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Un sacerdote risponde

Si discute se Dio castighi, a me pare di sì; ecco alcuni casi sui quali chiedo il suo parere

Quesito

Caro Padre,
la leggo sempre molto volentieri e vorrei un chiarimento riguardo ad alcuni miei dubbi.
1) Molti anni fa, quando frequentavo il corso per la Cresima, ricordo che il mio catechista affermò che Dio non punisce nessuno. Io non ero molto d'accordo ed a suffragio della mia tesi portai il caso degli Egizi travolti dal mare dopo il passaggio di Mosè, oppure il caso di Anania e Saffira e ricordo che mi rispose che si trattava di interpretare l'autore biblico e che comunque non vanno interpretati alla lettera, passi per gli Egizi ma Anania e Saffira appartengono al Nuovo Testamento, si applica la stessa misura ?
2) Nell'Atto di dolore si recita tutt'oggi "....perché peccando ho meritato i tuoi castighi...." , nella preghiera alla Madonna della Medaglia Miracolosa si recita "..per stornare da noi i castighi di Dio e impetrarci le Sue grazie..." francamente sono espressioni che mi lasciano pochi dubbi sul fatto che Dio punisca, per cui le chiedo lumi.
3) Nel Vangelo di Luca leggo: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei per avere subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” potrebbe spiegarmi questo passo? Vuol dire che la morte improvvisa o "casuale" (ma per me il caso non esiste) non è necessariamente  una colpa del singolo, ma dell'intera umanità?
La saluto con affetto e le chiedo una benedizione per me e la mia famiglia.

 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ho trovato una risposta che avevo dato ad un visitatore nel 2007.
L’ho riletta e penso che abbia ancora tutto il suo significato.
Te la trascrivo:
“i castighi di Dio vanno intesi in senso antropomorfico.
Dio è bene sommo, è misericordia infinita, è carità eterna.
Si dice che Dio castiga nel senso che permette che l’uomo si infligga del male oppure nel senso che non elargisce la sua misericordia o la sua grazia a quanti la rifiutano.
In questo secondo caso, Dio permette che l’uomo sia in balìa del maligno o dei suoi nemici, i quali potrebbero colpire anche in maniera molto dura.
Ma questo Dio lo permette, potrei dire, ancora per usare all’uomo misericordia: perché si ravveda e si converta, e perché sia un ammonimento per tutti”.

2. Alla luce di quanto ho scritto, cerco di dare una spiegazione ai tre passi biblici che mi hai citato.
In riferimento ad Anania e Saffira: evidentemente avevano compiuto una menzogna. Con il loro peccato si erano sottratti all’azione della grazia e consegnati al potere dei demoni.
Chi li ha puniti non è stato Dio, ma san Pietro.
La comunità primitiva riconosceva di avere ricevuto dal Signore questo potere.
Lo ricorda in maniera persuasiva la Bibbia di Gerusalemme a proposito dell’incestuoso di Corinto che San Paolo escluse dalla comunità per consegnarlo a Satana. Ecco che cosa scrive: “Pene di esclusione erano in uso nell'AT, ne! giudaismo, a Qumram.
Il NT presenta molti casi in cui però i motivi e i modi di eseguire la pena non sono uguali. Talvolta il colpevole era tenuto per qualche tempo in disparte dalla comunità (1 Cor 5,29-13...); talvolta era dato in balia (qui; 1 Tm 1,20) a Satana, privato del sostegno della chiesa dei santi e, per ciò stesso, esposto al potere che Dio lascia al suo avversario (2 Ts 2,4; cfr. Gb 1,6); anche in questi casi estremi si sperano il pentimento e la salvezza finale (qui; 2 Ts 3,15, ecc.).
Una tale disciplina suppone un certo potere della comunità sui suoi membri (cfr. Mt 18,15-18)”.

3. In riferimento all’atto di dolore e all’altra preghiera: il linguaggio antropomorfico è chiaro.
Con il peccato ci si sottrae al sostegno di Dio e della comunità, ci si consegna al potere degli uomini e dei demoni.
Dio non sottrae mai la sua misericordia. È l’uomo che ha il potere di sottrarvisi.
Diceva Sant’Agostino che “Dio non abbandona a meno che prima non venga abbandonato” (Deus non deserit nisi prius deseratur).

4. Sulla vicenda della torre di Siloe tu cogli le parole del Signore: “perirete tutti allo stesso modo”.
Il che è verissimo.
Ma io desidero cogliere un altro aspetto: la torre di Siloe è caduta per l’incuria degli uomini.
L’incuria di alcuni ha determinato una conseguenza cattiva sugli altri.
E questo succede in continuazione: i peccati degli uni non danneggiano solo chi li compie, ma hanno conseguenze deleterie anche sugli altri.
Lo ricordava Giovanni Paolo II nell’esortazione postsinodale Reconciliatio et paenitentia: “in virtù di una solidarietà umana tanto misteriosa e impercettibile quanto reale e concreta il peccato di ciascuno si ripercuote in qualche modo sugli altri. È, questa, L’altra faccia di quella solidarietà che, a livello religioso, si sviluppa nel profondo e magnifico mistero della comunione dei santi, grazie alla quale si è potuto dire che “ogni anima che si eleva, eleva anche il mondo” (elisabeth leseur, Journal et pensées de chaque jour, Paris 1918, p. 31).
A questa legge dell’ascesa corrisponde, purtroppo, la legge della discesa, sicché si può parlare di una comunione nel peccato per cui un’anima che si abbassa per il peccato abbassa con sé la Chiesa e, in qualche modo, il mondo intero. In altri termini, non c’è alcun peccato, anche il più intimo e segreto, il più strettamente individuale, che riguardi esclusivamente colui che lo commette. Ogni peccato si ripercuote, con maggiore o minore veemenza, con maggiore o minore danno, su tutta la compagine ecclesiale e sull’intera famiglia umana. Secondo questa prima accezione, a ciascun peccato si può attribuire indiscutibilmente il carattere di peccato sociale” RP 16).
S. Caterina da Siena, di fronte ai vari mali che affliggevano la Chiesa e il mondo, diceva: “Peccavi Domine, misere mei” (Ho peccato, Signore, abbiate pietà di me).
Non sarebbe sbagliato se lo stesso atteggiamento lo tenessimo anche noi, ricordando che ogni nostro peccato ha conseguenze per così dire cosmiche.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di approfondire ulteriormente il mio pensiero.
Ti ricordo volentieri al Signore con tutta la tua famiglia e di cuore vi benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 28.09.2011

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