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Un sacerdote risponde

Se l'indissolubilità del matrimonio richieda che non si passi a seconde nozze in uno stato di vedovanza

      Quesito

      Carissimo Padre Angelo,
     
      L'altro quesito è relativo alla vedovanza e alla facolta' di risposarsi.
      Nell'ottica cristiana, di amore monoteista, non dovrebbe essere un po' una "remora" al risposarsi, il fatto di concepire l'amore oltre il puro aspetto della presenza fisica dell'altro? In un certo qual senso mi pare che il risposarsi a seguito di vedovanza sia un po' uno svilire un vincolo fra due persone, che sebbene interrotto fisicamente dalla morte, non possa ridursi solo a un legame strettamente connesso alla corporeita', ma ben piu' sublime, piu' sacro, capace di andare anche oltre la distruzione materiale che la morte comporta...mi scusera' se azzardo un parallelo un po' forte: anche Gesu' non è presente materialmente accanto a noi, ma non per questo cerchiamo divinita' diverse da adorare, o andiamo dietro a santoni o altre pseudo-guide spirituali...
      Grazie
      Maria


      Risposta del sacerdote

      Sì, cara Maria, sei andata troppo in là, perché Gesù è Dio e la sua compagnia ci basta.
      Mentre il coniuge rimane sempre una persona umana.
      Inoltre, per quanto l’amore e la fedeltà si promettano per sempre, tuttavia quando un partner viene meno vengono meno anche alcuni beni forniti dal matrimonio: come il mutuo aiuto e il reciproco sostegno.
      San Paolo nella 1 Corinzi da un consiglio e scrive:
      “Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere” (1 Cor 7,8-9).
      E “Ma se rimane così, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch'io lo Spirito di Dio” (1 Cor 7,40).
      Tuttavia più tardi sembra cambiare pensiero, tanto che la Bibbia di Gerusalemme annota le seguenti parole al testo che più sotto ti riporto: “Paolo, fattane l’esperienza, non considera più come cosa saggia il proporre alle giovani vedove l’ideale che egli esponeva in 1 Cor 7,8.40”.
      Ecco il testo di 1 Tm 5,9-15:
      “Una vedova sia iscritta nel catalogo delle vedove quando abbia non meno di sessant'anni, sia andata sposa una sola volta, abbia la testimonianza di opere buone: abbia cioè allevato figli, praticato l'ospitalità, lavato i piedi ai santi, sia venuta in soccorso agli afflitti, abbia esercitato ogni opera di bene. Le vedove più giovani non accettarle perché, non appena vengono prese da desideri indegni di Cristo, vogliono sposarsi di nuovo e si attirano così un giudizio di condanna per aver trascurato la loro prima fede. Inoltre, trovandosi senza far niente, imparano a girare qua e là per le case e sono non soltanto oziose, ma pettegole e curiose, parlando di ciò che non conviene. Desidero quindi che le più giovani si risposino, abbiano figli, governino la loro casa, per non dare all'avversario nessun motivo di biasimo. Gia alcune purtroppo si sono sviate dietro a satana” (1 Tm 5,9-15).
      Nella storia della Chiesa primitiva vi sono state posizioni rigoriste, che consideravano il secondo matrimonio come un “decoroso” adulterio. Ma il Magistero non ha mai sponsorizzato simili teorie.
      Ti saluto, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
      Padre Angelo.


Pubblicato 28.06.2006

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