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Un sacerdote risponde

Sono uno psicologo cattolico e considero l'omosessualità semplicemente come una variante naturale

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono uno psicologo cattolico che si interroga attraverso gli strumenti della fede e delle scienze umane e mediche sul tema dell'omoaffettività. Numerose confessioni cristiane di matrice protestante hanno oramai riconosciuto il valore dell'amore omoaffettivo agli occhi di Dio e di Cristo e hanno istituito una liturgia di benedizione delle coppie omoaffettive. Lo Spirito Santo, attraverso uno dei suoi doni che è la Scienza, ha oramai mostrato attraverso le scienze umane e mediche (anche di associazioni cattoliche) che l'orientamento omoaffettivo è una variante naturale, non "curabile" se non al costo di un meccanismo effimero e doloroso di repressione, e non è da considerarsi come una patologia, una deviazione dello sviluppo normale, o - come purtroppo recitano ancora il CCC e numerosi documenti ufficiali della Chiesa - una depravazione contro natura in nessun caso accettabile. E' presente anche tra gli animali ed è determinato da fattori naturali e non patologici del tutto estranei ad una "scelta" del soggetto (chi sceglierebbe mai di voler appartenere ad una categoria minoritaria discriminata?). Ha i suoi significati all'interno dell'analisi antropologica e psicologica e quindi, in ultima analisi, è una condizione creata da Dio. In più, la sede della divinità sulla Terra, il luogo più preziosi che esista, cioè il cuore degli uomini e delle donne ("maschio e femmina li creò": gli omoaffettivi sono maschi e femmine come tutti), dimostra in coscienza e in evidenza che le loro relazioni sono da essi fortissimamente desiderate per la propria realizzazione completa nell'amore e sono in tutto e per tutto socialmente e psicologicamente feconde e pregne di donazione reciproca, di anelito all'unità, di reciproca solidarietà, improntate ad un progetto duraturo di vita e di fedeltà e di ogni altro valore che appartiene all'amore e all'Amore. C'è da aggiungere che Gesù è stato crocifisso proprio perché era un "rivoluzionario" rispetto alla tradizione rigida della casta sacerdotale del suo tempo ed ha sempre anteposto il bene dell'uomo (in particolare, la sua realizzazione piena nell'amore) all'osservanza del "sabato" e non ha mai condannato, nel Vangelo, l'omoaffettività, miracolando anzi il servo del centurione. Ora, senza voler toccare tematiche che non interessano questo quesito come l'omogenitorialità e l'utero in affito (rispetto ai quali le titubanze della morale sono comprensibilissime e vanno affermate e difese) la mia domanda è questa: Papa Francesco fa dei timidi cenni di accettazione e comprensione di questa realtà, non sbilanciandosi perché probabilmente avrebbe contro numerose persone, ma per la giustizia (leggi: benevolenza) divina, cosa aspetta la Chiesa cattolica a modificare i termini presenti nel Catechismo e negli altri documenti ufficiali che parlano delle persone omoaffettive? Cosa aspetta la Chiesa cattolica ad istituire una liturgia di benedizione di queste coppie, che al momento risultano essere delle vere e proprie vittime di un martirio psicologico loro imposto attraverso epiteti e concezioni che distruggono la loro sicurezza interiore e soffocano il loro anelito?
La ringrazio della risposta che vorrà darmi e per le preghiere che vorrà offrire nei confronti di questa tematica, la prego di rispondermi in piena coscienza CRISTIANA e non in base all'opportunità dettata dal rispetto dei dettami dottrinali e della tradizione, contraddetti i quali qualsiasi sacerdote rischierebbe - al momento - il marchio di eretico e la perdita del sacerdozio e conseguentemente del sussidio. Se pensa che questo argomento possa essere trattato pubblicamente, sarebbe un grande vantaggio per molti lettori, ma in caso contrario mi risponda anche individualmente, le prometto che la sua opinione sarà totalmente segreta e servirà solo al sottoscritto per orientarsi meglio nei confronti dei numerosi pazienti che soffrono gravi disturbi non per il loro orientamento, ma per le posizioni di società e Chiesa nei confronti del loro orientamento considerato ufficialmente ancora una depravazione.
Cordiali saluti,
Ennio


Risposta del sacerdote

Caro Ennio,
1. ti rispondo pubblicamente.
E non per timore di perdere un sussidio (non ne ho neanche uno) perché essendo un sacerdote religioso (anzi, un frate) non fruisco neppure dell’8 per mille.

2. Mi dici che l’omosessualità è una variante naturale.
A questo proposito è necessario ribadire la distinzione che fa la Chiesa  tra l’inclinazione e la pratica omosessuale.
È chiaro che la pratica omosessuale non è una variante della natura perché i sessi sono fatti e strutturati in modo tale che si possano congiungere due persone di sesso diverso.

