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Un sacerdote risponde

Chiarificazioni sulla consistenza della materia grave in ordine al peccato grave (mortale)

Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo A. e sono un fedele della Chiesa che da un po’ di tempo sta seguendo un cammino di fede.
Non ho ben capito la distinzione tra peccato veniale e mortale.
So che occorrono 3 condizioni tutte e 3 necessarie perché il peccato sia grave: 1) materia grave 2) deliberato consenso 3) piena consapevolezza. Il punto problematico per me è il n° 1) materia grave.
Es. se io rubo 10 € dal portafoglio di mio padre e lo faccio con consapevolezza e deliberato consenso io penso che sia peccato veniale perché anche se c’ è consapevolezza e deliberato consenso tuttavia la materia è leggera ossia 10 euro non comportano niente di grave per l’economia di mio padre (violazione leggera del comandamento “non rubare”)…e ancora: se non vado a messa una Domenica è grave… ma se ci vado con 5 minuti di ritardo è materia leggera anche se faccio ciò con deliberato consenso e consapevolezza…questo modo di ragionare lo si può applicare a tutta a la legge divina,quindi a tutti i comandamenti in quanto ci può essere violazione leggera o grave dei comandamenti.
Mi dica Padre Angelo se il mio modo di ragionare è corretto… in base agli esempi da me citati.
Grazie.


Risposta del sacerdote

Caro A.,
1. il tuo ragionamento è valido fino ad un certo punto.
Infatti a proposito della materia grave i teologi distinguono tra materia grave ex toto genere suo e materia grave ex genere suo.
La materia grave ex toto genere suo non ammette parvità di materia (non datur parvitas materiae), e cioè il peccato in quanto tale è sempre mortale.
Invece la materia grave ex genere suo ammette parvità di materia. Qui allora vi può essere tanto il peccato mortale quanto il veniale.

2. I teologi affermano che vi è sempre materia grave, e cioè si compie oggettivamente un peccato mortale, quando le azioni si portano direttamente contro Dio, contro le perfezioni divine (bestemmia), oppure si oppongono direttamente alle virtù teologali (come l’apostasia, l’eresia, la disperazione della salvezza, la presunzione di salvarsi senza merito, l’odio di Dio) o anche contro la virtù di religione, che ha per oggetto il culto di Dio (idolatria, il patto esplicito col demonio, la bestemmia, la violazione del sigillo sacramentale, alcuni gravi precetti della Chiesa...).
In una parola tutti questi peccati sono violazioni dei primi tre precetti del decalogo, come hanno come oggetto il culto di Dio.
Pertanto vi è sempre materia grave e non si dà parvità di materia quando si infrangono questi primi tre precetti del decalogo, chiamati anche “prima tavola della legge”.

3. Ma vi è anche materia sempre grave quando si ledono valori così alti (materia indivisibile) per cui si compie una grave ingiuria verso il Creatore (peccati contro il quinto comandamento) o si è del tutto al di fuori del progetto di santificazione voluto da Dio (peccati contro il sesto, che vieta di commettere atti impuri).

4. Invece sono peccati gravi ex genere suo, e pertanto ammettono parvità di materia, quelli nei quali il bene tutelato è un bene finito e divisibile.
Si tratta principalmente dei peccati che ledono i beni esterni del prossimo, come le ricchezze, l’onore, il buon nome, e tutti gli altri peccati contro la seconda tavola della legge (fatta eccezione, dunque, del quinto e del sesto comandamento).

5. Venendo ai tuoi esempi: il furto di 10 euro fatto a tuo padre è un peccato che di suo è grave, ma per la parvità di materia, diventa meno grave e cioè veniale.
Per quanto riguarda la Messa: gli antichi teologi dicevano che vi è certo materia sempre grave quando viene toccata la Messa nella sua essenza. E poiché la Messa è il memoriale del sacrificio di Cristo, la Messa si considera persa quando non si è presenti dall’offertorio, e cioè dal momento in cui inizia il sacrificio di Cristo.
Va detto però che il Concilio ha voluto dare il giusto risalto alla liturgia della parola e ha ricordato che la Messa non consiste solo nella partecipazione al sacrificio (tavola del pane), ma anche alla tavola della parola.
Non so allora se rifiutare deliberatamente di nutrirsi delle parole di vita eterna che il Signore ci dà sia solo una mancanza veniale.

6. Da parte tua cerca di non commettere né il peccato mortale né il peccato veniale volontario. Dio non merita di essere offeso né tanto né poco.
Tendi dunque sempre al meglio, alla santità.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore  e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 19.12.2015

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