Sei in: Home page => Un sacerdote risponde => Teologia dogmatica => Ecclesiologia => I lefebvriani, il Concilio e i mali della Chiesa...

Un sacerdote risponde

I lefebvriani, il Concilio e i mali della Chiesa...

Quesito

Caro Padre Angelo,
seguo con molta attenzione il tentativo del Papa di recuperare l'unità della Chiesa mediante la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani, revoca che è solo l'inizio di un cammino di riconciliazione. (...)
Ho seguito con molta attenzione quanto mons. Fellay ha affermato a proposito dell'autorità dell'ultimo Concilio e cioè che è stato pastorale e non dogmatico; se pertanto è stato pastorale esso non può essere imposto (ai lefebvriani).
Non so cosa pensare al riguardo ma se le cose stanno effettivamente così (il Concilio non ha definito alcuna questione di fede e/o di morale) perchè pretendere dai lefebvriani l'accettazione di un Concilio che nulla ha definito?
Nel Concilio, interpretato correttamente secondo l'ermeneutica della continuità e pertanto ratzingerianamente, ci sono tante cose buone: la Dignitatis humanae, la Nostra Aetate laddove scrive dell'assurdità dell'accusa di deicidio rivolta per secoli agli ebrei, l'invito ai laici, contenuto nella Dei Verbum, di conoscere le Scritture.
Sono vicino ai lefebvriani quando affermano la stupefacente bellezza della liturgia secondo il messale (impropriamente detto) di s. Pio V ma sono lontano da loro quando cassano, ad esempio, senza appello la Dignitatis humanae.
C'è un passo del Concilio che mi lascia perplesso quando descrive, nella Lumen gentium, la Chiesa definendola "popolo di Dio": appare una definizione un po' sociologica e pertanto riduttiva mentre mi sembra più completa, più profonda e più acconcia descriverla Corpo mistico di Cristo.
Il dissidio che oppone i lefebvriani alla S. Sede può essere così sintetizzato: loro ritengono che il Concilio sia la causa di tutti i mali della Chiesa mentre Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ritengono che l'origine dei mali non stia nel Concilio ma nella pessima attuazione (vedasi la liturgia ad esempio) che ad esso, ai più diversi livelli) è stata data.
O sbaglio?
Un cordiale saluto.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. mi dici che nel Concilio vi sono tante cose buone.
Beh, un cattolico deve dire che in un concilio ecumenico, che si conclude sempre così "è parso allo Spirito Santo e a noi", tutto è buono.
Sebbene non vi siano definizioni dogmatiche nuove, tuttavia il Concilio ecumenico Vaticano II, per quanto di indole pastorale, è un'espressione solenne del Magistero della Chiesa. E questo è sufficiente per accettarlo senza alcuna discussione.

2. Il Concilio presenta la Chiesa in vari modi.
Nel n. 7 la definisce come Corpo mistico.
Quando la presenta come Popolo di Dio il Concilio intende sottolineare un aspetto della multiforme ricchezza della Chiesa. L'approccio ecumenico, che è una delle finalità principali del Concilio, è meglio favorito da questa nozione.

3. I mali di cui soffre la Chiesa non derivano semplicemente da una cattiva applicazione del Concilio.
Di quanti mali soffrirebbe la Chiesa indipendentemente dal Concilio.
E, se non ci fosse stato il Concilio, i mali oggi sarebbero ancor più gravi.
La mentalità relativista, laicista e secolarista del nostro tempo, a parer mio, è l'origine principale della prova che la Chiesa sta vivendo in questo momento.
E questa mentalità non è avanzata a causa del Concilio, ma indipendentemente da esso.

4. Per parte nostra cerchiamo di essere fedeli al Concilio e al Papa. Queste sono stelle polari che guidano infallibilmente il nostro cammino.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 13.09.2009

La pagina è stata letta 3096 volte