Sei in: Home page => Un sacerdote risponde => Teologia morale => Morale sessuale e matrimoniale => Ho un grave disturbo, che mi impedisce di avere un bambino sano; chiedo lumi in proposito

Un sacerdote risponde

Ho un grave disturbo, che mi impedisce di avere un bambino sano; chiedo lumi in proposito

Quesito

Caro Padre Angelo,
Le scrivo perchè ho bisogno di sapere qual è la Volontà di Dio per me e il mio fidanzato.
Diversi anni fa mi è stato diagnosticato il disturbo bipolare di terzo livello e la mia psichiatra, alla quale ho manifestato il desiderio di diventare mamma, mi ha fortemente sconsigliato questa scelta per i seguenti motivi:
- se non interrompo la cura il bambino nascerebbe con gravi malformazioni
- se la interrompo potrei avere una crisi anche irreversibile e perdere il bambino
- il bambino nascerebbe col mio stesso disturbo

Cosa dice la Chiesa a riguardo?
Possiamo scegliere di avere un bambino sapendo i rischi che correrebbe?
E se la risposta fosse negativa, potremmo comunque sposarci sapendo in partenza di non poter avere figli?
E se sì, come dovremmo vivere la nostra sessualità?

Noi amiamo il Signore con tutto il cuore, come siamo: poveri.
Vogliamo ascoltare la Sua voce.

Grazie e che davvero la gioia del Signore sia la nostra forza.
E.


Risposta del sacerdote

Carissima E.,
la Chiesa parla molto spesso di paternità responsabile.

1. Paolo VI, a proposito del terzo criterio di paternità responsabile, scrive: “In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita” (Humanae vitae, n.10).

2. Pertanto io sarei dell’idea che in queste condizioni, per il bene del bambino, sia opportuno astenersi dalla procreazione. Concepire un bambino, sapendo a priori che non gli si possono garantire le condizioni sufficienti di salute, non è un atteggiamento responsabile. Più o meno è il medesimo discorso che si fa per chi vuole mettere al mondo dei bambini, ma poi non garantisce loro, per quanto sta a lui, il nutrimento.

3. Come vedi dal testo di Paolo VI, la decisione di non avere bambini si può prendere per gravi motivi per un tempo indeterminato, e questo può significare anche per tutta la vita.
Tuttavia, soggiunge il Papa, questa determinazione va presa “nel rispetto della legge morale”. E la legge morale vieta ogni forma di contraccezione.
Per questo, per il tuo matrimonio, devi imparare l’uso dei cosiddetti metodi naturali, i quali - combinati anche fra loro - danno un quoziente altissimo di sicurezza.
Per metodi naturali, a scanso di equivoci, non intendo il coito interrotto, che è una forma di contraccezione, ma ad esempio il metodo Billings, il metodo del prelievo della temperatura basale...
Un consultorio cattolico, al proposito, ti può dare tutte le più utili indicazioni.

4. L’insegnamento di Paolo VI è in continuità con quello espresso da Pio XII nel discorso alle ostetriche (29.10.1951):
 “I coniugi possono far uso del loro diritto matrimoniale anche nei giorni di sterilità naturale… Con ciò essi non impediscono né pregiudicano in alcun modo la consumazione dell’atto naturale e le sue ulteriori naturali conseguenze…
 Abbracciare lo stato matrimoniale, usare continuamente la facoltà ad esso propria e in esso solo lecita e, d’altra parte, sottrarsi sempre e deliberatamente, senza un grave motivo, al suo primario dovere, sarebbe un peccato contro il senso stesso della vita coniugale.
Da quella prestazione positiva obbligatoria possono esimere, anche per lungo tempo, anzi per l’intera durata del matrimonio, seri motivi, come quelli che si hanno non di rado nella cosiddetta indicazione medica, eugenica, economica e sociale. Da ciò consegue che l’osservanza dei tempi infecondi può essere lecita sotto l’aspetto morale e nelle condizioni menzionate è realmente tale. Se però non vi sono, secondo un giudizio ragionevole ed equo, simili gravi ragioni personali o derivanti da circostanze esteriori, la volontà di evitare abitualmente la fecondità della loro unione, pur continuando a soddisfare pienamente la loro sensualità, non può derivare che da un falso apprezzamento della vita e da motivi estranei alle rette norme etiche”.
Nel tuo caso i motivi sono davvero gravi.

5. Continua col tuo fidanzato a seguire la strada indicata dal Signore. Per chi osserva la sua legge - che è perfettamente conforme alle esigenze della persona - il Signore riserva molti beni.
Derogare dalla sua legge è un male e fa male sotto tutti i sensi.

Ti seguo con la preghiera e con l’affetto. Ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 19.06.2007

La pagina č stata letta 3576 volte