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Un sacerdote risponde

Che cosa deve fare secondo il Magistero della Chiesa chi è chiamato a unire civilmente due persone dello stesso sesso

Quesito

Caro Padre Angelo,
ho letto un articolo (di cui allego il link) sulla Nuova Bussola Quotidiana, un quotidiano cattolico d'opinione, circa le problematiche attuali delle "unioni civili".
L'articolista, in riferimento al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni civili omosessuali, ricorda che al riguardo ci sono due documenti magisteriali (1. Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle persone omosessuali della Congregazione per la dottrina della fede, 2003, e 2. la Nota del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto, 2007).
Secondo l'articolista ambedue i documenti negano per diversi motivi che una unione di fatto eterosessuale e ancor più una omosessuale possano ricevere un riconoscimento giuridico e quindi venire trasformati da fatto privato in fatto di rilevanza pubblica, meritevole di sostegno e di promozione.
Le chiedo se questo corrisponda effettivamente alla verità dei due documenti.
Francamente non ricordo pronunciamenti ufficiali del papa o di documenti che sostengano l'impossibilità di un riconoscimento giuridico a delle "unioni civili". Ultimamente papa Francesco è stato chiaro circa la natura del matrimonio così come Dio l'ha voluto tra uomo e donna, che non deve essere confuso con qualunque altro tipo di unione. Ma da qui a dire che tali unioni non possano avere un riconoscimento giuridico, mi sembra sia altra cosa.
Spero di essermi sufficientemente spiegato.
Grazie per la sua attenzione e pazienza
Saluti don Giancarlo


Risposta del sacerdote

Caro Don Giancarlo,
1. il pronunciamento c’è. Ed è molto chiaro e vincolante in coscienza.
Porta una data significativa: 3 giugno 2003, memoria liturgica dei Santi Carlo Lwanga e compagni martiri.
Questi martiri ugandesi furono uccisi perché si negarono alle pratiche dissolute e omosessuali del re Mwanga, che si era costruito un fornitissimo harem costituito da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte.
A sobillarlo contro i cristiani furono soprattutto gli stregoni e i feticisti, che vedevano compromesso il loro ruolo ed il loro potere per la presenza dei cristiani.

2. Il documento è della Congregazione per la dottrina della fede. Il suo oggetto è “circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”.
Questo documento non reca “nuovi elementi dottrinali”.
Intende invece “richiamare i punti essenziali su questo problema e fornire alcune argomentazioni di carattere razionale, utili per la redazione di interventi più specifici da parte dei Vescovi… e per illuminare l'attività degli uomini politici cattolici, per i quali si indicano le linee di condotta coerenti con la coscienza cristiana quando essi sono posti di fronte a progetti di legge concernenti questo problema” (n. 1).

3. Inoltre “poiché si tratta di una materia che riguarda la legge morale naturale, le seguenti argomentazioni sono proposte non soltanto ai credenti, ma a tutti coloro che sono impegnati nella promozione e nella difesa del bene comune della società” (n. 1).

4. Viene ribadita la dottrina di sempre e cioè che  “il matrimonio non è una qualsiasi unione tra persone umane. Esso è stato fondato dal Creatore, con una sua natura, proprietà essenziali e finalità (cfr. GS 48).
Nessuna ideologia può cancellare dallo spirito umano la certezza secondo la quale esiste matrimonio soltanto tra due persone di sesso diverso, che per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, tendono alla comunione delle loro persone. In tal modo si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite” (n. 2).

5. Entrando poi nello specifico del documento si afferma chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”.
E poi: “il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale.
Gli atti omosessuali, infatti, «precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati» (CCC 2357).
Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali «sono condannate come gravi depravazioni... (cf. Rm 1, 24-27; 1 Cor 6,10; 1 Tm 1,10)” (n. 4).

6. Questa dottrina non è nuova e ogni credente, anzi ogni uomo di buona volontà non fatica a riconoscerla.
I sessi non sono fatti per congiungersi tra persone dello stesso sesso. È il minimo che si possa dire.
Non c’è bisogno di chiamare scienziati per capire questo!
Gli atti omosessuali sono una contraffazione, anzi una perversione, del disegno del Creatore sul matrimonio, sull’amore coniugale e sui suoi obiettivi.

7. Il documento ci tiene a dire che “secondo l'insegnamento della Chiesa gli uomini e le donne con tendenze omosessuali «devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (CCC 2358).
Tali persone inoltre sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità (2359).
Ma l'inclinazione omosessuale è «oggettivamente disordinata» (CCC 2358) e le pratiche omosessuali «sono peccati gravemente contrari alla castità» (CCC 2396)” (n. 4).

8. Ed ecco le conclusioni circa il comportamento dei cattolici nell’ambito politico.
In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell'equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest'ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva.
Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo.
In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all'obiezione di coscienza” (n. 5).

9. In concreto:
che significa che ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione di tali leggi?
Che il cattolico non può dare voto favorevole.
Che significa che ci si deve astenere dall'applicazione di leggi così gravemente ingiuste?
Che un cattolico non può unire civilmente con atto giuridico due persone dello stesso sesso.
Che significa che ci si deve astenere per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo?
Che un cattolico non deve neanche partecipare come segretario o trascrittore di simile atto.

10. A sua volta la Conferenza episcopale italiana in una Nota a proposito delle unioni omosessuali (28 marzo 2007) ha affermato:
“In particolare ricordiamo l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di «un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge» (Considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10).
Purtroppo alcuni parlamentari cattolici questo non lo hanno fatto e di questo ne dovranno rendere conto a Dio.
Non è brillata la loro testimonianza.

Ti auguro una bella festa dell’Assunta, ricca di grazia, e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo


Pubblicato 15.02.2017

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