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Un sacerdote risponde

Il peccato della masturbazione, che provoca in me tanto dolore, mi fa sentire lontano da Dio; dopo la confessione invece sento dentro di me uno stato di grazia

Quesito

Caro Padre Angelo,
Sono …, ho 20 anni e vivo a …, un paese nella provincia di …..
Ho una intensa vita di parrocchia, impegnandomi in vari ambiti.
Oggi, mentre navigavo sul mio profilo Facebook, ho avuto la "grazia" di poter leggere una sua risposta ad una mail di un seminarista, in cui lei parlava del cingolo di San Tommaso.
Purtroppo il problema dell’impurità affligge anche me da molto tempo, e nonostante la vita sacramentale, la direzione spirituale, il mio impegno, la preghiera, insieme a tante altre cose, non riesco ad eliminare per sempre questo problema.
Dopo la confessione sento dentro di me uno stato di grazia, che mi da la forza di camminare e di lottare, ma tutto questo dura poco tempo, quando le tentazioni iniziano a farsi più forti, le mie forze non bastano più, e così accade quello che io vorrei non accadesse mai.
Il peccato della masturbazione, che provoca in me tanto dolore, mi fa sentire lontano da Dio, sento dentro di me tanta amarezza, mi sento "spento", ed è come se la mia anima fosse "morta".
Chiedo aiuto a Dio, imploro la Vergine Maria di sostenermi, ma è come se questo aiuto non arrivasse mai. Molte volte mi capita di sentirmi solo, e abbandonato da Dio in questa lotta.
Dopo essere ricaduto nel peccato, inizia una nuova lotta, ovvero quella di andare dal mio confessore a confessare questo peccato.
Anche qui il demonio si diverte nel far ritardare la celebrazione del sacramento della confessione. Nella mia testa iniziano ad emergere pensieri come: "Non vado a confessarmi, tanto è inutile, passato poco tempo ricado di nuovo, tanto vale rimanere così", oppure "ora devo andare di nuovo dal mio confessore, e quello li sentirà nuovamente lo stesso peccato, magari farò brutta figura e non mi da l'assoluzione", e potrei continuare all'infinito. In questo però, devo essere sincero, sento l'aiuto di Dio. Seppur con fatica e tanta vergogna riesco a celebrare il sacramento. (…).
Allora oggi sono qui a scrivere questa mail, con la speranza nel cuore di poter ricevere un nuovo aiuto.
Desidero ricevere anche io il cingolo di San Tommaso, per portarlo con me. Ho letto su internet, e sulla vostra pagina le varie notizie su questa pia devozione.
Desidero fortemente anche io essere iscritto alla milizia angelica e poter indossare il cingolo di San Tommaso. È possibile tutto questo? Nonostante la lontananza, posso essere iscritto e poter ricevere la benedizione per indossare il cingolo?
Ricevere il cingolo tramite posta, avrebbe la stessa validità che indossarlo dalle mani di un Sacerdote domenicano?
La benedizione avrebbe la stessa validità?
Da parte mia, ci sarà TUTTO l'impegno a vivere bene, lottando contro questo peccato.
Attendo una vostra risposta e inoltre, disponibile a sostenere eventuali spese, spero di poter essere cinto anche io del cingolo e della sua benedizione.
Nell'attesa vi ricordo nelle mie preghiere, e chiedo una piccola preghiera per me e per il mio futuro.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. pubblico volentieri la mail che mi hai indirizzato per ricevere il cingolo della Milizia Angelica di san Tommaso.
La pubblico perché hai descritto molto bene tutto quello che vive una persona quando cade nell’impurità.

2. Lo scrivo soprattutto per quelli che non sono credenti o comunque sono lontani da Dio e non capiscono che cosa ci sia di grave nella masturbazione.
Costoro purtroppo sono morti alla vita di grazia e come un morto è insensibile, così anch’essi sono abbastanza insensibili a ciò che succede in una persona che invece vive abitualmente in grazia di Dio. Per questo non riescono a capirlo. Non sanno che cosa provoca.
Tu, invece, grazie a Dio hai un’intensa vita di parrocchia e anche di comunione con Dio. Per cui senti l’amarezza di ogni singola caduta e avverti bene che cosa significhi avere anche a disposizione la grazia della Confessione.

