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Un sacerdote risponde

La comunione quotidiana e la purezza interiore

      Quesito

      Caro Padre Angelo,
      Un'ultima cosa, riguardante la Comunione:
      - è bene prendere la Comunione quotidianamente? Non dovremmo prenderla solo con la "coscienza pulita"?
      Se è così, è impossibile che la si possa prendere tutti i giorni, poiché continuamente capitano occasioni in cui possiamo trovarci in fallo. Per questo ritengo che, in tutta sincerità, nessuno di noi laici abbia tutti i giorni la disposizione d'animo giusta per ricevere questo Sacramento.
      Ringraziandola per la sua chiarezza e disponibilità,
      Giorgia S.


      Risposta del sacerdote

      Carissima Giulia,
      1. la cosa più bella alla quale uno possa aspirare è proprio l’Eucaristia quotidiana.
      Il Signore nel “Padre nostro”, quando ci insegna a chiedere il Pane quotidiano, allude a questo “Pane” che è Lui stesso.
      Nel testo greco del Vangelo non si trova l’aggettivo “quotidiano”, ma “soprasostanziale”. E il pane “soprasostanziale” è lui, il pane vivo disceso dal cielo.
      San Girolamo, che ha tradotto il Vangelo in latino, nel Vangelo secondo Matteo ha lasciato l’espressione “soprasostanziale”, mentre nel Vangelo secondo Luca ha tradotto “quotidiano”.
     
      2. Nonostante alcuni influssi rigoristi e deviazioni, la Chiesa ha sempre raccomandato la Comunione frequente, anzi quotidiana.
      Nel medioevo S. Tommaso affermava: “L’Eucaristia è cibo spirituale e perciò come ogni giorno ci nutriamo del cibo corporale, così è lodevole cibarsi ogni giorno di questo Sacramento” (Somma teologica, III,80,10, ad 4).
      Pio XII nell’enciclica Mediator Dei scrive: “Stimolate nelle anime affidate alle vostre cure l’appassionata e insaziabile fame di Gesù Cristo; il vostro insegnamento affolli gli altari di fanciulli e di giovani che offrano al Redentore Divino la loro innocenza e il loro entusiasmo; vi si accostino spesso i coniugi, perché nutriti alla sacra mensa e grazie ad essa possano educare la prole loro affidata al senso e alla carità di Gesù Cristo; siano invitati gli operai perché possano ricevere il cibo efficace e indefettibile che ristora le loro forze... Radunate infine tutti gli uomini di tutte le classi e ‘costringete ad entrare’ (Lc 14,23) perché questo è il pane della vita, del quale tutti hanno bisogno”.
      L’Istr. Eucharisticum mysterium (1967) dice: “Poiché è evidente che la SS. Eucaristia, ricevuta frequentemente o ogni giorno, accresce l’unione con Cristo, alimenta più abbondantemente la vita spirituale, arma più potentemente l’anima di virtù e dà a colui che si comunica un pegno anche più sicuro della felicità eterna; i parroci, i confessori e i predicatori invitino con frequenti esortazioni e molto zelo il popolo cristiano a questo uso tanto pio e salutare” (n. 37).
      E Giovanni Paolo II: “Bisogna quindi ricordare che l’Eucaristia, quale mensa del Pane del Signore, è un continuo invito, come risulta dall’accenno liturgico del celebrante al momento dell’”Ecce Agnus Dei! beati qui ad cenam Agni vocati sunt” e dalla nota parabola del Vangelo sugli invitati al banchetto di nozze. Ricordiamo che in questa parabola ci sono molti che si scusano dall’accogliere l’invito a motivo di circostanze diverse” (Dominicae Cenae, 11).
     
      3. Tu dici: Non dovremmo prenderla solo con la "coscienza pulita"? E ancora: Non manchiamo forse ogni giorno in tanti modi?
      È verissimo.
      Ma la coscienza si può rendere pulita in tanti modi.
      Se vi sono solo peccati veniali, è sufficiente l’atto penitenziale che si fa all’inizio della celebrazione eucaristica.
      Se invece si è consapevoli di peccato grave, è necessario premettere la confessione sacramentale.
      Dice infatti lo Spirito Santo per bocca di Paolo:
      “Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore.
      Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.
      È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
      Purtroppo oggi molti accedono alla Santa Comunione senza aver esaminato se stessi e senza confessione. Si tratta di una banalizzazione (per non dire: profanazione) del sacramento.
     
      Ti ringrazio per la domanda, ti saluto, ti prometto un ricordo nella preghiera e ti benedico.
      Padre Angelo


Pubblicato 08.08.2006

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