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Un sacerdote risponde

Io e mio marito non possiamo avere bambini, il dottore ci ha consigliato una fivet

Quesito

Buonasera Padre,
volevo rivolgerLe qualche domanda in merito alla fecondazione assistita.
Io e mio marito non possiamo avere bambini, il dottore ci ha consigliato una fivet. Ho letto che la chiesa condanna la fivet perchè si sta sviluppando un mercato di ovociti e di embrioni congelati che probabilmente non saranno più scongelati pertanto destinati a morire.
Visto che noi non facciamo ricorso né all'acquisto di embrioni né al relativo congelamento, rimane comunque un peccato grave?
Se mettere al mondo un bimbo è una cosa bella, perchè farlo con questo metodo è peccato? Che male c'è?
Se c'è una malattia e la scienza prevede la possibilità di superarla perchè non farlo?
Il Signore dice AIUTATI CHE IO TI AIUTO.
Certa di un Suo riscontro in merito, porgo distinti saluti.
Concetta


Risposta del sacerdote

Cara Concetta,
1. la Chiesa è contraria alla fivet non semplicemente perché si può essere mercato di ovociti e di embrioni congelati, il che sarebbe peraltro - soprattutto per il congelamento degli embrioni - un fatto molto grave.
Questi infatti sarebbero motivi adiacenti alla fivet. E uno potrebbe sempre dire: io non voglio assolutamente che si congelino bambini concepiti in provetta.
È contraria per motivazioni più profonde.

2. Intanto ricordo che per fivet s’intende la fecondazione arti­ficiale extracorporea (fecondazione in vi­tro embryo-transfer).
Sono convinto che nel tuo caso si tratterebbe di fivet omologa, e cioè con la cellula germinale maschile di tuo marito, e non eterologa, con la cellula germinale maschile di un altro.

3. Inoltre desidero ricordare il principio generale del magistero della Chiesa in questa materia. È un principio espresso da Giovanni XXIII nell’enciclica Mater et Magistra (n. 204): “La trasmissione della vita umana è affi­data dalla na­tura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno ricono­sciute e osservate.
Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Mater et Magistra, 204).

4. Nella fivet i coniugi non trasmettono la vita con un atto personale, ma sono solo il terreno da cui si prelevano i gameti.
Qui la generazione non avviene attraverso un atto che coinvolge tutta la persona: corpo, sentimento spirito.
Si può dire che non sono loro che generano, ma altri, sebbene con materiale da essi ricavato.

5. Giovanni XXIII dice che si tratta di leggi inviolabili e immutabili.
Noi non siamo figli di due cellule germinali (gameti: maschile e femminile), ma siamo figli di due persone. Siamo fioriti da un atto in cui due persone si sono donate con tutto il loro corpo e con tutto il loro essere.
Nella fivet invece la procreazione viene attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze per­sone la cui competenza e attività tecnica determina il successo dell’inter­vento.
Il figlio non viene dall’interno del matrimonio, ma dal di fuori, dall’esterno.
La figura del genitore viene stravolta perché ridotta al rango di prestatore di materiale biologico.

6. Nella Fivet il figlio, più che concepito, viene ordina­to e prodotto e, come tale, deve sod­disfare le esigenze di chi lo ha ordinato.
Ebbene, il figlio è una persona che si accoglie, non un oggetto che si ordina.
Nella fivet la pro­creazione viene degradata a ri-produzione, senza sessualità, senza vissuto sessuale, senza vissuto umano; da azione umana, tende a trasformarsi in operazione tecnica .

7. Nella Fivet si va incontro ad un tasso di aborti altissimo. Solo pochissimi arrivano alla nascita. Gli altri muoiono prima.
Chi pratica la fivet è responsabile di tutte queste morti perché sa in  partenza che succederà così.
Senza dire dei danni cui vengono esposti questi bambini.
A. Serra dice che “circa il 37% degli zigoti e il 21% degli embrioni pre-impianto hanno delle gravi anomalie cromosomiche, e che già il 40-50% degli ovociti ottenuti con processi di super-ovulazione hanno patrimonio cromosomico alterato”.
Inoltre tra i nati ottenuti con le tecniche di fecondazione artificiale aumenta l’incidenza di prematurità (29,3% vs 4-6% delle gravidanze normali) e di basso peso alla nascita (36% vs 6% delle gravidanze naturali per pesi al di sotto dei 2.500 grammi, e con un rapporto di 7 a 1 per pesi sotto i 1.500 grammi), di mortalità peri­natale (22,8-26,6% vs 9,8-13% con gravidanze naturali) e di morbilità.
Chi è responsabile di tutto questo?
Certamente anche i coniugi che si sottopongono a questo.

8. Si comprende allora come mai queste tecniche siano proibite dalla Chiesa e che chi le compie commetta peccato grave.

9. Scrivi: “Il Signore dice AIUTATI CHE IO TI AIUTO”.
Il Signore, almeno nella Divina Rivelazione, non ha mai detto questo.
Tuttavia è vero che il Signore chiede in tutto la nostra cooperazione alla sua opera, ma non la sostituzione.
Soprattutto non chiede una sostituzione dell’atto coniugale che riduce i coniugi a prestatori di materiale biologico o che faccia pagare ad altri (bambini morti o con qualche infermità) le nostre arbitrarie velleità.
L’istruzione Donum vitae ricorda che la scienza è senz’altro una gran bella cosa, ma “senza la coscienza non può che portare alla rovina dell’uomo” (DV Introd., 2).

10. Per brevità, sono rimasto solo al quesito che mi hai posto.
Non sono entrato in merito al motivo di sofferenza per la mancanza di un bambino e a come si possa portare rimedio.

Vi sono però molto vicino con l’affetto e con la preghiera.
Vi benedico.
Padre Angelo

note

“La generazione di un figlio dovrà perciò essere il frutto della dona­zione reciproca che si rea­lizza nell’atto coniugale in cui gli sposi cooperano come servitori e non come pa­droni, all’opera dell’Amore Creatore.
L’origine di una persona umana è in realtà il risultato di una dona­zione. Il concepito dovrà essere il frutto dell’amore dei suoi genitori. Non può essere voluto né concepito come il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l’oggetto di una tecnologia scientifica” (DV II,4,b).


Pubblicato 23.11.2011

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