3. Questi sessi sono ordinati di per se stessi alla procreazione.
E questo è così vero che quando la finalità procreativa intrinseca alla genitalità viene espletata tale atto si conclude subito da se stesso, nonostante la possibile volontà contraria di chi lo compie.
Sicché gli atti o le pratiche omosessuali, proprio perché contraddicono l’intrinseca struttura e l’intrinseca dinamica dell’atto sono atti contro natura.

4. Che siano atti contro natura - oltre che l’evidenza – lo ricorda anche la Sacra Scrittura quando dice: “Infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento” (Rm 1,26-27).

5. Come si vede, la Sacra Scrittura parla di “atti ignominiosi”.
Credo che sia questo il motivo per cui una persona normale prova una certa ripugnanza nel vedere due persone dello stesso sesso in rapporti affettivi tipici di due fidanzati, di una coppia sposata, e addirittura anche di un adulterio.
C’è nella pratica omosessuale una palese perversione del disegno divino sulla sessualità e sull’amore umano.

6. Per questo, prima del Catechismo della Chiesa Cattolica, la Sacra Scrittura stessa (ed è parola di Dio) dice che si tratta di atti che gridano verso il cielo.
In Genesi 18,20 a proposito di quella che tu chiami variante naturale si legge che Dio disse: “Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave” (Gn 18,20).
E questo viene detto prima che gli abitanti di quella città volessero abusare dei due giovani entrati nella casa di Lot.

7. Ti dichiari fiducioso che i tempi maturino e che si possa cambiare quanto ha scritto il Catechismo della Chiesa Cattolica e quanto hanno scritto altri documenti del Magistero.
Ma prima di questi documenti bisognerebbe cambiare la sacra Scrittura sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, perché questi documenti si rifanno all’autorità di Dio che ha parlato.
E questo, evidentemente, non succederà mai.
Rimane invece vero che gli uomini se vogliono salvarsi devono convertirsi a Dio e al suo insegnamento.
L’esortazione di San Pietro dopo la Pentecoste vale per tutti: “Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati” (At 3,19).

8. Non solo la pratica omosessuale non è una variante della natura, ma non lo è neanche l’inclinazione omosessuale.
Il Magistero della Chiesa dice che l’inclinazione omosessuale, pur  non essendo un peccato (peccato sono solo gli atti), è tuttavia un disordine.
Anche qui non ci sono riflessioni da giganti da fare.
Sappiamo che alcune persone nascono cieche. Non ne hanno alcuna colpa, per carità.
Ma si può dire che questo sia normale, una variante della natura?
Se così fosse, lo si potrebbe augurare per tutti o almeno per molti. Così si avrebbe una variante!
Allora come essere ciechi è un male (non un peccato, beninteso), così l’inclinazione omosessuale è un male in ordine agli obiettivi della sessualità che sono quelli della procreazione e della sussistenza del genere umano.
Se tutti fossero inclinati all’omosessualità la fine del genere umano sarebbe garantita.
Pertanto anche qui le cose vanno chiamate con il loro nome: non si tratta di una variante della natura, come l’essere di carnagione bianca, nera o gialla, ma di un disordine, di un male.

9. Il riferimento che fai alla Sacra Scrittura quando riporti l’espressione “maschio e femmina li creò” è fuori posto.
Perché proprio in riferimento alla disparità dei sessi subito dopo Dio disse: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gn 1,28).
Maschio e femmina sono in ordine alla procreazione e alla moltiplicazione del genere umano.

10. Ugualmente in Gn 2,18 si legge: “Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo (il maschio, il marito) sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.
Ebbene anche qui va notato che come aiuto Dio non gli ha dato un altro maschio, un altro marito, ma una donna, una moglie (Gn 2,22).
Isch (parola ebraica che significa maschio) può essere tradotto non solo come maschio, ma anche come marito.

11. Non sta a me giudicare se un omosessuale sia psicologicamente fecondo.
Dico solo che Jean Guitton, quando parla dell’omosessualità, ne parla come come di un narcisismo.
Ecco le sue precise parole: “Forse è una fortuna che il tipo umano in tutte le sue funzioni, dalle più basse alle più eccelse, si manifesti sotto due forme differenti, che si completano e si rispondono l’una all’altra. Si può aggiungere che la conoscenza dell’altro è un elemento necessario per la conoscenza di se stessi. Se Adamo fosse stato solo, poiché era intelligente e tormentato dal desiderio di sapere, si sarebbe innamorato della propria immagine... Ma Adamo poteva specchiarsi e conoscersi in Eva, cercando in lei la coscienza della propria forza; e certamente, guardando Eva, sentiva nascere in sé il sentimento del raro, dello squisito, del precario, di tutto ciò che si sintetizza nella parola ‘grazia’, e che è contrario e complementare alla forza. Lo stesso si può dire della donna, che prende coscienza di sé specchiandosi nell’uomo. È nell’altro che abbiamo la vita, perché nell’altro troviamo il rinnovamento e la complementarità. La punizione di Narciso è di vedersi, e addirittura di esistere, solo come apparenza” (L’amore umano, p. 167).

