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Un sacerdote risponde

Sui morti risuscitati al momento della morte del Signore

Quesito

Caro Padre Angelo,
pensavo: ma se esiste il Paradiso perchè non andarci subito?
La riflessione è nata dal fatto che ci sono bambini che per vari motivi non sono venuti al mondo e quindi non sperimentano la sofferenza, non sanno cos'è....
Allora d’istinto mi viene da pensare: loro sono più "fortunati" di chi si trova in situazioni tremende?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quella dei bambini che non sono neanche riusciti ad arrivare al parto e sono stati portati subito in Paradiso è una via eccezionale.
Il Signore dà loro dei lumi e la grazia perché possano optare per Lui e per la vita eterna.
Ma si tratta di una via eccezionale perché, se questa fosse la norma, l’umanità si sarebbe estinta fin dall’inizio.

2. Sotto questa domanda, che può sembrare mossa da un amore esclusivamente interessato (andiamo in Paradiso subito), si nasconde a parer mio un’altra domanda, che è capitale per ogni uomo.
Perché Dio ci ha messi prima di qua?
Non poteva metterci direttamente in Paradiso?

3. Dio ha creato l’uomo libero e ha voluto che la sua gloria (perfezione divina) diventasse anche la gloria dell’uomo.
Ora nessuna realtà diventa perfettamente nostra se non è da noi conosciuta, amata, desiderata, fatta propria.

4. Ci ha messo prima in questo mondo dove tutto parla di Lui perché “il cielo e la terra sono pieni della sua gloria”
A contatto con realtà che manifestano e comunicano in qualche modo la gloria di Dio l’uomo è in grado di conoscere il suo Signore, di amarlo, di adorarlo, di possederlo.

5. Contemplando le realtà di questo mondo sant’Agostino diceva: “E cielo e terra e tutte le creature in essi d’ogni parte mi dicono di amarti e non cessano di dirlo a tutti affinché “siano senza scusa” (Rm 1,20)” (Confessioni, X,6,8).

6. Ma soprattutto a contatto con Gesù Cristo, ascoltando la sua parola, fruendo della sua compagnia, della sua grazia e dei suoi sacramenti l’uomo capisce che le realtà di questo mondo sono un segno e un richiamo per avvicinarci a Lui, stare uniti a Lui e vivere con Lui.

7. È in questo modo, e in comunione con tutta la Chiesa, che noi ci prepariamo e in qualche modo ci attrezziamo a vivere la vita eterna.
Vivendo prima di qua siamo chiamati a preparare in maniera grande il nostro futuro e la nostra attività eterna.

8. In questa prospettiva anche la sofferenza, se è ben vissuta, non è tempo perso.
Vissuta insieme con Cristo, in Cristo e per Cristo ha una straordinaria capacità di ingrandire la nostra capacità di amare e di accogliere la vita santa di Dio.

9. Gesù ha paragonato il tempo della vita presente al traffico delle mine consegnate dal Padrone.
Siamo chiamati a farle fruttare per il nostro bene eterno, che non consisterà semplicemente in un ben godi individualistico, ma nella gioia eterna di amare e di donare con cuore di Cristo.
Al primo servitore che si presentò dicendo: “Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine” gli venne detto: “Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città” (Lc 19,16-17).
È solo amando e donando (con il cuore di Cristo) che si trova vera gioia.

Ti assicuro la mia preghiera perché tu possa trafficare bene il tempo della vita presente e, amando e donando, ti possa preparare ad amare e a donare eternamente con il cuore stesso di Dio.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 04.04.2012

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