Sei in: Home page => Un sacerdote risponde => Teologia morale => Bioetica => Che dire della generazione di un figlio per avere materiale per curare un altro figlio

Un sacerdote risponde

Che dire della generazione di un figlio per avere materiale per curare un altro figlio

Quesito

Caro Padre Angelo,
che cosa dire di fronte ad una coppia che per salvare un figlio ha dovuto, su consiglio dei medici, avere un altro figlio per dare al fratello maggiore la possibilità di guarire.
Hanno scelto fra alcuni embrioni, quello compatibile con il fratello malato. L’embrione sano è venuto al mondo. Il bimbo è nato ed il fratello si è salvato.
Non le sembra che dire di no, in tali casi, la Chiesa sembri “una matrigna”; senza contare che in questa cultura atea, c’è che dice che la Chiesa non ha il diritto d’intervenire.
Grazie per la sua risposta.
Dio la benedica.


Risposta del sacerdote

Carissimo.
1. la tua domanda presuppone che l’embrione non sia una persona, ma solo del materiale biologico di cui si possa usare come si vuole.
Ma non è così.
Non per motivi di fede, sia chiaro, ma perché l’evidenza stessa delle cose l’impone.

2. Dal momento in cui uno spermatozoo umano penetra nell’ovulo materno si inaugura una nuova vita, quale mai c’è stata e quale mai ci sarà.
È il DNA che l’attesta. Esso è unico e irripetibile.

3. Da quel momento ci troviamo di fronte ad un nuovo essere umano che ha tutti i diritti degli altri esseri umani.
Non è la quantità di cellule che ci rende persone o ci fa essere persone più degne o più meritevoli di altre.

4. Tra l’altro il procedimento da te ipotizzato prevede il concepimento in provetta, che solleva dal punto di vista etico altre perplessità sia perché il processo generativo viene sottratto ai coniugi (e solo loro, col loro corpo, hanno questo diritto esclusivo e inalienabile), sia perché molti embrioni sono esposti con un tasso altissimo alla morte.

5. Ma ciò che è più grave è usare di una persona umana (e l’embrione lo è) come mezzo per curare un’altra persona umana.
Qui ci troviamo di fronte ad un uso dispotico sulla vita dei più deboli e indifesi.
Mi dici che la Chiesa è matrigna perchè non vuole questo?
Mi pare che qui si stravolga il problema perché il tiranno, che usa di una persona e la uccide per curarne un’altra, voglia passare per benefattore.

6. Mi parli di cultura atea e di interventi non pertinenti della Chiesa.
Se l’ateismo dovesse portare ad una catalogazione delle persone: alcune di essere A, altre di serie B, altre di serie C, e quelle di delle serie inferiori che siano sacrificabili a quelle superiori, si dovrebbe dire che si ripiomba in una mentalità tirannica e nazista.
A questo punto tutti si dovrebbero ribellare. Non in nome di una fede, ma della dignità stessa della persona.

7. L’intervento della Chiesa in temi di bioetica non si può configurare come un’invasione di campo. Sarebbe così se la Chiesa in nome della sua fede volesse imporre il suo punto di vista agli altri.
Ma qui si tratta di diritto naturale, di difesa delle persone, soprattutto delle più indifese!
Non è un atto di viltà manipolare uccidere i deboli perché non possono difendersi?
Quelli che reclamano di poter fare questo addirittura come un diritto, questi sì sono da temere.
Pazienza fossero solo matrigni o patrigni.
In realtà sono dei tiranni, e della peggiore risma
.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di chiarire alcune cose.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 09.12.2010

La pagina è stata letta 2480 volte