Sei in: Home page => Un sacerdote risponde => Teologia dogmatica => Ecclesiologia => Le chiedo perché all’interno della Chiesa non è ammesso il dissenso o la critica costruttiva come avviene in tutte le altre parti del mondo

Un sacerdote risponde

Le chiedo perché all’interno della Chiesa non è ammesso il dissenso o la critica costruttiva come avviene in tutte le altre parti del mondo

Quesito

Caro Padre Angelo,
perché all’interno della Chiesa non è ammesso il dissenso o la critica costruttiva? e se si hanno delle opinioni diverse si è subito cacciati via condannati come eretici? perché non si accetta di discutere dei problemi, come in tutte le parti del mondo, in tanti casi la santa madre chiesa si trasforma e si diventa una matrigna dittatrice.
Chiedo questo perché a volte ho difficoltà a riconoscere il volto misericordioso di Dio nella chiesa magisteriale.
Grazie se avrà la cortesia di rispondermi
saluti
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. l’adesione alla Chiesa è un atto di fede prestato a Cristo, che per suo mezzo continua a insegnare, a santificare e a guidare verso la salvezza.
La Chiesa non è una società o un’organizzazione che si costruisce da se stessa, ma è stata voluta da Cristo e dotata da Cristo dei suoi stessi poteri salvifici.

2. La fede, anche da un punto di vista umano, richiede la libera adesione non tanto per l’evidenza dei contenuti, quanto piuttosto per la fiducia che si ripone nella persona che li comunica.
Se, ad esempio, tu mi dici che hai cinque fratelli, io riterrò questa notizia come certa perché mi fido di te che me l’hai detta, non già perché li abbia visti o abbia fatto delle ricerche all’anagrafe.
Ed è per questo che San Paolo congiunge intrinsecamente il concetto di fede a quello dell’obbedienza: la fede è essenzialmente un atto di obbedienza, di fiducia a chi mi rivela qualcosa.
Si è liberi di dare questa obbedienza. Ma non si può dire di aver fede se non ci si fida di colui al quale si presta fede.

3. Per la fede divina o teologica le cose stanno ancor più diversamente.
Trattandosi di una verità di ordine soprannaturale, mai e poi mai l’uomo potrebbe giungere a prestare un atto di fede con le proprie risorse.
È necessario che Dio stesso prenda l’iniziativa e dia all’interno del cuore di chi crede una mozione per aiutare a credere. Per questo Gesù ha detto: “Nessuno viene a me se il Padre non lo attira” (Gv 6,44).
Pertanto, quando si è animati da fede soprannaturale, si tratta di aderire o non aderire alla mozione di Dio.
Uno è libero di non aderire.
Ma non è possibile aderire col dissenso. È una contraddizione nei termini.
Chiedere la legittimità del dissenso nelle verità di fede significa non aver capito che cosa sia la fede.
Anzi equivale a non aver fede
.

4. Va ricordato inoltre che le verità di fede non sono semplicemente delle proposizioni astratte, ma verità salvifiche, vale a dire verità che plasmano la vita del credente.
Sono verità che mettono in comunione con Dio e con la sua vita santa.
Sono verità che vanno vissute e che pertanto sono decisive in ordine alla salvezza.
Sbagliare nel credere è la stessa cosa che andare fuori strada con la propria vita e non incamminarsi verso Dio.
Proprio perché sono verità così importanti e decisive per la vita eterna Cristo ha voluto dotare la sua Chiesa di una assistenza speciale da parte dello Spirito Santo in modo tale che su questo punto tutti i suoi fedeli fossero garantiti.
Potranno non essere garantiti sulla vita intemerata dei loro pastori, ma sono garantiti da Cristo stesso nell’atto in cui essi insegnano le verità di fede e di morale.
Del resto oggetto della fede non è la condotta privata dei pastori, ma Dio, la dottrina di Cristo, il suo vangelo.

