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Un sacerdote risponde

Mi permetto di avanzare qualche osservazione sulla lettura personale della Sacra Scrittura, che viene oggi intensamente incentivata

Quesito

Gentile padre Angelo,
mi permetto di avanzare qualche osservazione sulla lettura personale della Sacra Scrittura, che viene oggi intensamente incentivata, in modo però che non mi pare, almeno così come viene in concreto realizzata, eccessivamente proficua per i fedeli.
In altri tempi, non molto remoti, la  lettura personale della Bibbia era addirittura scoraggiata e vista con una certa diffidenza, quasi come un cedimento alla mentalità protestante,favorevole al libero esame delle Scritture e ad un rapporto diretto tra le stesse ed il fedele,senza l'intermediazione del magistero ecclesiastico.
Orbene, a me sembra che oggi il semplice fedele,abbandonato a sè stesso e quasi mandato per così dire allo sbaraglio nella lettura del testo sacro,finisca per trarne poca o punta utilità,se non addirittura per riceverne danno.Lo spunto per questa osservazione mi è venuto oggi,18 agosto,ascoltando,senza una parola di spiegazione da parte dell'officiante come pure nel sussidio del messalino pur pregevolissimo dell'Apostolato della Preghiera, l'episodio del voto di Iefte tratto dal libro dei Giudici. Mi domando: ma quale utilità può trarre da un tale episodio, riferito nudamente e crudemente, un normale fedele? Non ne trarrà invece, e il discorso vale per tanti passi della Scrittura, motivo di disorientamento se non addirittura di scandalo? Oggi mi sono trovato in imbarazzo parlando con una persona che mi chiedeva un chiarimento sul senso dell'episodio e sulla lezione da trarne; me la sono cavata con un discorso del tutto elusivo. A me pare che non sia possibile banalizzare la lettura della Bibbia senza uno sforzo di chiarificazione e di spiegazione,soprattutto tenendo conto del  livello ormai assai mediocre delle conoscenze religiose dell'odierno semplice fedele; mi domando se non vi fosse maggiore saggezza nell'orientamento passato, quando si polemizzava contro la diffusione capillare della Bibbia da parte delle società bibliche protestanti. Mi perdoni questo sfogo, che però è dettato esclusivamente dall'amore che provo verso la chiesa e non da spirito polemico.
La saluto con la più viva cordialità e con tanta gratitudine per gli insegnamenti che profonde nella sua corrispondenza con i fedeli,che seguo con assiduità.
Vito


Risposta del sacerdote

Caro Vito,
1. soprattutto in riferimento al passo indicato hai abbastanza ragione.
Ogni volta che lo si legge, mi premuro sempre di commentarlo perché mi pare di vedere la gente abbastanza disorientata.

2. Ecco il commento di san Tommaso: “Nella Sacra Scrittura, però, si legge che Jefte fece voto al Signore, dicendo: se mi darai nelle mani i figli di Ammon, il primo che uscirà e mi verrà incontro alle porte della mia casa quando ritornerò vincitore, l’offrirò in olocausto al Signore” (Gdc 11,30-31).
S. Girolamo dice che Jefte “nel fare il voto fu stolto’”, perché mancò di discernimento (poteva venirgli incontro un uomo o un animale non sacrificabile, come un asino) e “nell’osservarlo fu empio”.
Tuttavia Jefte è posto nel catalogo dei santi e la Scrittura dice che egli agì così perché “fu investito dallo Spirito del Signore”.
Per S. Tommaso Jefte fu posto nel catalogo dei santi per la vittoria ottenuta oppure perché è probabile che si sia pentito di quella iniquità, la quale però prefigurava un bene futuro”(Somma Teologica, II-II, 88, 2, ad 2).
L’editore italiano dice che il bene futuro prefigurato è il sacrificio di Cristo.

2. Il Concilio di Trento aveva detto di essere cauti nel dare la Bibbia in mano a tutti perché molti ne avrebbero avuto più danno che utilità.
Si trattava dunque di un’autentica preoccupazione pastorale.
Ecco le testuali parole: “Regola IV: Poiché è manifesto per via di esperienza che, se si permette la sacra Bibbia dovunque e senza discernimento in lingua volgare, a causa della temerità degli
uomini, ne consegue più un danno che un vantaggio, su questo problema spetta al giudizio del
vescovo o dell'inquisitore se essi, su consiglio del parroco o del confessore, la lettura della
Bibbia tradotta in lingua volgare da autori cattolici, possano concedere a coloro che, secondo quanto essi sono in grado di capire, da una tale lettura possano ricevere non un danno ma un
accrescimento della fede e della pietà” (DS 1884).

3. Il Concilio Vaticano II, animato da uguale preoccupazione pastorale, è desideroso che tutti possano riempire il proprio cuore dei tesori della Divina Rivelazione: “Così dunque, con la lettura e con lo studio dei Libri sacri «la parola di Dio si diffonda e sia glorificata» [2 Ts 3,1] e il tesoro della rivelazione, affidato alla chiesa,
riempia sempre più il cuore degli uomini” (DV 26).
D’altra parte nella Sacra Scrittura Dio si rivela e si comunica agli uomini.
Non vi può essere traguardo più ambito che quello di vedere tutti dissetarsi ai rivi della Scrittura perché la Parola di Dio sia l’anima della loro vita.

4. Tuttavia anche il Concilio Vaticani II non si nasconde i pericoli valutati dal Concilio di Trento e per questo dice: “Ai sacri presuli, poi, depositari della dottrina apostolica compete istruire opportunamente i fedeli loro affidati sul retto uso dei libri divini, soprattutto del
Nuovo Testamento e in primo luogo dei Vangeli, mediante traduzioni dei sacri testi, che siano
corredate da note necessarie e veramente sufficienti, affinché i figli della chiesa si
familiarizzino con sicurezza e con utilità
con le sacre Scritture e siano imbevuti del loro
spinto.
Inoltre si preparino edizioni della sacra Scrittura, fornite di idonee annotazioni, ad uso dei non-cristiani e adatte alla loro situazione, che sia i pastori d'anime sia i
cristiani di qualunque stato avranno cura di diffondere in ogni maniera con saggezza” (DV 25).

5. Personalmente ho l’impressione che vi sia ancora molta strada da fare per presentare ai fedeli edizioni della Sacra Scrittura che aiutino anche le persone semplici alla comprensione del testo e all’utilità per la loro vita.
Molte edizioni presentano note di carattere scientifico, senza dubbio preziose, ma non adatte per il nutrimento della gente.

Mi compiaccio per la tua fedeltà nel seguire la nostra rubrica.
Ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 01.07.2012

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