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Un sacerdote risponde

Mi può aiutare a capire la sorte dell'anima umana subito dopo la morte del corpo?

Quesito

Caro padre Angelo,
quando ha tempo mi può aiutare a capire la sorte dell'anima umana subito dopo la morte del corpo?
Dovrei spiegare questo argomento a qualcuno che me lo ha chiesto! E voglio che sia chiaro!
Se invece ha già pubblicato qualcosa relativo a questo mi indichi dove cercarlo.
Grazie di cuore.
Si senta sempre unito e vicino nelle mie preghiere, Lei preghi sempre tanto per me e per i miei cari.
Stefano


Risposta del sacerdote

Caro Stefano,
1. il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che
“- ogni uomo
- fin dal momento della sua morte
- riceve nella sua anima immortale
- la retribuzione eterna,
- in un giudizio particolare
- che mette la sua vita in rapporto a Cristo,
- per cui o passerà attraverso una purificazione,
- o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo,
- oppure si dannerà immediatamente per sempre” (CCC 1022).

Ti commento partitamente ognuna di queste espressioni.

2. Ogni uomo: dunque ogni persona umana fin dal primo istante della sua esistenza nel grembo materno.
Ogni uomo infatti è voluto da Dio per l’eternità.

3. Fin dal momento della sua morte: vale a dire dal momento della separazione dell’anima dal corpo.
Noi non sappiamo in quale istante questo avvenga.
Secondo la prassi della Chiesa di amministrare il sacramento della remissione dei peccati - almeno sotto condizione - fino a 20-30 minuti dal decesso, possiamo arguire che l’anima non si separa nel momento in cui il corpo esala l’ultimo respiro.
C’è un processo di morte che deve attuarsi soprattutto nelle parti centrali del cervello.

4. Riceve nella sua anima immortale: per ora è solo la nostra anima - a motivo della sua spiritualità e immortalità - che viene direttamente coinvolta. Il corpo dovrà attendere la fine del mondo con la risurrezione finale.
Con la morte la persona umana - che è costituita essenzialmente di anima e di corpo - viene meno.
Per questo la Chiesa anche nel suo linguaggio parla di suffragio per le anime dei defunti.

5. La retribuzione eterna: consiste nel premio o nel castigo, nel paradiso o nell’inferno.
Questo non significa che vada direttamente in paradiso, ma riceve già con certezza la sentenza di salvezza o di condanna.
Anche nel caso che per entrare in paradiso sia necessaria un’ulteriore purificazione, si è certi dell’esito finale.
Il purgatorio non è una sorta di esame di riparazione, il cui esito per sua natura è incerto.
Con questo si esclude la reincarnazione o metempsicosi.
La retribuzione non è interlocutoria, ma certa ed eterna.

6. In un giudizio particolare.
Il Vangelo fa capire che ci saranno due giudizi: uno immediato e particolare, l’altro alla fine del mondo e sarà universale.
L’esistenza del giudizio particolare emerge dall’insegnamento di Gesù il quale nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro dice che questi fu subito portato dagli angeli in cielo, mentre il ricco andò all’inferno (Lc 16,22).
In croce Gesù ha detto al buon ladrone: “Oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23,43).
Che vi sia un giudizio immediato lo si evince da quanto afferma la lettera agli Ebrei: “E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio” (Eb 9,27).
Anche l’esistenza di una retribuzione immediata subito dopo la morte rimanda ad un previo giudizio. Certamente a questo allude San Paolo quando dice: “Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore” (2 Cor 5,8), “sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio” (Fil 1,23).
In maniera esplicita lo dice in 2 Cor 5,10: “Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male”.

7. Che mette la sua vita in rapporto a Cristo:
È un giudizio in cui non c’è discussione perché ognuno vede perfettamente se stesso.
Questo giudizio non viene fatto come nei tribunali umani.
Senti come lo presenta un grande domenicano, il p. Sertillanges, nel catechismo degli increduli (è un catechismo fatto per domanda e risposta).

Domanda: Dove pensi che abbia luogo questo giudizio?
Risposta: Là dov'è l'anima, là dov'è Dio, e ho già detto che questo non è un luogo materiale. Noi siamo sempre in Dio; non c'è bisogno di viaggio per raggiungerlo. La vita eterna è essenzialmente uno stato, non un luogo, e se essa è tale nella sua pienezza, tale è pure nel suo cominciamento.

