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Un sacerdote risponde

Una precisazione sulla mutazione della frase che in Evangelium vitae dice che i bambini abortiti sono in Paradiso

Quesito

Caro Padre,
La ringrazio per la risposta ed anche per la velocità con cui mi ha riscontrato.
Nel frattempo, ho trovato un documento della commissione Teologica Internazionale ("La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo") che, alla nota 98, dice: "È degno di nota che l’editio typica dell’enciclica di papa Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, abbia sostituito il testo del numero 99: «Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore» (una formulazione che poteva prestarsi a una interpretazione errata), con questo testo definitivo: «Infantem autem vestrum potestis Eidem Patri Eiusque misericordiae cum spe committere» (cfr AAS 87 [1995] 515), che viene così reso: «A questo stesso Padre e alla sua misericordia voi potete affidare con speranza il vostro bambino»).
Forse la "interpretazione errata" potrebbe consistere nel ritenere assolutamente certo ciò che la Chiesa può solo affermare come oggetto di (pur molto fondata) fondata speranza ed in effetti la prima espressione potrebbe indurre a questa conclusione.
Non so bene come intendere questa sorta di lapsus calami poi corretto, ma mi piace pensare che, con quello, al Santo Padre fosse in qualche modo "sfuggito" il suo personale pensiero sul senso da dare a quella "speranza".
Grazie ancora per l'attenzione; La ricordo sempre nelle mie preghiere.
Cordialità.
Stefano


Risposta del sacerdote

Caro Stefano,
1. penso che la correzione si avvenuta a causa di questo motivo: che la Chiesa è certa della salvezza eterna dei bambini solo se sono battezzati.
Diversamente, come ha detto sia il CCC sia la Commissione teologica internazionale, la Chiesa ha fondati motivi di sperare nella salvezza eterna dei bambini non battezzati.

2. Il problema sta in questo: che in Paradiso non si entra senza la grazia santificante, che è la veste nuziale.
Ora non si nasce con la veste nuziale, ma col peccato originale, che è una macula animae (macchia dell’anima).

3. La grazia o veste nuziale è un dono che viene fatto da Dio e accolto dal bambino nel Battesimo attraverso la fede dei suoi genitori e della Chiesa.

4. Nei casi in cui il bambino muoia prima di aver ricevuto il Battesimo la Chiesa è persuasa che Dio vuole salvi tutti gli uomini e che in forza di questa sua volontà efficace Egli offre a tutti la possibilità di ricevere la grazia.
Come la offra, noi non lo sappiamo. Ma è certo che la offre perché la sua volontà è efficace.

5. D’altra parte la Chiesa ha sempre creduto che la grazia non è legata ai sacramenti, che ne sono tuttavia le vie ordinarie (gratia non alligatur sacramentis).
E pertanto attraverso vie a noi sconosciute Dio offre a questi bambini (forse nel momento in cui escono da questo mondo e stanno per presentarsi davanti a Lui) la possibilità di essere rivestiti dell’abito nuziale della grazia.
Sicché essi si salvano, sì, per la grazia di Dio e per la veste nuziale. Ma anche perché se ne sono rivestiti, avendola accolta con un atto personale.

6. Opportunamente la Commissione teologica internazionale ha voluto sottolineare il cambiamento dell’espressione nell’editio tipica dell’Evangelium vitae.
Non saprei dire se l’espressione sia sfuggita di primo acchito a Giovanni Paolo II anche perché è difficile che il Papa sia stato l’estensore manuale del testo.
Di certo però l’ha letto e approvato.
E il senso di fondo è quello di una grande speranza che i bambini morti senza Battesimo si trovino in Paradiso in virtù della grazia loro offerta e accolta.
Ma per la Chiesa la certezza che si trovino in Paradiso viene solo dal Battesimo.

Ti ringrazio della precisazione. Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 18.04.2017

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