Sei in: Home page => Un sacerdote risponde => Teologia dogmatica => Apologetica => Come dimostrare che la Bibbia sia ispirata da Dio

Un sacerdote risponde

Come dimostrare che la Bibbia sia ispirata da Dio

Quesito

Caro Padre Angelo,
le avevo già scritto altre volte e trovando molto precise le sue risposte (secondo più cristallina tradizione tomistica), volevo porle un altro quesito.
Come dimostrare che la Bibbia sia ispirata da Dio. Se potessimo dimostrarlo infatti tante domande rivolteci da atei, agnostici, indifferenti o veri e propri detrattori verrebbero subito dimostrate insensate. Finora non ho trovato nulla che potesse dimostrarlo...lei mi pare abbia scritto: noi per fede crediamo. Ma dire "per fede" è cosa che non basta. C'è qualcos'altro? Lo chiedo anche perché sono insegnante e troppe volte gli allievi mi provocano...(non tutto è provocazione; in vero, sotto le spoglie di provocazione c'è anche voglia di risposte autentiche, ma il problema è che non sempre si è in grado di fornirle)
Grazie se vorrà illuminarmi
Tiziana


Risposta del sacerdote

Cara Tiziana,
1. l'ispirazione, essendo un fatto di ordine soprannaturale, non può essere attestata se non attraverso una rivelazione sensibile fatta da Dio stesso.

2. Ora la migliore attestazione, quella alla quale ha fatto riferimento Nostro Signore (che è la forma più alta di rivelazione) è quella che viene dalle opere da Lui compiute.
Accettata la divinità di Gesù, si accetta per logica anche tutta la Rivelazione perché l’Antico Testamento parla di lui, come egli stesso ha detto: “perché Mosè ha scritto di me” (Gv 5,46) e perché gli Apostoli parlano per incarico suo e con la sua assistenza.

3. Ebbene, Gesù ha detto: “Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato” (Gv 5,36).
“Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre” (Gv 10,37-38).

4. Commenta san Tommaso: “Non ci può essere un indizio più convincente sulla natura di una cosa, che quello ricavato dalle sue operazioni.
Perciò si può conoscere con evidenza e credere su Cristo che egli è Dio, per il fatto che egli compie le opere di Dio.
Perciò afferma: Dalle opere stesse vi faccio persuasi, «perché conosciate e crediate» quello che non potete vedere con i vostri occhi, cioè «che il Padre è in me, e io sono nel Padre»” (Commento in Gv 10,38).

5. Gesù torna sull’argomento delle opere in Gv 10,11-12: “Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.
Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.” (Gv 14,11-12).

6. Ecco di nuovo il Commento di San Tommaso: “A questo punto il Signore spiega la sua risposta: primo, mediante le opere che ha compiuto lui stesso; secondo, mediante le opere che compirà servendosi dei discepoli (v. 12):
«In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me compirà le opere che io compio».

7. Continua San Tommaso: “Gesù inizia accennando alle opere compiute da lui stesso.
La fede che afferma la Divinità del Cristo poteva essere suffragata da due manifestazioni: dal suo insegnamento e dai suoi miracoli. Il Signore vi accennerà in seguito,
dicendo: «Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai fatto, non
avrebbero alcun peccato» (Gv 15,24); «Se non fossi venuto e non avessi parlato loro,
non avrebbero alcun peccato» (Gv 15,22). Di qui la confessione degli stessi avversari:
«Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo» (Gv 7,46). E il cieco guarito aveva
detto (Gv 9,32): «Da che mondo è mondo non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli
occhi a un cieco nato».
Con questi due mezzi il Signore manifestò la sua Divinità.
E, riferendosi al primo, egli
afferma: «Le parole che io vi dico», servendomi delle mie membra umane, «non le dico da me», ma in forza di colui che è in me, cioè del Padre. «Io dico al mondo le cose che ho udito dal Padre mio» (Gv 8,26). Perciò in me parla il Padre che è in me”.
“Riferendosi poi al secondo mezzo, il Signore afferma: «Il Padre che è in me compie lui le opere»; perché nessuno potrebbe compiere le opere che io faccio” (Commento in Gv 14,11).

8. Non ci sono però solo le opere compiute da Gesù che manifestano la sua divinità e la sua credibilità.
Vi sono anche le opere compiute dai suoi. Opere che sono state predette e promesse.
Scrive San Tommaso: “Dopo che il Signore ebbe spiegato quanto aveva detto, richiamandosi alle opere compiute da lui stesso, qui passa a chiarirlo e dimostrarlo con le opere che egli avrebbe compiuto servendosi dei discepoli.
Per prima cosa predice le opere dei discepoli; secondo, accenna al modo con cui le avrebbero compiute (14,13): «Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò».
Nello svolgere il primo tema indica prima di tutto le opere dei suoi discepoli; in secondo luogo indica il motivo di quanto ha affermato: «Perché io vado al Padre».
«In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me compirà le opere che io compio». Il che equivale a dire: Le opere che io faccio sono così grandi da costituire un argomento più che sufficiente a provare la mia Divinità; ma se questo non vi basta, guardate alle opere che io compirò servendomi di altri.
Segno principalissimo di grande potenza si ha nel fatto che un uomo operi cose eccellenti non solo da se stesso, ma anche per mezzo di altri. Ecco perché il Signore afferma: «In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me compirà le opere che io compio». Parole queste che non solo mostrano la virtù della Divinità in Cristo, ma anche la potenza della fede e l'unione con Cristo dei suoi fedeli. Infatti, come il Figlio opera per il Padre presente in lui in unità di natura, così i fedeli operano per Cristo presente in essi mediante la fede (Ef 3,17: «Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede»).
Ebbene, le opere che Cristo ha compiuto e che i discepoli compiono per la virtù di Cristo, sono i miracoli. «Ora questi sono i segni che accompagneranno coloro che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue, prenderanno in mano i serpenti, ecc.» (Mc 16,17s.)” (Commento in Gv 14,12).

9. San Tommaso va avanti: “Ma ciò che più meraviglia è quel che segue: «e compirà cose anche più grandi di queste».
Questo per dire che il Signore mediante gli apostoli avrebbe compiuto miracoli più grandi e più numerosi di quelli che fece Gesù da se stesso. Infatti tra i miracoli di Cristo uno dei più grandi era il fatto che gli infermi venivano guariti dalla frangia delle sue vesti, come narra Matteo (9,20). Ma di Pietro si legge (cf. At 5,15) che gli infermi venivano guariti dalla sua ombra. Ora, guarire mediante l'ombra soltanto è cosa più grande che guarire con il lembo delle vesti” (Commento in Gv 14,12).

10. In conclusione: la prova migliore che attesta il fatto dell’ispirazione dei testi sacri è Gesù Cristo il quale dopo aver dato testimonianza con le parole e le opere ha aggiunto: “Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?” (Gv 8,46).
A questo ha voluto aggiungere anche i miracoli che fin dall’inizio hanno accompagnato la Chiesa e tuttora l’accompagnano.
Quei miracoli che sono prerogativa unica della Chiesa di Cristo che sussiste nella Chiesa cattolica.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 24.08.2016

La pagina è stata letta 2054 volte