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Un sacerdote risponde

Perché devo credere nel Vangelo e non in altri testi sacri; inoltre perché quello che è scritto su Gesù è vero e quello scritto su Buddha dovrei ritenerlo falso?

Quesito

Caro Padre Angelo,
grazie per la sua disponibilità.
ad avere dei problemi. Mi Sono sempre stato molto credente ma qualche mese fa ho iniziato sono iniziato a chiedere perché proprio io sono stato così fortunato a nascere in una famiglia cattolica e quindi a conoscere la verità. Da qui ho iniziato a chiedermi perché devo credere nel Vangelo e non in altri testi sacri. Io le chiedo di aiutarmi ad uscire da questo tunnel che da diversi mesi a questa parte mi strazia: perché quello che è scritto su Gesù è vero e quello scritto su Buddha dovrei ritenerlo falso? Perché devo credere che Gesù sia risorto e non che Empedocle (filosofo pagano della Sicilia) riuscisse a chiamare i morti dall'ade?
Grazie in anticipo; la prego mi aiuti, mi sento smarrito.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è vero che noi riceviamo l’annuncio della fede dalla società (e cioè dagli altri), ma a differenza di tutte le altre religioni noi cristiani diventiamo tali solo per libera scelta.
Questo è vero anche nel caso che uno sia stato battezzato da piccolo. La scelta al suo posto l’hanno fatta i genitori, ma in tanto il battesimo lo si riceve solo per scelta.
Solo dal momento in cui si viene battezzati si diventa cristiani.
Non è così per l’islam dove il figlio che ha il padre musulmano - volente o nolente - deve essere anche lui mussulmano. Non sta a lui decidere. Lo è per discendenza, come per discendenza uno eredita il colore della pelle.
La stessa cosa avviene anche per le altre religioni, sebbene ci sia maggior morbidità nei confronti di chi lascia la religione natìa per aderire ad un’altra.
Questa dunque è una prima differenza, e di non poco conto. E che sta a significare che nei confronti della fede “ereditata” dai padri noi siamo sempre liberi, mai necessitati o coatti.

2. Inoltre abbiamo la ragione.
È per mezzo della ragione che noi aderiamo in maniera ragionevole e non supina a quanto ci è stato rivelato.
Se anche una sola delle verità di fede fosse contraria alle esigenze della logica e della ragione, dovremmo rifiutarla, perché ci impedirebbe di essere pienamente umani e razionali.
La teologia svolge proprio questo compito: di farci comprendere ciò in cui crediamo.

3. Non solo, ma serve anche a farci capire che l’adesione a determinate verità che eccedono la capacità umana perché sono di ordine soprannaturale non ripugna alla nostra ragione. Anzi, ci dice che è ragionevole credervi.
Così ad esempio per la SS. Trinità: l’uomo con le sue sole forze non può arrivare a conoscere la Trinità delle Persone divine. Lo si crede solo perché Dio lo ha rivelato.
Ma questa rivelazione non ripugna alla ragione. Anzi, Sant’Agostino diceva che se prima della rivelazione di questa verità mai e poi mai l’uomo avrebbe potuto arrivarci da solo, dopo che Dio l’ha rivelato l’uomo vede che si tratta di una verità così ragionevole che non potrebbe pensare a Dio se non come Trinità di Persone.
Così non ripugna alla ragione neanche la transustanziazione, e cioè che possa venire meno la sostanza del pane e del vino pur rimanendo le loro apparenze, che in questo caso sarebbero sostenute da una sostanza superiore, e cioè da Dio stesso.

4. Sempre usando la ragione siamo chiamati a rispondere a un’altra  domanda, che è capitale, e che Cristo ha posto agli uomini di tutti i tempi: “Chi di voi può convincermi (accusare) di peccato?” (Gv 8,46).
Ora nessuno può dire a Cristo: hai sbagliato nel dire questo o nel fare quest’altro.

5. Porto una testimonianza personale.
Ricordo un ragazzo figlio di due sessantottini “doc” (amici di un personaggio che per tanto tempo è stato in prigione per gli omicidi commessi in forza delle sue idee rivoluzionarie) e che i suoi avevano lasciato senza catechismo, senza Comunione e senza Cresima.
Ad un certo momento quasi a bruciapelo questo ragazzo mi chiese di ricevere i sacramenti. Quando fu terminata la preparazione gli chiesi: perché vuoi andare dietro a Cristo?
La risposta fu questa: perché sento che le sue parole sono vere.

