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Un sacerdote risponde

Distinzione tra peccato oggettivamente grave e soggettivamente scusabile

Quesito

Caro Padre Angelo,
1) azioni cattive (ad es. menzogne, offese e peggio...) sono sempre peccato, anche se chi le commette è nell'ignoranza o incapace di valutare (per età, cultura, ritardo mentale ecc)?
Certo so che un bambino molto piccolo non può peccare, anche se la sua azione recasse grave danno a qualcuno.
Ma se una persona adulta si converte al cristianesimo e solo allora riconosce il male fatto (ad es. una vita sregolata, aborti, furberie) ha commesso dei peccati? Se il peccato è soprattutto offesa a Dio, come può Dio essere offeso da un atto non riconosciuto come tale?
Ma sicuramente Dio in nessun caso approva la sofferenza che si procura ad altri suoi figli, anche se il colpevole non pecca (ad es. un malato di mente incapace di intendere e di volere).
In fin dei conti vorrei un chiarimento riguardo al problema di peccato oggettivo e peccato soggettivo.

2) Di conseguenza, se uno ha ancora una coscienza poco allenata, pecca di meno perché non capisce tanto mentre uno che ha ormai la coscienza molto sensibile si rende conto che in pensieri, opere e soprattutto omissioni non è mai "in regola" perché è impossibile, come lo stesso S. Paolo lamentava di fare ciò che non voleva...?
Grazie della Sua interessante ed illuminante rubrica,
Daniela


Risposta del sacerdote

Cara Daniela,
1. in ogni peccato c’è un elemento oggettivo e uno soggettivo.
L’elemento oggettivo è dato dalla materia, e cioè dall’azione in se stessa. Per cui alcune azioni, come la bestemmia, l’adulterio, mettere veleno nel cibo di una persona perché muoia..., sono sempre oggettivamente dei peccati e peccati gravi.
L’elemento soggettivo è dato dalla partecipazione del soggetto, e cioè dalla piena avvertenza della mente e dal deliberato consenso della volontà.

2. Ebbene alcune persone possono compiere azioni oggettivamente cattive, ma non esserne responsabili, perché mancano loro i due requisiti soggettivi.
Questo vale sopratutto per i bambini e per i pazzi.

3. Ma se una persona si lascia andare a qualsiasi disordine e ottenebra la propria coscienza, non può invocare la mancanza dell’elemento soggettivo per dichiararsi innocente.
Certe ignoranze della coscienza possono essere soggettivamente invincibili, ma non per questo sono incolpevoli. Almeno inizialmente queste persone sentivano che in certe azioni vi era qualche disordine. Ma sono andate avanti lo stesso, vi si sono assuefatte e non ci hanno più badato.

4. Il Concilio Vaticano II ricorda che “succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo perda la propria dignità.
Ma ciò non si può dire quando l’uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato” (Gaudium et spes 16).

5. È vero che il peccato viene anche definito come offesa fatta a Dio. Ma questa non è l’unica definizione.
Ciò che è male può essere stabilito al di qua della fede.
Del resto tutti i codici penali di questo mondo condannano il male e lo puniscono senza tirarci di mezzo Dio.
La legge morale (non uccidere, non rubare, non commettere adulterio, onorare il padre e la madre...) è nota a tutti senza eccezione perché è scolpita nel cuore di ognuno.

6. Venendo al caso da te riportato (un peccatore o delinquente che si ravvede): è colpevole di tutto quello che ha fatto, a motivo della colpevolezza dell’ignoranza della sua coscienza perché si è poco curata di cercare la verità e il bene ed è diventata quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato.
Una volta convertito, prende consapevolezza dell’ulteriore gravità del suo peccato, perché viene a sapere che è stato la causa della morte di Gesù Cristo e ha danneggiato tanti fratelli.

7. La conseguenza che hai tratto merita una distinzione.
È vero che sotto un certo aspetto “una coscienza poco allenata, pecca di meno perché non capisce tanto mentre uno che ha ormai la coscienza molto sensibile si rende conto che in pensieri, opere e soprattutto omissioni non è mai "in regola"”.
Tuttavia è anche vero che il merito di chi ha una coscienza pura è maggiore.
In fondo una coscienza così limpida è frutto dell’amore intenso per Dio e per i fratelli.
A chi ha una coscienza del genere, al termine dei suoi giorni, il Signore dirà: “Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25,21).

Ti saluto, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 01.12.2009

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