12. Scrivi: “C'è da aggiungere che Gesù è stato crocifisso proprio perché era un "rivoluzionario" rispetto alla tradizione rigida della casta sacerdotale del suo tempo ed ha sempre anteposto il bene dell'uomo (in particolare, la sua realizzazione piena nell'amore) all'osservanza del "sabato" e non ha mai condannato, nel Vangelo, l'omoaffettività, miracolando anzi il servo del centurione”.
L’affermazione che Gesù è stato crocifisso perché rivoluzionario è senza fondamento storico.
Il Vangelo dice chiaramente che Gesù fu crocifisso perché si è fatto Figlio di Dio” (Gv 19,7). Ecco il testo: “Risposero i Giudei a Pilato: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio»” (Gv 19,7).

13. Riferisce ancora il testo sacro che ai giudei che lo cercavano per lapidarlo Gesù dice: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio»” (Gv 10,32-33).

14. È vero che nel Vangelo non c’è alcun riferimento di condanna dell’omosessualità. Ma questo non significa che Cristo l’approvasse.
Piuttosto non ne parla perché a quei tempi in Israele era unanime il giudizio di disapprovazione.
Qualcuno ha osservato che ai tempi di Cristo l’omosessualità era il flagello del paganesimo.

15. E non a torto, se di questi pagani san Paolo dice che “Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi” (Rm 1,24).
E ancora: “Li ha abbandonati a passioni infami” (Rm 1,29).

16. Non meno severo è san Pietro quando dice che Dio “condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie” (2 Pt 2, 6-8).

17. Vedere poi nella guarigione del servo del centurione un cenno di approvazione dell’omosessualità è del tutto inverosimile.
È quasi come dire che Giairo che va a supplicare il Signore perché la sua bambina è in fin di vita sia un pedofilo.
Leggendo questa tua affermazione mi è venuta in mente un’altra affermazione di san Paolo: “Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata” (Rm 1,28).
Il pansessualismo, come lo chiamava Pio XII, nega che vi siano ispirazioni più alte nella condotta umana. Tutto - non solo le espressioni spirituali e artistiche dell’uomo, ma anche quelle di ordine soprannaturale - sarebbe segnato da bisogni sessuali.
Giudicare la realtà solo da questa prospettiva è frutto di daltonismo intellettuale.
San Paolo, o meglio la Divina Rivelazione, usa un’espressione più forte. Non lo dico per te che forse d’impeto hai scritto un’affermazione non sufficientemente valutata.

18. Che qualche fenomeno di omosessualità sia presente anche tra gli animali non stupisce affatto.
Col peccato originale l’uomo, re del creato, si è ribellato a Dio. E le conseguenze di questa ribellione le paga in parte anche il creato, animali compresi.
Che ci siano delle degenerazioni anche tra gli animali lo dice en passant J. Guitton: “Fatta eccezione per le grandi scimmie, che sono certamente delle degenerate, la femmina accetta il maschio soltanto per lo stretto necessario ai suoi doveri verso la specie” (L’amore umano, p. 162).
Questa degenerazione non è evidentemente attribuibile a loro, ma ad un disordine che le precede e in qualche modo le condiziona.

19. Infine scrivi: “Cosa aspetta la Chiesa cattolica ad istituire una liturgia di benedizione di queste coppie, che al momento risultano essere delle vere e proprie vittime di un martirio psicologico loro imposto attraverso epiteti e concezioni che distruggono la loro sicurezza interiore e soffocano il loro anelito?”.
Sono d’accordo che hanno evitati epiteti nei confronti di chiunque, soprattutto di chi soffre e talvolta terribilmente per la propria situazione di omosessualità.
Le mail di diversi omosessuali ospitate nel nostro sito testimoniano questa sofferenza.
Ma come si fa a benedire un disordine che è pur sempre un male? E qui parlo ancora solo dell’inclinazione omosessuale.
Ma, più grave ancora, come si possono benedire azioni a motivo delle quali molti soffrono e delle quali Dio ha detto: “Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave” (Gn 18,20)?
Non ti attendere questo dalla Chiesa. Sarebbe un’attesa vana.
Piuttosto attenditi che abbia cura di tutte le persone, omosessuali comprese, per portarle a vivere secondo Dio perché per tutti “possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore” (At 3,19-20), e cioè con il cuore pentito e convertito si possano trovare in Paradiso insieme con Cristo.

Ti assicuro molto volentieri la mia preghiera, tanto più perché l’hai chiesta. Ti ricorderò in particolare nella S. Messa che tra breve celebrerò e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 24.10.2017

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