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Un sacerdote risponde

Mi sono confessata, ma non sento più la presenza di Dio dentro di me; fino a quando devo attendere?

Quesito

Caro Padre Angelo,
Le scrivo perché sono mesi che mi sento triste perché non sento più Dio nel mio cuore.
Premetto che mi sono convertita un anno fa in seguito ad una disgrazia in famiglia. Da allora in poi, non ero mancata ad una domenica a messa( talvolta  ci andavo anche più volte alla settimana), pregavo il rosario tutti i giorni, i salmi, il breviario, facevo il digiuno mercoledì e venerdì, facevo l'adorazione eucaristica. Devo dire che anche se all'inizio non è stato facile intraprendere questo percorso, mi sono sentita subito inondata dall'amore di Cristo.  Facendo la comunione piangevo di gioia in chiesa e dopo la confessione mi sentivo cosi sollevata che ad ogni piccolo peccato seppur veniale mi andavo a confessare regolarmente. La mia vita era perfetta perché sentivo di camminare con Gesù in ogni singolo momento.
Purtroppo, sono stata messa alla prova e non l'ho superata. Ho conosciuto un ragazzo, un ragazzo dolce, gentile, carino che aveva le più belle qualità del mondo, con una sola eccezione. È ateo. Lui conosceva la mia fedeltà al Signore anche se non la condivideva. Aveva deciso di tentare a stare con me lo stesso, malgrado le sue passioni che non riusciva a controllare e in un bel giorno sono caduta nel peccato impuro pur di compiacerlo. Ovviamente dopo mi ero sentita sporca e indegna davanti a Dio ed ero corsa a confessarmi. Na la sola confessione non era bastata. Questo ragazzo faceva pressione e più volte ero ricaduta e poi amaramente pentita. Ero entrata in un circolo vizioso, da una parte volevo servire il Signore, dall'altra ero diventata schiava della concupiscenza.  Avevo persino cercato di portare questo ragazzo alla luce della fede, ma con vani risultati anche perché pregando non sentivo più la grazia di Dio. Alla fine ero stanca di essere così titubante riguardo la mia scelta e ho deciso di continuare per la strada della santità. Ovviamente il ragazzo mi ha lasciata dopo 6 mesi seppur dispiaciuto perché gli piacevo ma non poteva "contenersi" così a lungo. Io ho avuto i miei momenti di sconforto, ma alla fine mi sono sentita vittoriosa.
Sono contenta che ci siamo lasciati perché io non potevo servire due padroni: la carne e il Signore. È solo che anche dopo essermi pentita, confessata,dopo mesi che prego molto e faccio i digiuni e le novene anche a Maria. . Non riesco più a sentire il calore di Gesù. Rispetto a prima, quando il mio cuore era infiammato e ardeva per le cose celesti, adesso mi sento tremendamente tiepida. Non piango più, non sono più così felice, evoco lo Spirito Santo affinché accenda in me il fuoco dell'Amore, ma non sento che l'ombra della presenza di Cristo. Solo il ricordo di una remota felicità e questa sbiadita presenza del Signore mi fanno continuare su questa strada.... ora quello che le chiedo è: il Signore è ancora arrabbiato con me per quello che ho fatto nonostante io non rifarei mai quello che ho fatto e sono disgustata per il mio peccato?
O vuole mettermi alla prova?
Quanto tempo ci vuole per riacquistare  il dialogo con Dio nel cuore? Mesi, anni? Oltre alla preghiera e ai sacramenti, dovrei fare qualcosa in più? 
Seconda domanda: quel ragazzo non è uscito dal mio cuore, c'è una probabilità che se io prego ogni giorno per lui, lui riconosca la presenza del Signore nella sua vita e torni da me? Dico sempre "sia fatta la tua volontà", mentre mi piacerebbe davvero tanto se io e quel ragazzo intraprendessimo un cammino insieme..
Aspetto con ansia la sua risposta e miei complimenti per le sue argute risposte. Si vede molto che sono illuminate dallo Spirito Santo ! Dio la benedica.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. quello che provavi nella comunione con Dio prima di aver ceduto nella purezza era per S. Tommaso uno di quei segni per i quali possiamo congetturare il nostro stato di grazia.
Il concilio di Trento ha affermato che “nessuno sa con certezza di fede, incompatibile con ogni errore, se sia in stato di grazia” (DS 1534).
Tuttavia, come ricorda S. Paolo, “lo Spirito attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm8,16).
Non lo si percepisce dall’esterno, ma dall’interno, dice San Tommaso: “mediante l’effetto dell’amore filiale che egli produce in noi” (Commento alla lettera ai Romani, VIII, 8).
Avvertivi l’affetto figliale che Dio aveva infuso dentro di te. E pertanto ti sentivi unita, aggrappata e abbracciata a Dio.

2. Poi c’è stata l’esperienza del peccato.
Subito in te sono subentrate le tenebre e le hai sentite. È sparito il clima di cielo che stavi vivendo e che solo coloro che vivono in grazia sanno come è fatto.
Santa Teresa d’Avila descrive così questo cambiamento parlando di ciò che sperimenta un’anima in grazia e di ciò che vive chi non è in grazia.
“Una volta, mentre recitavo le Ore con la Comunità, l'anima mia si sentì improvvisamente raccolta e parve trasformarsi in uno specchio tersissimo, luminoso in ogni parte, al rovescio, ai lati, in alto e in basso.
Nel suo centro mi apparve nostro Signore Gesù Cristo nel modo che sono solita vederlo, parendomi di vederlo in ogni parte della mia anima come per riflesso.
E intanto lo specchio si rifletteva tutto nel Signore per una comunicazione amorosissima che non so dire. Questa visione mi fu di grande vantaggio, come tuttora mi è quando la ricordo, specialmente dopo la Comunione.
In un'anima in peccato mortale lo specchio si copre di fitta nebbia e diventa nero, così che Dio non vi può più apparire né lasciarsi vedere, sebbene vi sia sempre come Datore dell'essere. Negli eretici lo specchio è rotto: il che è assai peggio che se fosse abbuiato.
Ma è molto difficile far comprendere queste cose, perchè altro è vederle e altro saperle dire.
Per conto mio ne ritrassi molti vantaggi, tra cui un vivissimo dispiacere di essermi tante volte oscurata l'anima con il peccato e privata della vista di Dio” (Vita, cap. XL, 5).