5. Se le verità di fede, proprio perché sono salvifiche, sono così importanti e decisive per la salvezza eterna degli uomini, è giusto che coloro ai quali Cristo ha affidato in modo particolare il compito di insegnare e di vigilare sulla vita dei fedeli intervengano quando vengono proposti degli errori.
Non si tratta solo di errori teorici, come ho detto, ma di errori che portano fuori strada nella vita e mettono a repentaglio il destino eterno delle persone.
Per questo io vedo il volto misericordioso di Dio quando la Chiesa parla e con l’autorità e la garanzia data Cristo insegna le verità di fede e di morale.
Non lo vedrei se lasciasse che i fedeli venissero sbranati da lupi rapaci.

6. Pertanto la vita all’interno della Chiesa non è assimilabile a quella di qualsiasi altra società di questo mondo che si costruisce con criteri di maggioranza, di minoranza, sondaggi...
Non tutti all’interno della Chiesa hanno il compito di insegnare. Fedeli e vescovi non sono sullo steso piano.
Magari molti fedeli saranno più santi di molti vescovi. Ma, per quanto riguarda il deposito della fede, fedeli e vescovi non sono sullo stesso piano.
Questi ultimi, quando sono in comunione col papa, sono garantiti da Cristo nell’autenticità del loro insegnamento.
I fedeli invece sono garantiti circa l’ortodossia della loro fede solo se sono conformi alla fede e alla dottrina della Chiesa.

7. Mi auguro che tu non metta in discussione tutto questo.
Perchè vedere una chiesa dittatrice e matrigna se pubblica un catalogo di verità di fede e di morale, come è avvenuto ad esempio nella compilazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, significherebbe non sapere che cosa comporti la fede in Cristo.
Quando la Chiesa afferma che una persona è eretica continua ad esprimerle una grande carità. Le dice: guarda che stai andando fuori strada e che oltre a mettere in serio pericolo di salvezza te stesso, stai mettendo in pericolo molti altri.
Non è volto misericordioso questo?
Va detto anche che la Chiesa non caccia via nessuno, ma con la scomunica sancisce qualcosa di già avvenuto nel segreto dell’anima. Dice alla persona interessata: guarda che la tua fede non è quella della Chiesa, guarda che sei andato fuori strada e ne stai mettendo fuori anche altri.

8. Ci si può porre invece il problema del dissenso per scelte di carattere umano e prudenziale attuate dai pastori. Qui non si tratta di verità di fede, ma di criteri prudenziali.
Proprio in ordine a questo il recente Concilio chiede che in tutte le diocesi e parrocchie vi siano vari tipi di consigli in cui preti e fedeli possano esprimere liberamente la loro opinione.
Se poi il vescovo opta per una soluzione diversa, la si rispetterà senz’altro. Ma questo non significa che il fedele non possa in cuor suo pensare che il vescovo abbia preso una grande cantonata.
I pastori sanno che le loro scelte e decisioni pratiche non godono del carisma dell’infallibilità. E per questo non si sognano minimamente di impegnare la fede dei fedeli.

9. Tuttavia, l’eventuale dissenso su queste decisioni prudenziali, non può essere dissociato dallo spirito di carità che deve animare tutti i credenti in Cristo.
Pertanto rimane sempre vero nella sua luminosità il principio dato da S. Agostino: in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas”.
Che tradotto significa: nelle cose necessarie (le verità di fede e di morale) ci vuole l’unità.
Nelle cose dubbie (l’ambito delle opinioni che non toccano le verità di fede o di morale e quello delle scelte e decisioni pratiche) deve essere lasciata libertà.
Ma in tutto deve essere sovrana la carità.

Sorvolo sull’affermazione che in tutte le parti del mondo si accetti il dissenso (Cina, Cuba, e altri regimi...).
Ti saluto cordialmente, ti assicuro un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 01.11.2010

La pagina è stata letta 2883 volte