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Un sacerdote risponde

Un giorno anche il popolo ebreo si convertirà e riconoscerà la divinità di Cristo

Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo Daniele e ho 40 anni.
Lei ci crede che un giorno anche il popolo ebreo si ricongiungerà alla Roma di Cristo riconoscendo la natura divina di Gesù?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. non solo ci credo nel senso comune del termine, come quando si dice “credo che oggi non pioverà perché il cielo e sereno in tutta Italia”, ma sono certissimo della loro conversione.

2. Questa certezza è poggiata sulla parola del Signore proferita attraverso San Paolo: “Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l'ostinazione di una parte d'Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà l'empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati. Quanto al Vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch'essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch'essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!” (Rm 11,25-32).

3. Il Signore pertanto – per bocca di Paolo - ci assicura due cose: che la conversione avverrà e ci dice anche quando avverrà: “fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti”.

4. Si tratta della conversione di “una parte” perché un’altra ha già accolto il Signore e ha costituto la prima comunità cristiana.
Ma altri hanno tenuto duro il loro cuore e sono rimasti nell’ostinazione.
La conversione di questa parte avverrà dopo che il Vangelo sarà accolto in tutto il mondo.
San Tommaso commenta: “Pone il termine di questa cecità, dicendo finché entri nella fede la pienezza delle Genti, vale a dire non solo alcuni Gentili (pagani) in modo particolare, come si convertivano allora, ma in riferimento a quando fosse fondata la Chiesa in mezzo a tutte le Genti, o totalmente o per la maggior parte”.

5. E indica anche i motivi di tale conversione: “perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!”.
Dio ha promesso con giuramento la salvezza del suo popolo: “Il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri” (Dt 7,6-8).
E anche: “Che dunque? Se alcuni furono infedeli, la loro infedeltà annullerà forse la fedeltà di Dio? Impossibile! Sia chiaro invece che Dio è veritiero, mentre ogni uomo è mentitore” (Rm 3,3-4).

6. Con la promessa del Signore vengono indicati due segni che precederanno al fine del mondo: la predicazione del Vangelo a tutti i popoli e la conversione degli ebrei.
A questi due segni se ne aggiunge un terzo, quello dell’abbandono generale della fede (apostasia) accompagnata dalla venuta dell’Anticristo: “Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio” (2 Ts 2,3-4).

7. Circa l’apostasia: la Bibbia di Gerusalemme dice che qui Paolo parla di un’apostasia (secessione, defezione) di carattere religioso (cfr nota a 2 Ts 2,3).
E circa l’anticristo che “l'apostasia sarà causata da un personaggio che porta tre nomi e si presenta come il grande nemico di Dio. È l'empio (uomo iniquo) per eccellenza, alla lettera «l'uomo dell'empietà»; l'essere destinato a «perdersi», alla lettera «il figlio della perdizione»; l'avversario di Dio, descritto qui in termini che si ispirano a Dn 11,36. Nella tradizione cristiana, influenzata da Daniele, questo avversario riceverà il nome di anticristo (cfr. l Gv 2,18; 4,3; 2 Gv 7). Appare come un essere personale, che si rivelerà alla fine dei tempi (mentre satana, di cui è lo strumento, agisce da ora nel «mistero»), esercitando contro i credenti un potere persecutorio e seduttore (Mt 24,24; Ap 13,1-8), per l'ultima grande prova cui metterà fine il ritorno del Cristo” (a nota a 2 Ts 2,4).

Con la speranza che nessuno di noi venga travolto dall’apostasia, che è l’anticamera dell’inferno, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 01.12.2017

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