Domanda: È strano!
Risposta: Sì, quale mistero, che uno possa immergere in Dio tutta la sua vita senza accorgersene, e quale risveglio, trovarsi tutt'a un tratto davanti a lui nella piena luce

Domanda: Non vi è dunque tribunale?
Risposta: È questa una metafora tolta dalla vita sociale.

Domanda: Che cosa significa questa metafora?
Risposta: Comparire al tribunale, per l'anima, è prendere davanti a Dio il sentimento di ciò che essa è, di ciò che vale, di ciò che ha fatto, di ciò che ha utilizzato o profanato, e di quello che ne segue per la sua sorte eterna.

Domanda: Non vi è dunque sentenza, come non vi è tribunale?
Risposta: Non vi è bisogno di sentenza. Il nostro bilancio interiore coi suoi effetti: ecco la nostra sentenza. Sotto gli auspici della grazia, dei suoi gradi e della sua essenza, la vita eterna è in noi sostanzialmente; ciascuno porta in sé il suo inferno o il suo cielo. Colui che fa il bene è subito beatificato dentro, come una terra seminata che le stagioni favoriscono; colui che fa il male è subito ferito dentro, spogliato, disorganizzato, tagliato fuori di comunicazione con Dio, sola forza che arricchisce, consegnato alla creazione ostile, e così votato alla sventura.

Domanda: L'unico tribunale è dunque in noi?
Risposta: Sì, ed è la coscienza; ma la coscienza voce di Dio, e non la falsa coscienza formata dai nostri vizi.

Domanda: Questo tribunale è sempre eretto?
Risposta: È sempre in segreta attività; ma alla fine, tutta la causa si chiarisce.

Domanda: Ed è anche in noi il luogo di esecuzione?
Risposta: E dove sarebbe, a titolo principale? Si tratta del nostro destino. Ma la creazione vi collabora. Operi bene o male, l'uomo è subito trasformato nella natura della sua propria azione, e posto così in accordo o in conflitto con l'ordine morale che Dio regola. La sua felicità o la sua infelicità sono fin d'allora acquisite, salvo che egli non cambi. Noi siamo di fronte al mondo come colui che fa la sua scelta prima di partire.

Domanda: Siamo noi dunque rigorosamente gli agenti del nostro destino, compreso il nostro destino eterno?
Risposta: Noi siamo gli autori del nostro destino, nell'interno e per l'azione dell'ordine divino. Il destino eterno non è che la manifestazione dello stato di coscienza che il giusto o il peccatore hanno provocato in se stessi, e la fissazione eterna dei suoi effetti. L'uomo vola allora con le proprie ali e respira del suo alito, quell'alito dello Spirito Santo, la grazia del quale gonfiò il suo cuore; oppure è preso nelle sue proprie reti e vi soffoca. "Dio per punire il male, non ha che da lasciarlo fare" (Lacordaire). "La loro colpa non è una cosa e la loro pena un'altra: ma contro di loro si rivolge la loro colpa stessa" (S. Gregorio).

8. Per cui o passerà attraverso una purificazione: dal testo di p. Sertillanges che ti ho riportato risulta che l’anima da se stessa sente di avere Dio nel cuore, ma che ha bisogno di ulteriore purificazione.
Santa Caterina da Genova dice che la possibilità di questa purificazione è una grande atto di misericordia di Dio verso di noi, perché stare eternamente davanti a Lui con qualche macchia sarebbe peggio di mille inferni.

9. O entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo: al dire di santa Teresa sono ben poche le anime che vanno dritte in paradiso. Lei stessa dice che delle persone da lei conosciute solo due erano andate direttamente in cielo: un santo religioso domenicano, suo confessore, e un carmelitano.
D’altra parte la Sacra Scrittura dice che anche il giusto pecca sette volte al giorno (Pr 24,16) e che nulla d’impuro entra nella Gerusalemme celeste (Ap 21,27).

10. Oppure si dannerà immediatamente per sempre: per chi muore in peccato mortale non c’è nessun preambolo prima di andare all’inferno. Va immediatamente.
Santa Teresa dice aver visto anime dannate mentre sulla terra si celebravano solennemente i loro funerali.

Ti ringrazio molto della preghiera che fai costantemente per me.
Molto volentieri ti assicuro la mia per te e per i tuoi cari.
Ti saluto cordialmente e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 30.09.2010

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