3. Tuttavia proprio quest’ultima frase di Santa Teresa può gettare molta luce anche su quanto stai vivendo adesso.
Perché Santa Teresa per tutto ciò che riguardava se stessa calcava sempre le tinte in nero. Mentre sembra che non abbia mai commesso nessun peccato mortale.
Ciò significa che anche il peccato veniale può circondare l’anima di nebbia e impedisca di vedere e di sentire la presenza del Signore.
Pertanto un’anima tornata alla grazia, ma ancora convalescente dal peccato mortale, può trovarsi in questa situazione.
Ugualmente anche il peccato veniale, tra i suoi effetti, ha anche quello di fare perdere il fervore.
E allora tutte e due queste situazioni possono spiegare lo stato attuale della tua anima.

4. È il pensiero di San Tommaso, il quale dice che col peccato veniale “non viene tolto lo splendore  della grazia, ma in certo qual modo obnubilato, in quanto è impedito il suo irradiamento sulle realtà esteriori; e così San Gregorio dice che il peccato veniale oscura, mentre il mortale ottenebra” (Sent. IV, d. 16, q. 2, a. 1, ad 3).

5. Ma può darsi anche che il Signore, dopo che ti aveva portato così in alto e dopo la tua esperienza di peccato, voglia portarti adesso ad un dolore più profondo dei peccati commessi per portarti ad un’esperienza più alta di vita cristiana.
È quello che successe alla Beata Angela da Foligno. Lo rivela lei stessa all’inizio del libro delle sue visioni e consolazioni quando per la prima volta ebbe piena cognizione dei suoi peccati. Ne fu presa da gran terrore e tremò al pensiero della dannazione da lei meritata. Pianse molto, si vergognò per la prima volta ma non volle confessare i propri peccati e ciononostante si accostò alla Santa Comunione.
Scrive: “Coi miei peccati ricevetti il Corpo di Gesù Cristo. Ma giorno e notte la mia coscienza mai non cessava di protestare.
Pregai San Francesco (era terziaria francescana, n.d.r.) a farmi trovare il confessore che mi ci voleva, qualcuno che potesse comprendere e al quale potessi aprirmi...
Al mattino trovai nella Chiesa di San Feliciano un frate che predicava. Dopo la predica, risolvetti di confessarmi da lui. Mi confessai come si conveniva e ricevetti l'assoluzione. Amore non ne provai affatto, ma solo amarezza, vergogna e dolore. Perseverai nella penitenza che mi venne imposta e cercai di soddisfare la giustizia, trovandomi vuota affatto di consolazione, ma piena di dolore.
Gettai quindi un primo sguardo sulla misericordia divina; feci conoscenza con essa, che mi aveva ritirata dall'inferno, che mi aveva fatta la grazia che sto raccontando.
Ricevetti la sua
prima illustrazione; il dolore ed il pianto raddoppiarono. Mi abbandonai ad un'austera
penitenza...
Illuminata in tal modo, non scorsi in me che peccati; vidi con certezza che avevo meritato l’inferno... L'unica mia consolazione era di poter piangere. Una nuova illustrazione mi fece vedere i miei peccati in tutta la loro profondità. Qui compresi, che, offendendo il Creatore, avevo offeso tutte le creature. Per intercessione della Vergine e di tutti i Santi invocai la divina misericordia; sentendomi morta, chiedevo in ginocchio la vita... Tutto ad un tratto mi sembrò di sentire sopra di me la pietà di tutte le creature e di tutti i santi. E allora ricevetti un dono: un gran fuoco d'amore ed il potere di pregare come mai non avevo pregato... Ricevetti una profonda conoscenza del modo con cui Gesù Cristo era morto per i miei peccati. Provai un sentimento crudele dei miei peccati, e mi accorsi che l'autore della crocifissione ero stata io stessa. Però ancora non ero arrivata a comprendere l'immensità del benefizio della croce...
Poi il Signore, nella Sua pietà, mi apparve parecchie volte, tanto nel sogno che nella veglia, sempre crocifisso: «Guarda, mi diceva, guarda le mie piaghe»; contava i colpi della flagellazione e andava ripetendomi: «È per te, per te, per te...». Supplicai la Vergine e San Giovanni di ottenermi i dolori di Gesù Cristo, almeno quelli che furono concessi a Loro. Essi mi ottennero tal favore, ed un giorno San Giovanni me ne partecipò in tal misura che quel giorno fu uno tra i più terribili della mia vita”.
Più oltre la Beata aggiunge: “Dio scrisse il Pater noster nel mio cuore con tale accentuazione della di Lui bontà e della mia indegnità, che la parola mi manca per darne una sola sillaba”.
Per mezzo di questa profondissima contrizione la Beata Angela da Foligno entrò nella via della santità.

Chissà che il Signore non stia facendo la stessa cosa anche con te?
Me lo auguro con tutto il cuore e per questo ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 12.08.2017

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