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Un sacerdote risponde

Sono un catechista novizio e chiedo se posso togliere 5 parole dall'atto di dolore

Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un catechista novizio che in questo momento, coi bambini che quest’anno riceveranno il sacramento dell’Eucarestia, sta affrontando il tema del sacramento della Riconciliazione.
Per quanto riguarda la formula dell’ Atto di dolore” mi son sempre chiesto come mai al suo interno vi sia presente la frase “…perché peccando ho meritato i tuoi castighi…”
A parte il fatto che nostro Signore sono convinto non castighi proprio nessuno (per lo meno su questa terra) avendoci lasciato quello che si chiama libero arbitrio, ho la netta sensazione che la frase di cui sopra, possa dare un’erronea impressione ai bambini ( e non solo a loro) di un Dio molto severo e vendicativo.
Le chiedo pertanto questo:
avrei la forte tentazione di insegnare la preghiera di cui sopra ai bambini facendo omettere quelle 5 parole “ …ho meritato i tuoi castighi”…. ma temo di commettere peccato grave, anche se in fin dei conti persino il Padre Nostro è stato modificato, in quanto Dio non induce mai in tentazione.
La preghiera non ne risulterebbe affatto stravolta:

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho offeso Te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col Tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami.

Chiedo pertanto un suo autorevole parere sulla questione.
La ringrazio di cuore.
Cristian


Risposta del sacerdote

Caro Cristian,
1. l’espressione “ho meritato i tuoi castighi” può dare l’impressione di un Dio vendicativo.
Noi sappiamo che si tratta di un antropomorfismo.
Ma è usata dalla Sacra Scrittura e ricorda che col peccato ci facciamo del male.
Può darsi che un giorno venga modificata e venga sostituita con parole che non richiedono una spiegazione per non essere male intese.

2. Ma tralasciarla del tutto, senza sostituirvi niente, a parte l’arbitrio che ci prendiamo nel modificare una preghiera insegnata dalla Chiesa, toglie un elemento importante, che è questo: con il peccato l’uomo si danneggia sempre.
In questo senso si era già espresso l’Antico Testamento: “Chi pecca, danneggia se stesso” (Sir 19,4).

3. Giovanni Paolo II in Reconciliato et Paenitentia ha detto che il peccato è sempre “un atto suicida” (RP 15) e che “finisce per rivoltarsi sempre contro colui che lo compie con una oscura e potente forza di distruzione” (RP 17).

4. Fino a sessant’anni fa si insegnava ai bambini un’altro atto di dolore, che non presentava l’espressione “perché peccando ho meritato i tuoi castighi”.
Dei peccati commessi si diceva: “Li odio e li detesto come offesa della vostra maestà infinita, cagione della morte del vostro divin Figliolo Gesù e mia spirituale rovina”.
Forse bisogna convenire che l’espressione mia spirituale rovina è migliore di quella attuale: “ho meritato i tuoi castighi”.

5. In un atto di dolore ancora più antico, e che ormai sento proferire solo da pochissime persone, si diceva: “li odio (i peccati) e li detesto non solo per l’inferno che ho meritato e il paradiso che ho perduto, ma soprattutto perché ho offeso un Dio così buono, così grande, così amabile come siete Voi. Vorrei prima essere morto che avervi offeso...”.
Qui l’espressione “l’inferno che ho meritato” è troppo dura, soprattutto se si tiene conto che i peccati commessi dai bambini di solito sono peccati veniali”.
Però, anche qui, non si parlava di “castighi”.

6. Pertanto ti direi di non cambiare l’espressione. Questo compito lascialo a chi di dovere.
Da parte tua spiega le parole ai bambini dicendo che siamo noi che ci auto castighiamo, nel medesimo modo in cui uno si auto castiga quando beve cose che gli causano danni nella salute e lo fanno star male.

Ti auguro di fare del bene ai ragazzi che ti sono stati affidati.
È una grande grazia poter insegnare il catechismo.
Ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


Pubblicato 04.08.2009

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