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Un sacerdote risponde

Riesco a vivere la castità del corpo, però, non quella dei pensieri e degli occhi

Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo R. e riesco a vivere la castità del corpo, però non quella dei pensieri e degli occhi come posso fare per riuscire anche in questo?
Arrivederci e grazie e auguri di buon anno


Risposta del sacerdote

Caro R.,
1. è una bella grazia quella che ti ha dato il Signore: di riuscire a vivere la castità nel corpo.
Sono convintissimo di quanto ricorda la sacra Scrittura in Sap 7,11: “Insieme con essa mi sono venuti parimenti tutti i beni”.
Qui l’autore sacro parla della sapienza. Ma Sant’Agostino e san Giovanni Bosco vi vedono la purezza. E non si sbagliavano, perché nella medesima sacra Scrittura si legge: “Alla sapienza rivolsi il mio desiderio, e la trovai nella purezza” (Sir 51,20).
Sarei contento se tu riuscissi a vedere come Dio ti premia in mille maniere a motivo della purezza. Forse tante realtà le dai per scontate. E invece sono grazie che ricevi dal Signore proprio per la purezza, che è una virtù che ci rende particolarmente graditi al Signore e a Maria. Tuttavia non sentirti mai al sicuro. Continua a chiedere al Signore di conservarti in questo stato.

2. Adesso mi chiedi come riuscire a vivere la purezza nei pensieri e negli occhi.
Qui è già più difficile. Ma ci sono degli accorgimenti per allontanare certi pensieri.
Cassiano, che è stato un grande maestro di vita spirituale del V secolo, dice che bisogna “badare alla testa del serpente (Gn 3,16) cioè al primo apparire dei pensieri pericolosi con i quali egli cerca di strisciare dentro la nostra anima. Perché se noi accogliamo la testa, cioè il primo stimolo del pensiero, finiremo per accogliere il resto del corpo del serpente, cioè consentiremo” (Cassiano, Filocalia, I, p. 130).
Ci accorgiamo tutti che se non siamo pronti a mandar via nella maniera più veloce questi pensieri, finiscono per assediarci.

3. Tra i “pensieri pericolosi” possiamo annoverarvi gli sguardi degli occhi. Nelle Lamentazioni di Geremia, secondo la traduzione della Volgata, si legge: “Il mio occhio ha depredato la mia anima” (Lam 3,51).
È necessario pertanto vigilare su dove i nostri occhi si posino, perché è facile poi diventarne schiavi o comunque sentirne la dipendenza.

4. Ma oltre a questo esercizio ascetico, per conservare la purezza interiore è necessario “tenere la mente occupata nella contemplazione delle cose divine e nell’orazione”. Per san Tommaso questo è “il primo e principale rimedio” contro i pensieri impuri (De perfectione vitae spiritualis).
La mente si tiene ben occupata nella contemplazione delle cose divine quando si nutre dello studio della Scrittura e di buone letture, come le vite e le opere spirituali dei santi.
Questo era anche il convincimento di san Girolamo: “Ama gli studi della Scrittura e non amerai i vizi della carne” (al Monaco Rustico).
La mente si tiene ben occupata anche con la preghiera, soprattutto con quella del Rosario che porta la vita di Cristo dentro la nostra anima.

5. Infine è necessario non stare in ozio.
La Sacra Scrittura dice che “l’ozio insegna molte cattiverie” (Sir 33,29) e che l’iniquità di Sodoma ha la sua causa “nella superbia, nell’ingordigia, e nell’ozio indolente” (16,49).
Per questo Girolamo dice ancora: “Fa qualche lavoro, affinché il diavolo sempre ti trovi occupato” (al Monaco Rustico).

Ecco, caro R., i consigli ascetici e spirituali utili per coltivare quella purezza interiore che ci permette di pensare secondo Dio e di essere familiari di Cristo.
Ti prometto un ricordo particolare nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 10.09.2009

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