a credere, è andato a riprendere tutte le obiezioni possibili e immaginabili contro il cristianesimo.
Niente però è riuscito a scalfire quella fede che Dio in quel momento aveva impiantato dentro il suo cuore.
Penso che a te sia successa la stessa cosa: all’improvviso ti sei trovato a credere a motivo di un incontro e di un’esperienza che ti ha rovesciato come capitò a San Paolo quando si trova alle porte di Damasco.

8. Mi chiedi se esista un gruppo di persone che credono in Dio senza seguire la dottrina cattolica, per poter entrare a farne parte e/o parlare e confrontare esperienze.
Non so se vi siano gruppi con le caratteristiche da te menzionate. So solo che queste persone in gergo teologico e anche filosofico vengono definite “teiste”.
Ma tu non hai bisogno di queste persone.
Hai invece bisogno di continuare il dialogo con quel “Lui” che ti ha parlato.
E questo “Lui” lo trovi nei sacramenti della Chiesa. In primis nella confessione.
Quel “Lui” ti aspetta per dirti: “Io sono (il Dio di Abramo,) tuo padre; non temere, perché io sono con te: ti benedirò…” (Gn 26,24).
E ancora: “Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai” (Gn 28,15).
E anche: “Non temere, perché io sono con te; (…). Ti rendo forte e ti vengo in aiuto” (Is 41,10).
E soprattutto come a San Paolo: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso” (At 18,9-10).
Vai dunque a confessarti e poi riprendi ad andare a Messa perché c’è “un popolo numeroso” che ti attende.
Non invano e non solo per te il Signore ti ha fatto sentire quelle parole.

 Da lontano anch’io cerco di comunicarti forza e subito per te recito il Santo Rosario.
Che il Signore ti benedica largamente e faccia sovrabbondare la grazia là dove per diverso tempo è abbondato il peccato (cfr. Rm 5,20).
Ti benedico anch’io.
Padre Angelo


Pubblicato 07.12.2017

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