3. Scrivi: “Il peccato della masturbazione, che provoca in me tanto dolore, mi fa sentire lontano da Dio, sento dentro di me tanta amarezza, mi sento "spento", ed è come se la mia anima fosse "morta"”.
Ti fa sentire lontano da Dio perché di fatto col peccato perdi quella presenza personale di Dio che dà un senso di pienezza interiore.
Dice Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Col peccato cessi di essere dimora del Dio vivente.

4. Col peccato è come se tu chiudessi le imposte alla luce del sole.
Chiuse le imposte, perdi la luce e perdi la presenza personale di Dio.
In quel momento avverti tutto il vuoto. Ti senti solo. È come se fra te è Dio si fosse creato un abisso.
Niente di umano può colmare quell’abisso, ma solo la sua grazia che si riceve abbondantemente nel Sacramento della Confessione.

5. Dopo il peccato avverti pure la tentazione di non andarti a confessare.
Puoi capire bene da che parte possano venire questi pensieri.
Il demonio è il nemico numero uno delle nostre confessioni.
Sa bene che quello che guadagna nella nostra vita lì lo perde tutto.

6. Descrivi anche l’efficacia di questo sacramento: “Dopo la confessione sento dentro di me uno stato di grazia, che mi da la forza di camminare e di lottare, ma tutto questo dura poco tempo”.
Questo Sacramento ti dà forza. Sì, è vero.
È vero perché ti comunica la potenza della risurrezione del Signore e avverti dentro di te una forza che ti aiuta a combattere.
Non a caso il Signore l’ha istituito la sera del giorno della sua risurrezione quando ha detto agli apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,22-23).
Dopo esserti confessato ti senti più leggero, più circospetto, più rinvigorito.

7. Ma questa forza devi custodirla.
E non la puoi custodire da solo, ma solo con l’aiuto di Dio che ti raggiunge se gli apri un varco attraverso la preghiera.
Ti consiglio di tenere aperto questo varco con l’impegno del Santo Rosario quotidiano. E soprattutto quanto avverti che la tentazione sta montando.
Mi dici che hai molte attività in parrocchia. Ma la prima attività è questa, quella della preghiera.
Senza di questa tutto il resto – sebbene conti da un punto di vista organizzativo – non fa crescere il Regno di Dio in te e nelle persone alle quali ti dedichi.

8. Mi piace ricordare che San Pio V ha proclamato la Madonna del Rosario la Regina delle vittorie.
Come a Lepanto la flotta cristiana ebbe il sopravvento con l’aiuto della Madonna del Rosario, così anche tu, e così anche ognuno di noi. 
Non  è un caso che la Madonna a Fatima abbia detto nell’ultima apparizione: “Io sono la Madonna del Rosario”.
In quell’apparizione aveva chiesto che tutti lo recitassero ogni giorno.
L’aveva chiesto soprattutto in riferimento alla pace.

9. Ti consiglio anche la regolarità nella confessione, indipendentemente dalla presenza del peccato grave.
Ogni confessione ti investe della potenza della risurrezione di Cristo.
Non puoi farne a meno.
Non andare oltre i 15 giorni. Meglio ogni settimana, sempre dal medesimo confessore. Basteranno poche parole da parte tua e da parte sua.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “in coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa, ne conseguono la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito” (CCC, 1468).

10. Confido che l’appartenenza alla Milizia Angelica di San Tommaso ti darà ulteriore forza.
Non pochi tra quelli che hanno chiesto di aderirvi mi hanno scritto che da diverso tempo non hanno più cadute e ne sono contentissimi.
Il cingolo che ti invierò è già benedetto ed è come se lo ricevessi dalle mie mani, da un sacerdote domenicano.

Ti auguro ogni bene.
Ti porterò nelle mie preghiere durante la novena all’Immacolata che inizieremo domani.
Pregherò volentieri anche per il tuo futuro e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 16.05.2017

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