6. Anche lui, pur essendo un ragazzo, non vedeva nulla di illogico, di irrazionale nella verità annunciata da Cristo e nei suoi comandi. Anzi vedeva tutto luce.
Quando gli diedi la prima Comunione, in extremis vennero anche i genitori. Nell’omelia avevo sottolineato il motivo per cui quel ragazzo voleva andare dietro a Cristo.
Al termine della celebrazione avvicinai il padre (più sessantottino doc della madre) e gli dissi: “Ha sentito che cosa detto suo figlio? Che vuole andare dietro a Cristo perché sente che le sue parole sono vere”.
E il padre: “Come si può dire diversamente!”.
Tra parentesi, dopo qualche anno anche il padre si convertì.

7. Venendo adesso ad una tua precisa domanda: “perché quello che è scritto su Gesù è vero e quello scritto su Buddha dovrei ritenerlo falso?”
Intanto nessuno ti dice che quanto viene detto su Budda devi ritenerlo falso.
Hai la ragione.
E leggendo i suoi insegnamenti ti puoi accorgere di ciò che è vero o meno vero.

8. Inoltre non so se il buddismo si possa chiamare religione o filosofia morale.
Il suo obiettivo è quello di eliminare ogni sofferenza. E poiché la sofferenza è causata dal desiderio, per il buddismo la cosa migliore, anzi necessaria, consiste nell’eliminare il desiderio.

9. Il senso della vita presente secondo il buddismo consiste nel purificarsi.
Solo quando si giunge a perfetta purificazione l’anima trasmigra in uno stato eterno di vita.
Diversamente si è soggetti a continue rinascite o reincarnazioni.

10. Si rinasce o ci si reincarna dunque a motivo di colpe commesse nella vita precedente.
Ora il concetto di reincarnazione è sufficiente per sollevare molte riserve anche da un punto di vista razionale: chi può dire di qualsiasi persona che il motivo per cui nasce o si reincarna sono le colpe commesse nella vita precedente?

11. Con questo non nego che nel Buddismo vi siano buoni elementi.
Sì, vi sono, ma insieme a “lacune, insufficienze ed errori” (Redemptoris missio 55).

12. Delle risurrezioni di Empedocle?
Supposto anche che si tratti di autentiche risurrezioni, in ogni caso c’è una differenza enorme tra Gesù ed Empedocle. Questi non ha avuto nessuna pretesa di essere Dio. È morto e ormai appartiene al passato.
Cristo invece si è presentato come Dio fatto carne.
E per questo si legge nel Vangelo: “Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?».
Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”?
Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani” (Gv 10,31-39).

13. La vita di Cristo e le sue opere sono la più bella testimonianza di quanto dice il Vangelo dalla prima all’ultima parola.
Quell’ultima parola che è questa: “Io sono con voi io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Sicché Gesù non appartiene al passato come Budda e Maometto, ma è perennemente presente. Ci è contemporaneo. È il Vivente.

15. Questo è il convincimento di sempre di tutti i cristiani.
La fede in Cristo non ci congiunge con un morto, con un defunto, come lo sono tutti gli altri fondatori di religioni.
Ne avevano netta consapevolezza Apostoli.
Erano poveri pescatori di Galilea, ma dopo la risurrezione di Cristo operano prodigi e miracoli con la virtù che veniva loro da Cristo, come testimonia a nome di tutti san Pietro quando dice al paralitico: “Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!” (At 3,6).
E ancora: “È per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest'uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest'uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi” ( At 3,16).
E: “Sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato” (At 4,10).

16. Abbiamo dunque buoni motivi per dire che non crediamo in Cristo semplicemente per un fattore culturale e sociale.
Indubbiamente è presente anche questo fattore, ma solo come elemento secondario e accidentale.
C’è in Cristo qualcosa che trascende il tempo ed è il motivo per cui può dire: “Io sono il Primo e l'Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi” (Ap 1,17-18).

Nella speranza di avere solidificato almeno in parte la tua fede, ti saluto, ti auguro ogni bene, ti ricordo insistentemente al Signore e ti benedico.
Padre Angelo   


Pubblicato 06.12.2017

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