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Un sacerdote risponde

Quale grado di sicurezza o certezza si richiede perché le nostre deliberazioni siano moralmente buone

Quesito

Caro Padre Angelo,
Le scrivo per avere un chiarimento teologico-morale sul tema del “rischio” connesso all’uso delle moderne tecnologie e più in generale alla vita contemporanea: dai mezzi di trasporto,  alle radiotrasmissioni,  ai cellulari, ai problemi sanitari, e così via.
Ricordo un classico criterio di prudenza secondo il quale, quando vengono in gioco valori importanti, non si può applicare  il principio secondo il quale un fatto dubbio non obbliga. Per esempio, se uno va a caccia e sente uno stormir di fronde, e dubita che possa trattarsi di una persona anziché di un animale, non deve sparare: vale cioè un criterio tuzioristico.
Ora, i sociologi evidenziano come tutta la  - complessa - società contemporanea si basi sull’accettazione e sulla gestione dei rischi. Per essere concreti: è evidente che se io invece di andare a piedi prendo l’automobile, per ciò stesso creo un (magari minimo ma non nullo) rischio supplementare verso la vita e la salute dei terzi; e questo anche nel caso di rispetto di tutte le regole della guida. Sarebbe però assurdo evincerne che non è lecito usare l’automobile.
Il problema del tuziorismo si ripropone in tutti i campi in cui viene in rilievo la tecnica. Quest’ultima si esprime oggi  - generalmente - in termini statistico-probabilistici, non di certezza al cento per cento. E allora, ad esempio, nella sicurezza elettrica di un appartamento, se esistono vari standard legalmente ammessi, uno è tenuto a scegliere sempre quello statisticamente meno rischioso (anche se costoso e complicato)?
Qui non mi riferisco tanto alle attività professionali, ma proprio all’uomo comune che – anche servendosi del consiglio di professionisti -  desidera gestire la propria vita in maniera responsabile, senza creare o aggravare rischi che siano in conflitto col quinto comandamento.
La ringrazio in anticipo e Le chiedo una preghiera.
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. ogni azione umana comporta sempre un minimo di rischio.
Non solo il viaggiare in macchina, ma anche l’andare a piedi fa correre il rischio di essere investiti da un’automobile. Di quando in quando purtroppo succede anche questo.
È vero però, come tu osservi, che prima di agire è necessario acquisire sicurezza  sull’azione che si vuol compiere.
In teologia morale si dice che è necessario acquisire la certezza morale che quanto si sta per compiere non produrrà del male.

2. Tuttavia è proprio quell’aggettivo morale specifica il grado certezza che è necessario acquisire.
In teologia morale, ma non solo in teologia morale, si distingue tra certezza assoluta, certezza fisica e certezza morale.

3. Si ha certezza assoluta quando in ogni caso non si potrà mai verificare un incidente. È quella certezza che talvolta viene definita certezza metafisica o matematica. Ad esempio: due più due fa quattro e farà sempre quattro senza alcuna eccezione.
Per l’agire dell’uomo non si richiede questo tipo di certezza. Sarebbe quasi sempre impossibile raggiungerla.

4. Vi è poi una certezza che viene denominata certezza fisica. Anche qui abbiamo un grado molto alto di certezza.
Differisce dalla precedente perché ammette solo la possibilità del caso o del miracolo.
Ma il caso o il miracolo sono un’eccezione, non una regola.
Ebbene, per l’agire umano, soprattutto nel prendere determinate decisioni, non si richiede neanche questo tipo di certezza perché sarebbe paralizzante.

5. Vi è infine l’ultimo grado di certezza, ed è quello della certezza morale.
Si tratta sempre di certezza, ma corrisponde alla certezza che avviene nel comune dei casi. Vale a dire: nella maggioranza dei casi (nell’ut in pluribus) succede così, mentre in alcuni altri pochi (ut in paucioribus) può succedere il contrario.
È questa la prudenza morale che deve stare alla base delle nostre deliberazioni.

6. Gli uomini infatti non possono prevedere tutto quello che capiterà in seguito alle loro scelte, si pensi ad esempio alla scelta del marito o della moglie o nel dare il suffragio elettorale a uno piuttosto che ad un altro.
Capita talvolta di doversi pentire. Ma al momento della scelta ci si era comportati secondo i criteri della prudenza comune.

7. Questo vale anche per l’osservanza delle leggi stabilite dagli uomini.
Il legislatore, se è saggio, sa già in partenza che le sue norme prevedono ciò che capita comunemente e che pertanto in alcuni pochi casi si dovrà derogare dalla legge scritta perché l’estrema osservanza del diritto non diventi una somma ingiuria (ne summum jus fiat summa iniuria!).
Scrive San Tommaso: “Tutte le leggi sono ordinate alla comune salvezza degli uomini, e in vista di essa ottengono vigore e natura di legge; invece in quanto se ne allontanano non hanno più forza di obbligare. (…). Ora, spesso capita che quanto ordinariamente è utile osservare alla comune (ut in pluribus), salvezza,  in certi casi (in aliquibus casibus) è sommamente nocivo.
Dal momento, quindi, che il legislatore non può contemplare i singoli casi, propone una legge in base a quanto avviene ordinariamente, badando alla comune utilità. Perciò se nasce un caso in cui l'osservanza di tale legge è dannosa al bene comune, allora essa non va osservata. Se, p. es., in un assedio viene sancita una legge che ordina la chiusura delle porte della città, si ha una disposizione utile alla comune salvezza nella maggioranza dei casi: ma se capita che i nemici stiano inseguendo dei cittadini capaci di salvare la città, sarebbe sommamente dannoso non aprir loro le porte: perciò in questo caso esse si dovrebbero aprire contro le parole della legge, per salvaguardare l'interesse comune che il legislatore ha di mira” (Somma teologica, I-II, 96.6).

8. L’esempio che hai portato nella tua mail concerne il divieto di agire quando si ha un dubbio positivo o negativo sulla liceità dell’azione.
Viene chiamato l’argomento antiprobabilista: se vi è la possibilità seria che si possa uccidere persona, non si deve agire.
Pertanto più che appellarsi al fatto che la legge in dubio non obligat (cosa che è vera), qui si definisce con certezza che cosa non si deve fare. È sufficiente un dubbio serio sull’immoralità dell’azione perché ci si debba astenere.
Nella fattispecie dell’esempio portato, se uno vuole il tuziorismo (sicurezza) assoluto è libero di farlo.
Ma ci si può accontentare anche dei criteri comuni, soprattutto se  non sono vietati dalla legge.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 28.07.2016

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